Carbonio Editore a fine 2025 ha pubblicato il romanzo di una delle voci più più interessanti della letteratura australiana contemporanea: Le città impossibili di Siang Lu, con la traduzione di Eva Allione, è un libro ironico e surreale, davvero inaspettato.

Trama
Licenziato dal Consolato di Sydney per aver fatto finta di sapere il cinese, mentre invece si affidava a Google Translate, Xiang Lu diventa involontariamente virale con l’hashtag #PessimoCinese. È allora che Baby Bao, regista megalomane e visionario, lo cerca e lo trascina in un’impresa delirante: trasformare Port Man Tou, una città fantasma, nel più grande set cinematografico del mondo: una megalopoli abitata da cittadini-attori, dove tutto è fittizio ma ricostruito con tale precisione da sembrare vero.
Parallelamente, in un altro tempo, nell’antica Cina, un eccentrico imperatore lotta per preservare il proprio potere mettendo al bando studiosi e allevamenti di polli, creando infiniti cloni di se stesso e giocando a scacchi con automi inquietanti. Ma una concubina ribelle, Wuer, lavora in segreto per salvare la memoria del suo popolo. Per farlo, tesse una misteriosa mappa calligrafica…
Il Porcello imperiale assomigliava all’Imperatore sotto molti aspetti. Ignorava l’aiuto dei consiglieri, non faceva che dormire e mangiare e non sapeva cosa fosse l’igiene personale. Eppure, per conquistarsi l’affetto eterno dei sudditi gli era bastato essere meno peggio dell’Imperatore.
Recensione
In Cina esistono delle città grandi, moderne, con alti grattacieli che svettano verso il cielo. Ma a uno sguardo più attento ci si accorge di qualcosa di strano: queste città sono disabitate, come relitti di un mondo post apocalittico.
Le chiamano città fantasma. Frutto di progetti ambiziosi e di un settore immobiliare instancabile, sono un vero e proprio fenomeno in Cina. Presentano strade semi deserte, cantieri abbandonati, modernissimi centri commerciali vuoti (ad eccezione del personale), maestose architetture. Città come Kangbashi, Ordos, Chenggong e Thames Town sono però considerati progetti a lungo termine. La speranza è quella di attirare sempre più residenti nel tempo.
Proprio da questo spunto surreale nasce il nuovo romanzo di Siang Lu, una storia che scorre su due binari, due linee temporali distinte ma in un certo senso collegate.
Da un lato c’è Xiang Lu (la somiglianza col nome dell’autore è palese) che diventa famoso sui social come #PessimoCinese. Lavorava infatti a Sidney come traduttore senza sapere il cinese e per questo è stato licenziato in tronco. La sua fama lo porta tra le grinfie di un eccentrico regista cinese, Baby Bao, che lo assume per attrarre le persone nella sua città fantasma, Port Man Tou, un gigantesco set cinematografico.
Dall’altro c’è, in un passato mitico, l’Imperatore, un uomo vile e meschino che governa il suo impero con il terrore e con altrettanta grandissima incompetenza. Qui il surreale è parte integrante della realtà, la superstizione e il mito si fanno motore delle azioni e vengono costruite opere incredibili, ma dalle conseguenze spesso tragiche. Sembra di trovarsi di fronte a un racconto a scatole cinesi: i personaggi sono numerosissimi e le trame e le sottotrame si intrecciano l’una all’altra in una spirale coinvolgente e suggestiva, con punti di vista sempre diversi.
Nel corso della lettura il regista Baby Bao e l’imperatore finiscono per diventare due facce della stessa medaglia: in loro si racchiude la stessa smania di potere e di controllo, la stessa crudeltà.
Port Man Tou invece diventa lo sfondo della critica sociale dell’autore, che ci presenta una città vuota, finta (i suoi abitanti sono semplici attori, obbligati a recitare ogni singolo istante della loro vita), una macchina che fagocita i suoi stessi cittadini, privati della propria individualità e possibilità di scelta. Sono imprigionati in ruoli prestabiliti, così come accade nella corte dell’Imperatore, dove molti personaggi non hanno nome, ma si distinguono per il loro ruolo (l’Artigiano, l’Architetto…).
Se siete alla ricerca di un romanzo sorprendente, surreale, pieno di humour e dove la farsa è il volto stesso della realtà, non perdetevi Le città invisibili.
Il libro lo trovate QUI.
L’Autore
Siang Lu è nato in Malesia e vive tra Kuala Lumpur e Brisbane. Considerato una delle voci più interessanti della letteratura australiana contemporanea, con Le città impossibili è stato candidato a numerosi premi letterari e ha vinto il prestigioso Miles Franklin Literary Award 2025. Siang Lu è anche autore del pluripremiato spy thriller The Whitewash, co-creatore di The Beige Index, un innovativo database sulla rappresentazione etnica nella cultura cinematografica, e ideatore di #sillybookstagram.



