And Just Like That… volge al termine e chiude cosi la serie prodotta di HBO che completa la storia cominciata nel 1998 con Sex and The City e che con le storie di Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte hanno segnato almeno 2 generazioni.

Sinossi
Nella terza stagione, Carrie, Miranda e Charlotte continuano a navigare la complessità della vita adulta, ormai lontane dalle loro avventure da trentenni ma ancora legate da un’amicizia che resiste a ogni trasformazione.

Carrie affronta nuove sfide sentimentali e professionali, cercando un equilibrio tra il suo bisogno di indipendenza e il desiderio di non rimanere sola. Miranda, dopo decisioni coraggiose e difficili nelle stagioni precedenti, si trova a fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte, tra dubbi esistenziali e tentativi di riscrivere la propria identità. Charlotte, invece, vive il suo percorso familiare con maggiore leggerezza, ma anche con imprevisti che la spingono a rimettere in discussione ciò che pensava di avere sotto controllo.
Accanto a loro, le “nuove voci” della serie – Seema, Lisa e Nya – acquisiscono maggiore spessore: ognuna porta avanti una trama personale fatta di successi, fragilità e desiderio di autenticità, che arricchisce il mosaico della serie.
Tra momenti comici, imbarazzi quotidiani e riflessioni più intime, la stagione prova a raccontare cosa significa invecchiare restando vitali, affrontando relazioni, amicizie e imprevisti con una dose di glamour e autoironia.

Il percorso culmina in un finale che riunisce i fili delle storie ma lascia anche domande aperte, più attento all’immagine scintillante che alla profondità emotiva, e che inevitabilmente divide il pubblico tra chi apprezza la leggerezza e chi avrebbe voluto un epilogo più intenso.
Recensione
La terza stagione di And Just Like That… arriva con il peso delle aspettative: dopo due capitoli di assestamento, spesso criticati per goffaggini e forzature, molti speravano in una rinascita capace di restituire dignità al sequel di Sex and the City. In parte, l’obiettivo è stato raggiunto: la serie mostra finalmente più sicurezza, i dialoghi suonano meno impostati e le nuove protagoniste hanno conquistato uno spazio più credibile accanto allo storico trio. Seema e Lisa, ad esempio, escono rafforzate, dimostrando di non essere soltanto comparse decorative ma veri punti di riferimento per le dinamiche di gruppo.

Il piacere principale di questa stagione sta proprio qui: nei piccoli momenti quotidiani, nelle scene di amicizia che riescono ancora a trasmettere calore e complicità. Carrie appare più ironica e meno autoreferenziale, Charlotte vive momenti di leggerezza che ricordano il suo lato più buffo, e Miranda continua a incarnare un’anima inquieta, divisa tra desiderio di rinnovamento e il peso delle proprie scelte.

Tutto questo, però, non basta a salvare il finale, che arriva come un fulmine improvviso ma senza la scarica emotiva che ci si aspetterebbe. Le varie linee narrative, invece di trovare una conclusione naturale, sembrano chiudersi in fretta, quasi con l’ansia di archiviare questioni lasciate in sospeso. Le vicende di Miranda e Charlotte, che avrebbero meritato più respiro, si riducono a episodi marginali, senza offrire un vero arco evolutivo. Carrie, ancora una volta al centro, viene avvolta in un epilogo patinato che privilegia l’immagine rispetto alla sostanza: tutto appare elegante, scintillante, ma incredibilmente vuoto.
Il problema principale non è tanto la mancanza di un colpo di scena, quanto l’assenza di un vero peso emotivo. Lo spettatore non si sente chiamato a condividere le gioie o le fatiche dei personaggi, ma piuttosto a osservare un mondo perfetto e distante, in cui anche i momenti di crisi sembrano studiati per non lasciare cicatrici. Questa scelta narrativa impoverisce la storia, privandola di quella vulnerabilità che aveva reso la serie originale così vicina a chi guardava.

In conclusione, la terza stagione di And Just Like That… segna indubbiamente un passo avanti rispetto alle precedenti: più equilibrata, più fluida e con un cast finalmente a proprio agio. Ma il gran finale resta una delusione. Anziché regalare emozioni forti o un congedo memorabile, ci lascia con la sensazione di un’occasione mancata, di un viaggio che poteva davvero toccare corde profonde ma ha preferito restare in superficie, affidandosi alla bellezza delle immagini più che alla forza delle emozioni.
