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NerdPool > Blog > Videogiochi > Demon’s Souls: recensione del remake di Bluepoint Games
Videogiochi

Demon’s Souls: recensione del remake di Bluepoint Games

Fillo
29 Novembre 2020
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15 Min
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Circa dieci giorni fa – seppur in quantità limitate – PlayStation 5 è arrivata anche dalle nostre parti e con essa alcune esclusive first party. Tra queste troviamo il tanto atteso remake di Demon’s Souls sviluppato da Bluepoint Games, il talentuoso studio texano specializzato in rifacimenti di alta qualità. Inutile dire che, trai progetti svolti finora dal suddetto, il remake dell’opera di From Software è quello più ambizioso nonché impressionante in termini produttivi. Ma soprattutto, la riproposizione di questo titolo ha un valore simbolico. Non dimentichiamoci che stiamo parlando del gioco da cui tutto ha avuto inizio, e che ha permesso a Hidetaka Miyazaki e From Software di farsi un nome all’interno dell’industria.

A dirla tutta, soltanto una nicchia di giocatori ha riposto i giusti riguardi in Demon’s Souls, tant’è che il boom della casa di Tokyo è avvenuto due anni più tardi con Dark Souls.  Ad ogni modo, il tempo ha dato ragione al buon Miyazaki e adesso tanti giocatori hanno l’opportunità di scoprire il decadente regno di Boletaria. Nel corso di questa recensione proveremo dunque a darvi la miglior chiave di lettura possibile del suddetto, contestualizzandolo al 2020 nell’ottica del remake di Bluepoint.

Demon's Souls Remake screen Nexus
Benvenuti nel Nexus, con le sue 6 Arcipietre di cui una rotta perché il mondo dei Giganti nell’originale è stato tagliato. Un gran peccato.

Le origini del mito

Affinché cogliate appieno la nostra analisi, reputiamo necessario fare un balzo al 2009 per spiegarvi la genesi di questo gioco di culto. Come molti sapranno, nessuno credeva in Demon’s Souls se non il suo ambizioso director. Potremmo quasi dire che sia stato il destino a volere che un titolo del genere venisse alla luce, perché era l’esatto opposto del videogioco mainstream. Addirittura il suo lancio in occidente (avvenuto nel 2010) ha richiesto l’intervento di ben due publisher disposti ad assumersi rischi di tale operazione. DeS è un titolo grezzo, sbilanciato e “cattivo”, rilasciato in un periodo in cui i giochi si completavano da soli. Eppure, sotto a quel comparto tecnico non proprio all’avanguardia e oltre quelle maniere un po’ forti, si nasconde un’anima. Un’anima che alcuni giocatori sono riusciti a cogliere prima di altri, e che con il passaparola hanno contribuito all’inaspettato successo di questo action RPG.

Demon's Souls Remake screen 2
Nessuna situazione è realmente impossibile, anche se alcune sono più infami di altre. Come quella schiera di nemici che ostacola il giocatore dalla battaglia con il Penetratore…

L’idea vincente

Trai pregi dell’opera troviamo quel fascino spettrale – causato in parte dal comparto tecnico – e meccaniche all’epoca innovative ma ormai parte integrante delle produzioni From Software. Trai Souls DeS è senza dubbio quello più atipico, ma in esso troviamo lo scheletro dei vari Dark Souls e Bloodborne. Ci riferiamo al senso di sfida, al gameplay e al multiplayer asincrono, ma anche alla narrativa, più sfaccettata di quanto possa sembrare. Se da una parte il giocatore viene gettato subito nel mezzo dell’azione con pochissime informazioni, dall’altra esso può cogliere svariati dettagli tramite la metanarrazione. Gli oggetti infatti racchiudono una descrizione che dà sempre qualche suggerimento. Infine, viene fatto largo uso della narrazione ambientale attraverso un attento game design.

Poco sopra dicevamo che Demon’s Souls è un gioco cattivo, ma non è del tutto vero. Al giocatore vengono sempre forniti gli strumenti per superare le avversità proposte, pertanto serve solo una buona capacità di osservazione. State per attraversare un ponte sopra al quale si trovano distese di cadaveri carbonizzati e udite in lontananza il ruggito di una viverna? Molto probabilmente essa si farà viva nel momento in cui state passando e dovrete escogitare un modo per sopravvivere. Oppure, prima di affrontare un boss un nemico lascia cadere (droppa) una trementina? È un chiaro segno che quel boss sarà vulnerabile al fuoco, e così via.

