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NerdPool > Blog > Videogiochi > Astral Chain: La recensione dell’action targato Platinum Games
Videogiochi

Astral Chain: La recensione dell’action targato Platinum Games

Fillo
11 Settembre 2019
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9 Min
Astral Chain Cover Art
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La presentazione di Astral Chain durante il Nintendo Direct dello scorso febbraio è stata come un fulmine a ciel sereno. Con i Platinum Games impegnati nello sviluppo di diversi giochi – tra cui l’attesissimo Bayonetta 3 – non ci saremmo mai aspettati ulteriori annunci. Alle redini del progetto – per la prima volta nei panni di director – troviamo il promettente Takahisa Taura che, negli ultimi anni, ha dimostrato il suo valore in numerosi progetti tra cui l’acclamato Nier: Automata. In quest’ottica, Astral Chain assume un ruolo di fondamentale importanza per la carriera del giovane designer; sarà riuscito a confezionare un prodotto all’altezza delle aspettative?

La risposta ce la dice Lappy, la mascotte della Neuron.

L’arca della salvezza

A causa delle Chimere, una razza aliena che ha contaminato la Terra, l’umanità (ormai sull’orlo dell’estinzione) si è rifugiata su un’isola artificiale chiamata Arca. L’arrivo delle Chimere sull’isola ha infine costretto gli umani a creare la Neuron, una task force della polizia in grado di fronteggiare queste creature grazie ai Legion. Nei panni di uno dei due gemelli protagonisti dovremo quindi fermare l’invasione una volta per tutte.

Come al solito non intendiamo rivelare nulla sulla storia del gioco bensì ci limiteremo a fare alcune osservazioni. Generalmente, quando si parla di giochi d’azione, la componente narrativa è quella che si prende meno in considerazione. Dopotutto, l’importante è che il gioco offra un’esperienza solida dal punto di vista del gameplay che, nel caso di Platinum Games è sempre una garanzia.

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Purtroppo la storia di Astral Chain cade presto in cliché.

Astral Chain però è un progetto particolare: non si tratta di un action puro, ha qualche contaminazione da GDR ed è il primo titolo del team uscito dopo la collaborazione con Yoko Taro. Quindi, nonostante le premesse narrative abbastanza basilari, le aspettative nei confronti della storia erano alte, anche in luce di un setting sci-fi/cyberpunk particolarmente intrigante.

Le cose purtroppo non sono andate come avremmo sperato e già dopo qualche ora di gioco abbiamo intuito gli esiti della storia principale. Alcune fasi ci sono poi sembrate un po’ troppo affrettate con situazioni e personaggi che avremmo preferito fossero approfonditi. Il tutto è però controbilanciato da alcuni personaggi che, pur restando ancorati a certi archetipi, risultano interessanti grazie alle sub-quest dedicate. In questi frangenti è presente tutto l’umorismo tipico dei giochi Platinum, e l’abbiamo gradito tantissimo. Insomma, Astral Chain poteva osare di più, soprattutto per quanto concerne la narrazione, ma nel complesso presenta una storia gradevole che fa il verso agli anime.

Le missioni secondarie ci fanno affrontare le situazioni più disparate.

Astral Cop

Come abbiamo anticipato prima, Astral Chain è molto più di un “semplice” gioco d’azione: i combattimenti continuano ad essere presenti in grande quantità, tuttavia viene lasciato spazio anche ad altre attività. Ad esempio, a differenza di Bayonetta – in cui si procede attraverso scenari lineari affrontando nemici – l’esperienza di gioco è divisa in più fasi. Ne consegue che, al netto di un ritmo di gioco inferiore rispetto agli esponenti più puri, si ha una maggiore diversificazione delle attività da svolgere.

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Tanto per cominciare, dobbiamo adempiere ai nostri doveri di agente, ed è necessario partecipare alle indagini per scoprire le cause dei disordini avvenuti sull’Arca. Queste sezioni si svolgono nei diversi distretti dell’isola e ci inseriscono in un contesto cittadino in cui possiamo svolgere molteplici missioni secondarie. Nel corso di ogni capitolo, durante l’indagine principale possiamo infatti andare in giro a risolvere casi minori che consistono nell’aiuto degli altri agenti o dei cittadini.

