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Serie TV

A Knight of the Seven Kingdoms: Lo spinoff rispetta la “macabra tradizione” di Game of Thrones nei primi 10 secondi

Valar Morghulis. Tutti gli uomini devono morire. È il mantra che ha definito le otto stagioni di Game of Thrones e che continua a scorrere potente nelle vene di House of the Dragon. Tra guerre per il Trono di Spade, draghi e non-morti, la morte è sempre stata una compagna fedele per gli spettatori. E ora, con l’arrivo di A Knight of the Seven Kingdoms, scopriamo che anche senza draghi e grandi battaglie campali, la nuova serie HBO non ha intenzione di rompere la tradizione. Anzi, la abbraccia fin dai primissimi secondi.


In breve

Il primo episodio di A Knight of the Seven Kingdoms si apre immediatamente con la sepoltura di Ser Arlan di Pennytree, mentore del protagonista Dunk. Questa scelta narrativa ricalca esattamente gli incipit di Game of Thrones (con la morte di Jon Arryn) e di House of the Dragon (con la morte di Aemma Arryn). Sebbene meno politica e più intima, la scomparsa di Ser Arlan è il catalizzatore fondamentale che trasforma uno scudiero in un cavaliere errante, definendo l’intera bussola morale della serie.


Una serie diversa, lo stesso DNA

Sotto molti aspetti, A Knight of the Seven Kingdoms è un animale diverso rispetto ai suoi “fratelli maggiori”. Non c’è una guerra epica per il dominio dei Sette Regni, non ci sono (per ora) draghi che oscurano il cielo. Eppure, la morte permea la scena d’apertura dell’episodio 1. Vediamo Ser Duncan l’Alto (Dunk) mentre seppellisce il suo mentore, Ser Arlan di Pennytree. È un momento silenzioso, intimo, che mette subito Dunk sulla strada per il torneo di Ashford e verso il suo destino.

Questo incipit crea un ponte tematico perfetto con il passato del franchise:

  • Game of Thrones iniziava con il corpo di Jon Arryn, la cui morte ha innescato la Guerra dei Cinque Re.
  • House of the Dragon ha scioccato tutti nel primo episodio con la brutale morte di Aemma Arryn, evento che ha portato alle nozze tra Viserys e Alicent e, infine, alla Danza dei Draghi.

Da tragedia politica a dramma personale

La morte di Ser Arlan (interpretato nei flashback da Danny Webb) differisce però sostanzialmente da quelle degli Arryn. Non stiamo parlando di Primo Cavaliere o Regine, la cui dipartita lascia un vuoto di potere incolmabile a King’s Landing. Ser Arlan era un semplice cavaliere errante (hedge knight). Nessuno, a parte Dunk, piangerà la sua scomparsa.

La sua sepoltura è semplice, quasi anonima, e sottolinea perfettamente la dura realtà dei cavalieri erranti a Westeros: una vita di fatiche che spesso finisce senza gloria. Tuttavia, l’impatto narrativo è identico, se non superiore.

Il catalizzatore dell’Eroe

Senza quella morte, la storia non esisterebbe. La fine di Arlan è l’inizio di Dunk. Non solo a livello di trama, ma di costruzione del personaggio: Dunk aspira a incarnare gli ideali cavallereschi che il suo mentore gli ha insegnato. La serie gioca abilmente con questo concetto, mantenendo Arlan presente attraverso flashback che continuano a guidare le scelte del protagonista.

A Knight of the Seven Kingdoms conferma che, in questo universo narrativo, le morti migliori non sono quelle fatte solo per shockare, ma quelle che spingono avanti la storia e definiscono chi resta in vita.

A Knight of the Seven Kingdoms è disponibile in esclusiva su HBO Max (disponibile da gennaio 2026 anche in Italia)

Angelo Lupo

Nasco a Monza all'età di 0 anni meno 2 mesi. Da allora ho deciso di vivere in un mondo tutto mio (zona Gotham per l'esattezza). Adoro leggere fumetti, guardare serie tv (con picchi di 25 in un anno), giocare ai videogames, andare al cinema, passeggiare con il mio cane (Nymeria) e viaggiare con mia moglie. Ah...oltre a questo, nei tempi morti, faccio l'ingegnere informatico.

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