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Atlas Fallen: la nostra Recensione

Dylandreams
9 Agosto 2023
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8 Min
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Atlas Fallen è un videogioco di ruolo d’azione sviluppato da Deck13 Interactive e pubblicato da Focus Entertainment. Il gioco è disponibile per Windows, PlayStation 5 e Xbox Serie X e Serie S ed oggi insieme andremo ad analizzare nel dettaglio questo nuovo titolo.

Atlas Fallen è un videogioco di ruolo d’azione in terza persona. All’inizio del titolo, i giocatori possono creare e personalizzare il proprio avatar. Il protagonista è dotato di un antico guanto che permette di manipolare la sabbia e trasformarla in vere e proprie armi. E’ possibile utilizzare tre armi diverse, anche se si possono portare solo due alla volta e, a differenza dei giochi precedenti di Deck13, Atlas Fallen è un gioco d’azione più tradizionale. I giocatori devono schivare, contrastare e bloccare gli attacchi in arrivo, oltre a passare rapidamente dal combattimento terrestre a quello aereo. Quando i giocatori attaccano i nemici, guadagnano Impeto. Al raggiungimento di una certa soglia di Impeto, l’arma che il giocatore sta brandendo si trasforma e può scatenare un’abilità speciale o una capacità che infligge danni devastanti agli avversari.

Atlas Fallen recensione

La storia

Il nostro personaggio sarà uno schiavo, o perlomeno qualcosa di simile chiamato anche Senzanome. Dopo aver cercato di convincere gli abitanti dell’insediamento iniziale a ribellarsi, ci viene affidata una missione: trovare un ladro scappato nel deserto, che ha sottratto qualcosa di molto importante al capo del luogo in cui ci troviamo.

Veniamo quindi a contatto con un guanto che ci permette di utilizzare abilità magiche per combattere le creature che infestano le zone desertiche protagoniste del gioco e che hanno portato il mondo alla rovina. Oltre il combattimento, il guanto ci dona un’abilità fondamentale su cui poi si basa tutto il gioco: scivolare sulla sabbia.

Atlas Fallen fa della sua abilità di movimento un pilastro del gioco, essendo interamente formato da zone desertiche, cosa sfruttata al meglio per la fluidità del gioco, altra nota molto importante del titolo.

Il gioco presenta diverse regioni aperte da esplorare e i giocatori possono incontrare diversi NPC che gli affideranno missioni secondarie e attività. Il movimento è una parte essenziale dell’esplorazione e della trasversalità del gioco. Con il Guanto, i giocatori possono scivolare nel paesaggio desertico del gioco e di compiere prodezze come la corsa aerea. I giocatori possono anche sollevare oggetti sepolti, permettendo loro di scoprire aree nascoste, nuovi percorsi e le fondamentali incudini. Man mano che il giocatore avanza nel gioco, troverà “Frammenti” e “Pezzi catalizzatori”, che potenziano ulteriormente le capacità di combattimento del guanto.

L’obiettivo finale della storia sarà ricostruire e ricollegare le varie città disperse ormai in questo mondo in rovina ed infine sconfiggere un antico male che è la causa delle vicende del gioco.

Atlas Fallen recensione

Lo sviluppo e il ritardo

Atlas Fallen è stato annunciato ufficialmente da Deck13 e dall’editore Focus Entertainment alla Gamescom nell’agosto del 2022. Sebbene inizialmente la sua uscita fosse prevista per maggio, il gioco è stato posticipato al 10 agosto 2023 per Windows, PlayStation 5 e Xbox Serie X e Serie S per consentire al team di sviluppare ulteriormente il gioco e includere un doppiaggio completo in tedesco al momento del lancio. I giocatori che hanno preordinato il gioco otterranno l’accesso al “Ruin Rising Pack”, che introduce vari oggetti cosmetici e pietre di essenza nel gioco.

Atlas Fallen è attualmente sviluppato da Deck13 Interactive utilizzando il suo motore interno “Fledge”. Secondo il direttore del design Jérémy Hartvick, il gioco non è un “Soulslike” come i precedenti giochi dello studio, Lords of the Fallen e The Surge. Al contrario, il suo sistema di combattimento enfatizza la velocità e la fluidità e il design complessivo del gioco è stato ispirato da giochi come God of War (2018) e la serie Horizon.

Tuttavia, i punti fermi dei giochi di The Surge, come il sistema di puntamento del corpo, sono stati incorporati anche in Atlas Fallen. Il gioco offre anche tre modalità di difficoltà, con la modalità difficile pensata per i giocatori veterani di giochi simili ai Souls. Da notare è anche la somiglianza con Forspoken per quanto riguarda la mobilità del personaggio durante l’esplorazione (unico elemento di vanto del titolo Square Enix) e Godfall, se si osservano chiaramente il combattimento e il design delle armature.

Multiplayer

Il gioco presenta un’ottima sezione multiplayer che permette a due giocatori di giocare l’intera storia e le attività in compagnia. Naturalmente la difficoltà aumenta nel caso in cui dovessimo evocare un nostro amico, cosa ormai simile in quasi tutti i giochi.

