La notte degli Oscar si sta avvicinando, e i candidati a vincere i premi più prestigiosi del mondo del cinema sono tutti interessanti, alcuni discussi e altri meno, ma tutti meritevoli di un approfondimento. Quest’ultimo anno i talenti hanno proliferato e moltissimi artisti hanno dato il meglio di sé, rendendo difficile lanciare scommesse o schierarsi totalmente in favore di un solo cavallo.
Per questo, mi sembra doveroso approfondire il discorso di almeno quelli che sono i film candidati al premio più ambito: l’Oscar al Miglior film 2025.
In questo articolo parleremo di The Brutalist.
Di cosa parla The Brutalist?
Il protagonista di questo film, interpretato da Adrien Brody, è un ebreo di Budapest, László Tóth, che nel 1947 scampa all’Olocausto, che lo divide dalla moglie e della nipote, ed emigra negli Stati Uniti in cerca di un nuovo inizio. Qui, dopo varie difficoltà e periodi pieni di sfide, riesce a riprendere a praticare il lavoro che ha lasciato nel suo paese e del quale è profondamente innamorato: quello di architetto.
Al servizio di un uomo molto ricco, interpretato da un affascinate e convincente Guy Pearce, ha il compito, l’onere e l’onore, di costruire un enorme e ambizioso complesso dalla realizzazione all’apparenza impossibile.
Quella che vediamo sullo schermo è una storia vera, la storia di un uomo che fugge da un incubo per ritrovarlo dentro di se’, che si porta dietro una sofferenza impossibile da comprendere: l’incubo non finisce quando finisce la guerra.
Perché The Brutalist meriterebbe la vittoria?
Perché ci mostra la guerra senza mezze misure, e in un modo innovativo: vediamo l’Olocausto proseguire dopo la liberazione, vediamo la prospettiva di un futuro migliore che svanisce, corrotto dal passato e frenato da un presente che non perdona. L’orrore continua fuori dai campi, e Brody ce lo fa vivere fin dentro le ossa, ci trasmette il suo disagio, la sua incapacità di esprimersi è anche la nostra.
Potrebbe (e dovrebbe) vincere perché parla di tematiche tornate (ahimè) quanto mai attuali, che fanno riflettere sul periodo che stiamo vivendo facendoci ragionare oltre le apparenze, mostrandoci il punto di vista di chi non è davvero accettato, ma solo “tollerato”.
Perché The Brutalist non meriterebbe la vittoria?
Perché, forse, nonostante sia sempre importante affrontarlo, quello della persecuzione degli ebrei è un tema ormai trito e ritrito. The Brutalist è un film fatto d’arte in modo artistico, ma è molto lungo e, secondo alcuni, le tempistiche potevano essere gestite meglio. Forse c’è troppa differenza fra la regia della prima parte e quella seconda, che sembra partire al galoppo nella seconda metà, dopo averci abituato ad un ritmo fin troppo delicato.
E voi, cosa ne pensate di The Brutalist? Ha le carte in regola per vincere?
Leggi anche di: Anora, Dune: Part Two, Wicked, Conclave, Io sono ancora qui, e A Complete Unknown.



