Scritto da Itō Hiromi, una delle più grandi poete, romanziere e saggiste giapponesi, Il cuore grande di un cane, pubblicato in Italia da Mondadori nel febbraio 2026 con traduzione di Gala Maria Follaco, è un libro che riesce a trasformare il dolore più ordinario in letteratura capace di toccare corde profondissime con una grazia rara.

Trama
Un tempo forte e bellissima, Take la vecchia femmina di pastore tedesco che ha trascorso tutta la vita accanto a Itō Hiromi e alla sua famiglia, sta perdendo a poco a poco la capacità di camminare e nutrirsi.
È questo il cuore narrativo del libro: la scrittrice, nonché protagonista del libro, si trova a dover vivere, praticamente in contemporanea, il declino fisico della sua cagnolina Take e quello del padre anch’egli anziano e malato di Parkinson, che vive lontano da lei. Hiromi va a trovarlo ogni mese per trascorrere un po’ di tempo con lui, affrontando così viaggi faticosi, appuntamenti dal medico o dal veterinario e lenti peggioramenti, che proverà a vivere con la maggior consapevolezza e razionalità possibile.
Due esistenze che si spengono, due amori che richiedono la stessa dedizione silenziosa, la stessa presenza fisica, la stessa capacità di sopportare. Prendersi cura contemporaneamente di Take e del papà costringe Hiromi a riflettere sullo scorrere del tempo, doloroso e inarrestabile; così si affida alla scrittura per condividere la sua esperienza con discrezione, umorismo e autoironia, analizzando in profondità il significato di cura e affetto, anche nel rapporto tra uomo e animale.
Recensione
Non c’è nulla di eccessivamente sentimentale, strappalacrime o retorico in questo libro.
L’autrice non si compiace della propria sofferenza, non la mette in scena per suscitare compassione e intenerire il lettore. Al contrario, la guarda con occhio fermo, quasi clinico e cinico, con quella capacità tipicamente giapponese di stare dentro il dolore senza perdersi in esso.
E tuttavia, da questo sguardo sobrio e preciso emerge un’emozione che prende comunque fin dentro al cuore.
Uno degli aspetti più potenti del testo è proprio questo doppio filone che vive la protagonista, ovvero il declino del padre e quello di Take che si intrecciano, si rispecchiano, si commentano a vicenda.
Itō Hiromi rifiuta di raccontare il lutto per un animale come qualcosa di meno sentito rispetto a quello di un essere umano, lutto che vive nello stesso momento e allo stesso modo, con la stessa intensità, senza alcun tipo di gerarchia.
Per lei, Take non è “solo un cane”, è una presenza che ha attraversato anni di vita familiare, che ha condiviso spazi e ritmi, che ha bisogno di cure quotidiane e minuziose quanto quelle richieste da un padre.
Entrambi invecchiano. Entrambi dipendono. Entrambi amano a modo loro e meritano di essere amati ugualmente.
Per l’autrice, l’attenzione alle loro necessità di base comporta molta sofferenza, fatica e riflessione.
Si tratta però di gesti di profondo amore, in fondo ai quali si intravede il senso della vita, con tutte le sue sfaccettature.
Una casa piena di vita
Ma Take non è l’unico animale che abita questo libro. La casa di Hiromi è una casa vissuta, popolata da creature diverse che si susseguono e si sovrappongono nel tempo, ognuna con il proprio carattere e il proprio posto nel cuore della scrittrice.
C’è Pi-chan, il pappagallino, presenza vivace e minuta che porta in casa una leggerezza tutta sua.
C’è Rui, il cane del padre, che entra nella storia portando con sé il peso affettivo del genitore anziano e il legame tra le due famiglie. E poi arriva Nico, un papillon, quando Take ha già otto anni, una nuova vita che si affianca a quella che comincia il suo declino, quasi un promemoria che il mondo continua a rinnovarsi anche mentre qualcosa si spegne.
Questa costellazione di animali non è un semplice sfondo pittoresco, è la struttura emotiva del libro.
Ogni creatura porta con sé una stagione della vita dell’autrice, un modo diverso di amare e di prendersi cura.
È proprio la convivenza di questi animali così diversi a dare al libro la sua texture particolare. Hiromi non è una caregiver per vocazione eroica, ma è una donna che si è ritrovata, per amore e per necessità, a tenere insieme fili molteplici, a rispondere a bisogni diversi, a imparare ogni volta un linguaggio nuovo di cura.
L’accettazione dell’addio
Itō Hiromi scrive qui con una forte sensibilità, in cui l’emozione appare sempre tenuta a freno ma mai soppressa. Itō non si risparmia, non abbellisce la realtà. Descrive il corpo che cede, quello del cane e quello del padre, senza eufemismi, con una franchezza che in certi momenti può sembrare brutale e spietata, ma che risulta alla fine profondamente rispettosa. È come se l’autrice dicesse: vi racconto la realtà, perché la realtà merita di essere guardata.
Ci ricorda che amare vuol dire stare nel dolore di qualcun altro senza fuggire, senza nascondersi e senza cercare di posticipare un addio inevitabile. Lasciando che la vita faccia il suo corso, con tutta la naturalezza possibile.
L’umorismo e l’autoironia dell’autrice sono utilizzati come vero e proprio meccanismo di sopravvivenza. Itō sa ridere di sé stessa, della propria goffaggine di caregiver improvvisata, delle situazioni paradossali che la cura quotidiana porta con sé. È un umorismo malinconico che serve a non sprofondare del tutto nel dolore, ma ad affrontarlo.
Il cuore grande di un cane è un libro che parla in modo diretto di questioni universali che appartengono a qualsiasi essere vivente e che ognuno di noi prima o poi ha vissuto o vivrà: l’invecchiamento, il declino dei genitori, la responsabilità della cura, il significato del legame tra esseri diversi.
In un’epoca in cui si discute molto di “cura” come valore sociale e politico, questo libro offre qualcosa di raro, offre una testimonianza personale e letteraria che non predica, non teorizza, ma mostra una realtà. Mostra cosa vuol dire essere presenti per qualcuno che sta finendo, giorno dopo giorno, il suo viaggio sulla Terra.
CONCLUSIONI
Se cercate, dunque, un libro che vi abbracci con malinconia, una lettura veloce, ma non leggera, che vi conquisterà, Il cuore grande di un cane fa per voi. Sia che abbiate un animale nella vostra famiglia, sia che non lo abbiate, sia per chi ha accompagnato un genitore verso la fine o per chi teme quel momento, è un libro che vale decisamente la pena leggere.
Il libro potete trovarlo qui.
L’Autrice
Nata nel 1955, ha scritto poesie, romanzi e saggi sui temi del corpo femminile e della vita, con una produzione che supera i novanta libri. È considerata una delle voci più originali e sovversive della poesia contemporanea giapponese. La sua carriera ha attraversato decenni di trasformazione letteraria e culturale in Giappone, e il suo romanzo del 2007 Togenuki: Shin-sugamo Jizō Engi è stato tradotto in inglese, tedesco e norvegese, ottenendo un grande successo internazionale.



