Con il quarto capitolo dell’Eresia di Horus, la saga cambia prospettiva e, per la prima volta, rallenta la sua corsa per osservare gli eventi da un punto di vista diverso. Dopo la caduta di Horus, la sua corruzione e il massacro di Isstvan III, James Swallow si trova davanti a un compito tutt’altro che semplice: riprendere fatti che il lettore conosce già e renderli nuovamente coinvolgenti. La sorpresa è che ci riesce. Il volo della Eisenstein non aggiunge soltanto dettagli agli eventi narrati nei primi tre romanzi, ma dona loro un peso emotivo diverso, trasformando il tradimento di Horus da evento storico a tragedia vissuta in prima persona.
È il romanzo in cui l’Eresia smette definitivamente di essere un complotto nascosto e diventa una guerra civile destinata a cambiare il destino dell’umanità.

Trama
Nathaniel Garro, capitano della Death Guard, sopravvive al terribile massacro di Isstvan III e si trova davanti a una scelta impossibile. Rimanere fedele alla propria Legione, ormai schierata con il Signore della Guerra Horus, oppure restare fedele all’Imperatore e ai principi che hanno guidato la Grande Crociata.
A bordo della nave Eisenstein, Garro e un manipolo di sopravvissuti intraprendono una disperata corsa verso la Terra. Il loro obiettivo è avvertire l’Imperatore e Rogal Dorn del tradimento che sta dilagando tra le Legioni Astartes. Il viaggio, però, si trasforma presto in una lotta per la sopravvivenza, mentre i primi segni della corruzione che accompagnerà l’Eresia iniziano a manifestarsi in tutta la loro inquietante brutalità.
La cosa che più lo spaventava era non tanto scoprire che i suoi confratelli erano pronti a ribellarsi ai comandi dell’Imperatore e ad abbracciare il tradimento, ma anche rendersi conto che molti di loro non erano altro che delle armi.
Recensione
La sensazione più forte che mi ha lasciato Il volo della Eisenstein è quella di assistere agli stessi eventi già conosciuti, ma con una profondità nuova. Swallow prende il massacro di Isstvan III, già raccontato in Galassia in Fiamme, e lo ricostruisce attraverso gli occhi di Nathaniel Garro e dell’equipaggio della Eisenstein. Un’operazione rischiosa, perché ripetere eventi già narrati può facilmente risultare ridondante. Invece il romanzo riesce ad arricchire il quadro generale e a dare ulteriore spessore a una delle svolte più importanti dell’intera saga.
Il grande protagonista è senza dubbio Nathaniel Garro. Se Garviel Loken rappresentava la razionalità e il dubbio, Garro appare quasi come il suo riflesso speculare: più istintivo, più guidato dalla fede e dalla coscienza morale che dall’analisi. Eppure entrambi condividono una qualità fondamentale, quella solidità interiore che permette loro di restare fedeli ai propri principi quando tutto intorno crolla.
Swallow costruisce il personaggio con attenzione lungo tutto il romanzo. Garro non è semplicemente un lealista. È un uomo costretto a mettere in discussione ogni legame che ha costruito nel corso della sua vita. La sua lotta non è soltanto contro Horus o contro i traditori, ma contro la consapevolezza che la sua stessa Legione ha scelto una strada dalla quale non esiste ritorno.
Uno degli aspetti più interessanti del libro riguarda proprio la rappresentazione della fedeltà all’Imperatore. Dopo i primi romanzi si poteva avere l’impressione che la maggior parte degli Astartes fosse naturalmente allineata agli ideali imperiali. Qui scopriamo una realtà molto più sfumata. Le logge guerriere, già introdotte nei volumi precedenti, mostrano tutta la loro influenza e rivelano quanto le convinzioni personali di molti Space Marine siano state progressivamente erose dall’autorità di Horus.
Allo stesso tempo, il romanzo ha il merito di ricordare che la storia dell’Eresia non appartiene soltanto ai semidei geneticamente modificati. Personaggi umani come Kaleb Arin, l’uscarlo personale di Garro, riescono a ritagliarsi un ruolo significativo all’interno della narrazione. La loro presenza contribuisce a rendere più umano un conflitto che rischierebbe altrimenti di restare confinato alla dimensione titanica dei Primarchi e degli Astartes.
Dal punto di vista narrativo, il libro rappresenta quasi una pausa prima che la saga si allarghi ulteriormente. La trama non avanza quanto nei precedenti volumi, perché il suo obiettivo è consolidare quanto accaduto. È un romanzo che guarda indietro per preparare ciò che verrà dopo. Per questo motivo può sembrare meno esplosivo rispetto a Galassia in Fiamme, ma il suo valore all’interno dell’Eresia è enorme.
C’è inoltre un elemento che emerge con forza: il tradimento di Horus assume finalmente la sua forma definitiva. Non è più una minaccia, una possibilità o un dubbio. È una realtà concreta fatta di crudeltà, spietatezza e sacrifici. Swallow riesce a trasmettere perfettamente il senso di smarrimento di chi comprende di essere sopravvissuto a qualcosa che cambierà per sempre il corso della storia umana.
Se i primi tre romanzi raccontavano la nascita dell’Eresia, Il volo della Eisenstein racconta il momento in cui quella ferita inizia davvero a propagarsi nella galassia.
L’Autore
James Swallow è uno scrittore britannico noto soprattutto per i suoi romanzi ambientati negli universi di Warhammer 40.000, Star Trek, Doctor Who e numerose altre importanti proprietà narrative. Autore bestseller e candidato ai BAFTA, è considerato una delle firme più importanti della Black Library. Nel corso degli anni ha scritto numerosi romanzi dell’Eresia di Horus, alimentando chiaramente una “voce comune” che deriva soprattutto da Abnett e McNeill. Ha contribuito in modo particolare allo sviluppo della figura di Nathaniel Garro, personaggio destinato a diventare centrale nella saga.