Un altro elemento del multiplayer che abbiamo apprezzato è la presenza del nostro compagno anche nelle cutscene, in modo che non bisogna essere per forza un personaggio secondario o fantasma come nei titoli già giocati.

Atlas Fallen recensione

Audio e sonoro

Il comparto audio del gioco è ben fatto, essendo un mondo prevalentemente desertico, tutti i suoni sono stati riprodotti al meglio in modo da permettere al videogiocatore di immedesimarsi nel personaggio e vivere la fantastica storia di Atlas Fallen. Unica pecca è la mancanza del doppiaggio in italiano.

Conclusione

Atlas Fallen è un buon titolo che regala al videogiocatore una nuova esperienza in un mondo prevalentemente desertico. Ricolmo di attività principali e secondarie, riusciremo a passare molte ore su questo titolo, cercando l’origine di questo Guanto che ci ha donato abilità straordinarie.

Il gioco è molto fluido, la modalità Prestazioni gira a 60 fps (cosa da non dare per scontato nei titoli di ultima generazione come Gotham Knights), creando un senso di piacere durante l’esplorazione del mondo di gioco.

Arrivando alle battute finali del gioco, il personaggio diventerà una vera e propria forza della natura, permettendoci di affrontare anche le bossfight più difficili senza sudare sette camicie.

Per essere una delle prime esperienze open world di Deck13 siamo molto soddisfatti, speriamo che i prossimi titoli possano “alzare l’asticella” in modo che ci si possa aspettare molto da questa casa videoludica.

E voi invece, cosa ne pensate di questo titolo? Fatecelo sapere come sempre qui sotto nello spazio commenti e continuate a seguirci su Nerdpool.it!

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ARGOMENTI:Atlas FallenDeck13Focus EntertainmentRecensione
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DiDylandreams
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1 commento 1 commento
  • Lord Bhaal ha detto:
    22 Agosto 2023 alle 13:44

    Buongiorno,

    ho giocato al gioco recensito e penso che alcune considerazioni non siano state fatte:
    parlando del comparto grafico si nota come non tutte le sfaccettature siano state curate, una su tutte il fatto che ad Agosto 2023 escano ancora giochi dove passi attraverso le piante senza che esse si muovano o quando il personaggio raccoglie la sabbia da terra lasciandola cadere manchi l’effetto del contatto con il suolo
    Una pecca estremamente pesante riguarda la gestione della visuale durante le fight, dove la camera si sposta facendo uscire il nemico dalla visuale e quindi rendendo vani i tentativi di parare gli attacchi.
    Lo stile del gioco e più paragonabile a Forspoken, dal quale pesca a piene mani ( lo spostamento tramite scivolamento, giusto per fare un esempio o il Guanto che ci parla).
    Una cosa che ho trovato decisamente mancante e che ormai dovrebbe essere presente in tutti i giochi che girano su PS5 è l’integrazione di alcuni aspetti del gioco alle funzionalità del Dualsense: citando sempre lo scivolamento sarebbe stato carino associarlo alla funzione di vibrazione, così come il feedback aptico sarebbe stato gradito nell’uso delle armi, (a mio avviso estremamente poche e con poche mosse speciali) visto che si tratta di strumenti da taglio o impatto che restituiscono una certa resistenza quando colpiscono o quando vengono caricati i colpi.
    il combat system a mio parere è simile ai Soulslike dove, per avere la meglio in uno scontro bisogna essere in grado di coordinare i colpi dell’avversario con la parata (che permette di congelare i nemici), un uso saggio delle pietre (elemento fondamentale per la sopravvivenza del personaggio e non trattato nella recensione) che forniscono potenziamenti alle mosse offensive, attacchi speciali e abilità che aumentano la difesa e la rigenerazione insieme ad una corretta tempistica per sferrare gli attacchi. Il ruolo dell’Impeto (anch’esso fondamentale per il rafforzamento degli attacchi e l’attivazione delle abilità derivanti dalle Pietre) non è stato neanche menzionato
    Non è stato citato il sistema di raccolta e creazione delle pietre, importante per l’impostazione del pattern delle skill citate prima.
    Le quest (primarie, secondarie e incarichi) non sono così tante e anche seguendole tutte non ci vogliono troppe ore per finirlo.
    Per quanto riguarda le incudini non viene spiegata la loro funzione (funzionamento simile ai falò in Elden Ring) e alla loro importanza nel comprendere la Lore del gioco, dove l’obiettivo non è unire le città ma arrivare a combattere e sconfiggere una divinità.
    Volendo fermarmi qui concludo dicendo che comunque si tratta di un titolo godibile e che riesce a catturare l’attenzione del giocatore mano a mano che viene dipanata la storia, ha una buona grafica dove il motore gestisce in maniera brillante l’ambientazione e le sue sfaccettature (questione erba a parte), un sistema di crescita basato sulla raccolta dell’essenza rilasciata dai mostri che vengono uccisi che ci permette di avere accesso a potenziamenti sia per il guanto che per le armature che troveremo nel corso dell’avventura e che compensa la ripetitività degli scontri (poca varietà di nemici).

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