Se siete in cerca di un ottimo retelling del mito greco, La verità di Medea di Natalie Haynes non può che fare per voi. Sonzogno pubblica nel 2026 questo romanzo che racconta la storia controversa di Medea e Giasone, partendo da quanto narrato dal poema Le Argonautiche del greco Apollonio Rodio e dalla tragedia Medea di Euripide.

Trama
Giasone è figlio del re della terra di Iolco ed erede al trono, se solo lo zio Pelia non avesse usurpato il potere. Per di più Pelia ha costretto il nipote a compiere un’impossibile impresa: andare nel barbaro regno della Colchide e recuperare il magico vello d’oro. Il viaggio a bordo della leggendaria nave Argo è caratterizzato da aiuti costanti: Giasone e i suoi compagni ricevono soccorso in tutte le loro imprese da chiunque incontrino e anche dalle dee, che parteggiano per il carismatico e affascinante eroe capitano dell’impresa. Dunque, con tutte le fortune del caso, Giasone e i suoi arrivano in Colchide, ma qui si trovano ad affrontare un crudele re, Eete, figlio nientemeno che del dio Sole. Ed è qui che entra in gioco la vera protagonista di questa storia: Medea. Medea è figlia di Eete ed è una sacerdotessa di Ecate, dea della magia e della stregoneria. E infatti Medea pratica perfettamente le arti magiche, che la rendono temibile e rispettabile allo stesso tempo.
Ciò che accadrà tra Giasone e Medea è scritto nel mito, come anche tutte le tragiche conseguenze che ne deriveranno.
Lo amavo ancora, nel caso in cui te lo stessi chiedendo. Vedevo i suoi difetti più chiaramente, forse, ma non lo amavo di meno per questo. Non era tutto ciò che desiderava essere, ma era tutto ciò che desideravo io. Eppure, non sarebbe bastato.”
Recensione
Natalie Haynes racconta il mito di Giasone e Medea con precisione e con attenzione alle fonti greche che lo narrano, ma allo stesso tempo fornisce uno sguardo comprensivo verso la figura della potente maga della Colchide, tanto demonizzata a causa delle sue ovvie colpe e della sua spregiudicatezza. L’autrice non punta a discolpare Medea, e dopotutto sarebbe impossibile e quasi scorretto farlo, ma vuole mostrare le falle di un racconto che ha sempre e solo messo in luce gli errori della donna, della strega, della straniera e mai dell’uomo, dell’eroe, del greco. Perché sì, Medea ha indubbiamente sbagliato, ma Giasone? Questo romanzo mette l’eroe greco decisamente sotto accusa per i suoi comportamenti poco etici e scorretti, non celati nelle versioni antiche, ma neppure evidenziati come errori.
Letto con gli occhi di oggi, il mito di Giasone e Medea parla anche di razzismo: Medea viene rifiutata dal marito perché non greca e, nonostante il passare degli anni che trascorre accanto a Giasone lontana dalla sua terra natia, non sarà mai meno “straniera”. Non sarebbe corretto leggere e riscrivere oggi i miti di secoli e secoli fa e accusarli di razzismo, ma certo il romanzo fa pensare: la supremazia e i diritti che Giasone si arroga solo perché è di origine greca e i soprusi che commette nei confronti di Medea e dei Colchi solo perché non greci non possono non ricordare tantissimi altri episodi della nostra storia. Ed ecco quindi che Natalie Haynes, con il racconto di un antichissimo mito, parla della e alla nostra società.
I capitoli del libro sono quasi tutti narrati da donne: Era, Alcimede, Ino, Circe, Medea e tantissime altre sono le donne del mito che entrano in questa storia. L’autrice inserisce nella storia anche altre narrazioni che, in qualche modo, si collegano poi con la vicenda degli Argonauti, di Giasone e di Medea, come ad esempio la storia di come il vello d’oro sia arrivato in Colchide tramite il volo dei due fratelli, Frisso e Elle, sul dorso del magico Crisomallo, un ariete dorato sacro al dio Poseidone.
Dare una voce femminile a miti che, per secoli, hanno avuto invece solo narrazioni al maschile è un qualcosa che in letteratura ha riscontrato un enorme successo negli ultimi anni: come Natalie Haynes ha raccontato di Medea, così Madeline Miller ha fatto con Circe, Margaret Atwood con Penelope, Jennifer Saint con Arianna. Eppure questo romanzo mi ha colpita incredibilmente, perché l’autrice ha uno stile magnetico, in grado di dare grande dignità a una figura controversa e discussa come quella di Medea. Devo ammettere che ho sempre apprezzato molto questo mito: mi affascina la storia degli Argonauti e di Giasone, ma soprattutto la figura di questa ragazza pronta a sacrificare tutto per un uomo che invece non è disposto a portare il minimo rispetto nei suoi confronti. Le conseguenze tragiche, vista questa premessa, non potevano che essere inevitabili.
Infine, una piccola chicca introdotta dall’autrice. Come già detto, ogni capitolo è narrato da una donna e, sotto al suo nome, c’è una piccola frase o una parola in corsivo; tutte queste parole in corsivo formano il monologo della nutrice che dà inizio alla tragedia di Euripide Medea. Eccone una piccola parte:
Se solo l’Argo fosse colata a picco, fino al fondo del mare invece di volare verso la terra di Colchide; […] se solo non avessero preso i remi quegli uomini inviati da Pelia per il vello d’oro. Allora la mia signora Medea non avrebbe navigato fino alle terre di Iolco trafitta d’amore per Giasone.”
L’autrice
Natalie Haynes, classicista di formazione, è scrittrice e giornalista. I suoi libri sono tutti dedicati al mondo classico e infatti nel 2015 ha ottenuto il Classical Association Prize come riconoscimento per il suo lavoro di divulgazione. In Italia, la casa editrice Sonzogno ha pubblicato i suoi romanzi. Eccoli di seguito:



