Con 88/100, Antonio Vangone propone una raccolta che sfugge alle etichette. Non è un romanzo, non è una raccolta di racconti nel senso tradizionale, non è un diario, ma un ibrido sperimentale fatto di frammenti, visioni, schegge di narrazione e pensieri isolati. L’intento pare essere quello di disorientare il lettore, più che guidarlo. Il risultato, però, può dividere: tra chi lo trova coraggioso e chi invece lo vive come un esercizio autoreferenziale. Pubblicato da Déclic Edizioni, 88/100 si inserisce nella linea editoriale attenta alla sperimentazione e ai linguaggi non convenzionali.
Il titolo stesso, 88/100, sembra suggerire un incompiuto, un’opera parziale o volutamente imperfetta. Una provocazione? Forse. Ma anche una dichiarazione d’intenti: non tutto deve essere finito, limpido o comprensibile per essere pubblicato.

Trama
In 88/100 non c’è una trama da seguire, ma una costellazione di testi brevi, talvolta surreali, talvolta lirici, altre volte ironici o cinici. Si passa da ricordi scolastici a cuochi morenti, da profeti che vomitano rane a regine guerriere, da osservazioni quotidiane a visioni quasi mitologiche. Ogni pezzo è autonomo, scollegato dagli altri. Un’enciclopedia disordinata del pensiero, della memoria e dell’immaginazione dell’autore.
Alcuni frammenti hanno la potenza di fulmini isolati, altri si dissolvono non appena li si legge. Il ritmo è volutamente spezzato, quasi a scoraggiare una lettura lineare o “comoda”.
“Ci sono occhi che non ti guardano nemmeno quando ti fissano”.
Recensione
LA FORMA CHE SI DISINTEGRA
La prima cosa che colpisce (e disorienta) è la struttura del libro: priva di una narrazione organica, alterna micro-racconti a testi aforistici, divagazioni filosofiche e inserti fantastici. Non c’è una progressione, né un filo conduttore evidente. Questo può affascinare, ma anche scoraggiare. Per chi cerca ritmo e direzione, 88/100 rischia di apparire più un accumulo che un percorso.
Questa modalità di scrittura, per quanto interessante sul piano concettuale, può lasciare un senso di dispersione. Non si costruisce una tensione narrativa, né una relazione tra lettore e autore: si assiste, più che partecipare.
VISIONI TRA IL SURREALE E IL QUOTIDIANO
In alcuni passaggi, Vangone riesce a sorprendere con immagini potenti e inattese, come quando scrive:
“La porta che si apre. Urla. La porta che
si apre”.
o ancora:
“La meraviglia della carne che cambia”.
Frasi che funzionano come piccoli cortocircuiti poetici. Tuttavia, non tutti i frammenti mantengono la stessa intensità: alcuni risultano ripetitivi, altri criptici al limite dell’ermetismo. Il rischio è che il lettore si perda in una giungla di simboli senza mappa.
Il passaggio continuo da un registro all’altro – dal grottesco al malinconico, dal ridicolo all’astratto – non sempre è equilibrato. A tratti, sembra mancare un lavoro di selezione o censura: come se tutto fosse stato tenuto, senza filtri.
LA DISTANZA EMOTIVA
Nonostante tocchi temi profondi – la perdita, la morte, la memoria, il fallimento – il libro rimane spesso emotivamente freddo. La forma e lo stile, volutamente cerebrali, finiscono per filtrare tutto, lasciando il lettore più spettatore che coinvolto. L’impressione è che ci sia più costruzione che sentimento.
Le emozioni, quando affiorano, sono come voci lontane: sfocate, trattenute, a volte persino negate. Questo può essere una scelta precisa dell’autore, ma rischia di generare un vuoto comunicativo con chi legge.
UN’IDENTITÀ LETTERARIA NON ANCORA COMPIUTA
Pur mostrando tratti di originalità e una certa coerenza nello stile, 88/100 dà l’impressione di un’opera ancora “in formazione”. Non è un debutto, ma sembra ancora un laboratorio più che un’opera compiuta. Alcuni testi colpiscono davvero, ma molti altri lasciano indifferenti. Come se l’autore cercasse una voce definitiva, senza però volerla davvero trovare. In questo senso, il libro risulta più interessante come documento di ricerca che come esperienza letteraria appagante.
CONCLUSIONE
Nel panorama della narrativa contemporanea italiana, 88/100 rappresenta una voce che cerca la rottura, il taglio netto con la convenzione. Non è un libro da consigliare a chiunque, ma può stimolare una riflessione sulla forma del testo oggi, su cosa significhi ancora “raccontare”. Per alcuni sarà un enigma da decifrare; per altri, solo una serie di numeri lanciati nel vuoto.
Potete trovare questo stravagante e discontinuo libro QUI.
L’Autore
Antonio Vangone (1995) vive in provincia di Napoli. È stato finalista al Premio Raduga 2017. Suoi testi sono apparsi su split, Tremila battute, Pastrengo, Clean, Risme, coye, La morte per acqua, L’appeso e altre riviste letterarie. Alcuni suoi racconti sono stati inclusi nelle antologie multiperso (pièdimosca, 2022) e L’ordine sostituito (déclic, 2024). Nel 2023 pièdimosca edizioni ha pubblicato il suo esordio, Attribuzioni, mentre nel 2024 e nel 2025 sono usciti per déclic il suo secondo e il suo terzo libro, Bosco e 88/100.



