Se siete alla ricerca di un racconto delicato, visionario e che ricordi le atmosfere di Miyazaki, La scatola delle lacrime è ciò che fa per voi: edito Adelphi, con le meravigliose illustrazioni di Bomroya e la traduzione di Lia Iovenitti, racchiude tutto l’universo poetico di Han Kang.

Trama
C’era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. Come «due ciottoli sott’acqua», i suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un’ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime.
Poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. Era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell’esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata «per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo». Incuriosita dalle storie di quell’uomo misterioso e ammaliata dalla «forza strana» dell’uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio. E durante il cammino, il mondo intero iniziò a mutare dentro e fuori di lei.
Tutto bruciava e tutto faceva male, eppure in quel bruciore e in quel dolore ogni cosa era più viva che mai.

Recensione
Chi meglio di Han Kang può parlare del dolore in modo così poetico e delicato?
Scrive un favola capace di parlare sia agli adulti sia ai bambini, con un linguaggio semplice che trasporta il lettore in un posto magico dove le lacrime possono essere collezionate, come qualcosa di molto prezioso.
C’è una bambina senza nome che piange sempre, per un nonnulla lei si scioglie in lacrime. Gli altri non la capiscono e, come spesso avviene col diverso, la isolano e si fanno beffe di lei.
Finché, un giorno, uno strano uomo arriva nel villaggio: un collezionista di lacrime, giunto fin lì proprio per lei, per farsi donare una delle sue lacrime pure, quelle più speciali perché versate “per nessuna ragione particolare, e per tutte le ragioni del mondo.” Lo accompagna un uccellino magico, dal piumaggio pesca e blu, che non riesce più a cantare dopo aver dovuto lasciare il suo primo proprietario.
La bambina, il collezionista e l’uccellino – ciascuno con il proprio bagaglio di dolore – partono insieme per un viaggio fin oltre le montagne, laddove c’è qualcuno che ha bisogno di loro. Quello che non sanno è che ne torneranno tutti trasformati.
In questo libricino, così come in molti testi dell’autrice, soffrire non è un fallimento, bensì una forma di conoscenza, un modo per restare umani in un mondo che spesso tende a disumanizzare. Qui il dolore ha un valore, diventa qualcosa di prezioso, unico e inestimabile.
Una bellissima favola che ci ricorda che il dolore non è qualcosa da evitare, ma un passaggio necessario verso una comprensione più profonda di sé e del mondo.
La trovate QUI.

L’Autrice
Han Kang è una scrittrice coreana, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 2024. Vittoria che le ha permesso di diventare la prima autrice asiatica nella storia ad aggiudicarsi tale riconoscimento.
Nata nel 1970, è figlia dello scrittore Han Seungwon e come il padre ha vinto il Yi Sang Literary Award.
Studiosa di letteratura coreana alla Yonsei University, ha iniziato la sua carriera come poetessa. Nelle sue opere Han Kang si confronta con traumi storici, esponendo la fragilità della vita umana, enfatizzando le connessioni tra corpo e anima, vivi e morti, con uno stile poetico unico e sperimentale, confermandosi un’innovatrice della prosa contemporanea.
In Italia i suoi romanzi sono pubblicati da Adelphi.
Tra i titoli ricordiamo, La vegetariana, vincitore dell’International Booker Prize nel 2016, Atti umani (2017), Convalescenza (2019), L’ora di greco (2023), Non dico addio (2024), Il libro bianco (2025).