In questi frangenti può essere richiesto l’uso dell’IRIS – una sorta di modalità detective in grado di analizzare l’ambiente – oppure dei Legion, l’elemento cardine del gameplay. Ciascun Legion possiede infatti delle abilità speciali che permettono di interagire con l’ambiente. Ad esempio, con il Legion Spada possiamo curare i cittadini contaminati, con quello Possente possiamo aprire passaggi chiusi o con quello Bestia possiamo fiutare le tracce di ciò che si cerca.

Infine, buona parte dell’esperienza di gioco si svolge nella Dimensione Astrale, il luogo da cui provengono le Chimere. Nel corso dell’avventura dovremo chiudere moltissimi portali che conducono in questo luogo ostile e, per farlo, dovremo entrare negli squarci per affrontare ciò che si trova all’interno. A seconda dei casi, qui troveremo combattimenti e perfino fasi platform ed enigmi che sfruttano in modo intelligente le abilità dei Legion.

Legionis!

Arriviamo dunque a parlare dei combattimenti, che in questo caso rappresentano uno degli elementi più originali dell’opera. A differenza di molti esponenti del genere che ruotano attorno all’esecuzione di molteplici combo, Astral Chain si basa sul legame tra il protagonista e il suo Legion.

Inizialmente è tutto abbastanza limitato e, una volta evocato il suddetto, inizierà a colpire automaticamente il nemico di turno. Noi potremo quindi attaccare a distanza ravvicinata (e non) con il manganello X, un’arma trasformabile in manganello, pistola e successivamente in un gladio. In questa prima fase si apprendono i fondamenti del combattimento, che si basano principalmente sul posizionamento e sulla gestione delle risorse. Il Legion può stare sul campo solo per un periodo di tempo limitato ed è bene capire quando schierarlo sul campo o ritirarlo.

Astral Chain Screenshot sette

La catena ha un ruolo fondamentale e si può utilizzare in molteplici modi, ad esempio, per bloccare i nemici o per lanciarsi su di essi. Avanzando nell’avventura le cose si fanno infine più interessanti e il sistema di combattimento spicca il volo per mostrare tutte le sue qualità. Potenziando il manganello X è possibile apprendere alcune semplici combo aggiuntive per il nostro personaggio mentre, ciascuno dei cinque Legion è dotato di uno skill tree. Sconfiggendo le chimere si ottiene il materiale genetico utile a comprare le diverse abilità; alcune di esse offrono effetti passivi mentre altre danno accesso ad una serie di mosse aggiuntive o abilità da attivare in battaglia.

Contrattacchi, evocazioni perfette, combo sincronizzate: nelle fasi avanzate Astral Chain risulta incredibilmente appagante e offre numerose possibilità per controllare il campo di battaglia. Addirittura è possibile liberare temporaneamente un Legion (con una mossa in particolare) ed evocarne subito un altro per raddoppiare i danni inferti al nemico. Ancora una volta Platinum Games ha fatto centro.

Comparto tecnico e direzione artistica

Uno degli elementi che salta più all’occhio in Astral Chain è la sua direzione artistica che, grazie al cel shading ci fa immergere in quello che sembra un vero e proprio anime. Il tutto è splendidamente arricchito dal character design di Masakazu Katsura, celebre fumettista giapponese. L’aspetto che meno convince è però la Dimensione Astrale, che risulta fin troppo anonima e non riesce a reggere il confronto con i distretti dell’Arca. Menzione d’onore anche per la colonna sonora, semplicemente superlativa, che spazia tra vari generi e vanta diverse tracce che difficilmente vi scorderete. Per quanto riguarda il comparto tecnico il titolo va a soli 30 fotogrammi al secondo ed è un peccato. Ad ogni modo non è nulla che rovini l’esperienza e in generale l’azione si svolge in modo fluido.

I vari distretti dell’Arca presentano un colpo d’occhio niente male

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ARGOMENTI:Nintendo SwitchPlatinum GamesRecensione
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