Se avete giocato ad uno qualsiasi dei Souls, probabilmente queste cose le sapete già. Ciò che conta è che seppur in una forma meno rifinita, le idee alla base di questi titoli sono già presenti in DeS e funzionano alla grande. Per di più, nel remake in questione alcuni elementi sono stati perfezionati al fine di una migliore qualità della vita, ma ci torniamo a breve.

Demon's Souls Remake Screen 3
Demon’s Souls contiene molte idee che sono state ripescate successivamente da Miyazaki, come il mana per lanciare gli incantesimi o questo posto putrido che ricorda vagamente la Città infame.

Mondi e conseguenze

Ciò che rende Demon’s Souls unico rispetto ai prodotti successivi di From è la struttura del mondo gestita in aree separate invece di un open world. A conti fatti possiamo vedere i suddetti come cinque grandi dungeon dalla struttura lineare ma che comunque riserbano qualche soddisfazione in termini di level design. Quanto alla progressione, una volta sconfitto il primo boss del Palazzo di Boletaria (il primo mondo) avremo modo di parlare con il Monumentale. Esso ci chiederà di fermare la minaccia costituita dai demoni, dopodiché sbloccherà l’accesso alle quattro Arcipietre restanti. A questo punto, nonostante ci sia un percorso ottimale da seguire, nulla ci vieta di addentrarci nei mondi che preferiamo, assumendocene i rischi. Apriamo una piccola parentesi sui boss, che rispetto a quelli visti nel resto della “serie” sono sensibilmente più facili poiché basati su delle meccaniche dedicate. Il risultato è spesso spettacolare ma non troppo profondo.

Demon's Souls Remake screen 4
L’idea delle gimmick sulla carta è bellissima, peccato che certi boss siano davvero troppo facili. Come il Re delle Tempeste, che può essere abbattuto brandendo una certa spada…

La difficoltà del gioco è inoltre influenzata dalla meccanica del World Tendency, che potremmo equiparare al karma. La tendenza dei mondi va da bianco puro al nero più oscuro ed è influenzata dalle nostre azioni. Uccidere gli NPC oppure morire quando si è in forma umana portano inevitabilmente all’incremento della difficoltà, ma anche a bottini migliori. Mentre la sconfitta di boss e una condotta positiva portano ad una difficoltà inferiore. La tendenza di ciascun mondo è individuale e può attivare diversi eventi. Ad esempio, con la tendenza bianca pura potete esplorare zone altrimenti inaccessibili in alcuni mondi, mentre quella oscura potrebbe attivare le quest di certi personaggi. Ogni Arcipietra nasconde i suoi segreti e sta al giocatore scoprirli tutti esplorando le varie tonalità di tendenza. Nel titolo originale la gestione delle tendenze era piuttosto caotica da comprendere, fortunatamente Bluepoint ha reso più comprensibile la schermata dedicata a questa meccanica.

Demon's Souls Remake screen 5 tendency
La schermata dedicata alle tendenze è ora più comprensibile. Si va dallo stato neutrale fino a Pure White o Pure Black, per un totale di 3 gradi totali per tendenza.

Un’esperienza quasi inedita

Facciamo ora un focus sulla questione remake, che come sempre ha fatto discutere. In generale, possiamo dire i ragazzi di Bluepoint hanno trattato Demon’s Souls nel modo più rispettoso possibile al fine di non contaminarne l’immaginario e l’esperienza. Ovviamente gli sviluppatori si sono presi alcune libertà creative in termini artistici, ma ciò non vuol dire che sia un male. A livello visivo il titolo è decisamente più colorato e vibrante dell’originale ma, paradossalmente, le sensazioni che abbiamo percepito sono state simili, se non identiche. Gli scenari sono colmi di dettagli che ci hanno permesso di apprezzare ancora di più la bontà del lavoro originale e inevitabilmente, ci hanno rapito. In ogni caso, attraverso la photo mode è possibile impostare il filtro classico da utilizzare in game, per un po’ di sana nostalgia.

I modelli dei personaggi sono ora più realistici che mai, elemento che salta all’occhio fin dai primi minuti grazie all’ottimo editor curato dallo studio texano. Quanto ai PNG, ad eccezione della Maiden e del Monumentale che sono rimasti invariati, possiamo ammirare splendide animazioni facciali, del tutto assenti nell’originale. Discorso analogo per armi, armature e modelli dei nemici, tutti ricchi di eccezionali dettagli che ci danno un primo assaggio della potenza di PlayStation 5. Quanto all’interfaccia di gioco, è decisamente più snella e sobria ma perde un po’ del fascino dell’originale. C’è di buono che possiamo personalizzare il nostro HUD – in modo simile ai Dark Souls – con la possibilità di tenerlo nascosto. In questo modo possiamo ottenere il massimo dell’immersività.

Demon's Souls Remake screen 6
Ponti e viverne, un grande classico.

Lo stesso di un tempo

Ciò che non è cambiato è il cuore dell’esperienza, a partire dall’intelligenza artificiale dei nemici, che non è stata alterata. In generale apprezziamo la decisione di Bluepoint, anche se talvolta questi si rivelano poco reattivi e qualche miglioria non ci sarebbe dispiaciuta. Si tratta comunque di minuzie, perché il gioco è pieno di imboscate e sezioni particolarmente impegnative. I combattimenti dal canto loro sono rimasti gli stessi di sempre e non presentano manovre aggiuntive. Se siete abituati a DS noterete ad esempio l’assenza dell’attacco in salto o di moveset particolarmente elaborati per le armi. In definitiva abbiamo attacchi leggeri e pesanti, in corsa, dopo una schivata e gli immancabili backstab. Lo stesso discorso è applicabile al bilanciamento di Demon’s Souls, che non è mai stato troppo bilanciato. Proprio come dieci anni fa, gli incantesimi continuano a essere sbilanciatissimi, tant’è che con alcune magie potete letteralmente sciogliere certi boss.

DeS Remake screen 7
Tra le aggiunte più gradite troviamo la possibilità di inviare in qualsiasi momento al deposito gli oggetti nel nostro inventario. E anche la possibilità di consumare più anime in una volta sola.

Quindi, per quanto concerne le dinamiche del gameplay non è cambiato assolutamente nulla, compreso il multiplayer asincrono e le evocazioni/invasioni. Gli sviluppatori però hanno riammodernato tutti gli aspetti tecnici ed estetici, a cominciare dalle animazioni del nostro avatar che denotano una maggiore fisicità negli scontri. Il tutto è enfatizzato dalle caratteristiche del DualSense, che trasmettono sensazioni senza precedenti. Il feedback aptico accentua la fisicità appena descritta, così come gli speaker del pad, che emettono suoni quando colpiamo i nemici. I grilletti adattivi invece offrono la giusta resistenza quando tendiamo la corda dell’arco. Per farla breve, DeS remake si gioca allo stesso modo della versione PlayStation 3, ma nel farlo si prova qualcosa di nuovo e diverso. Bluepoint è dunque riuscita a valorizzare le nuove feature a disposizione elevando l’esperienza offerta dal titolo.

Demon's Souls Remake Patches screen
Indovinate? Anche Patches è lo stesso birbante di sempre.

Comparto tecnico e direzione artistica

Concludiamo questa recensione con l’immancabile paragrafo dedicato agli aspetti puramente tecnici. In termini di pura potenza grafica, Demon’s Souls remake è probabilmente il miglior titolo di questa nuova generazione. Il motore grafico proprietario di Bluepoint Games mostra i muscoli offrendo una quantità di dettagli su schermo allucinanti. Il tutto può essere fruito in modalità cinematica con una risoluzione nativa di 3840x2160p a 30fps oppure in modalità performance a 60fps. Abbiamo testato entrambe le modalità e possiamo affermare che la modalità performance non si discosta troppo da quella cinematica dal punto di vista visivo. Insomma, il risultato è stato superiore alle aspettative e abbiamo percepito pochissimi cali di fluidità. Va elogiato anche il sistema di illuminazione, che garantisce un’ottima resa delle di ombre e luci e particelle sulle differenti superfici. Sebbene la questione RTX abbia fatto discutere parecchio, possiamo dire che visti i risultati conseguiti, non è una grossa perdita.

Demon's Souls Remake Alta Latria screen
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Ottimi i caricamenti, che impiegano otto secondi per il teletrasporto verso il Nexus o altre zone, e solo pochi istanti tra una morte e l’altra. Chiudiamo infine spendendo qualche parola sulla direzione artistica e sulla colonna sonora. Sulla prima c’è poco da dire, se non che è di ottimo livello ma il cui apprezzamento è puramente soggettivo. A noi nel complesso è piaciuta, anche se continuiamo a preferire il design PS3 di alcuni nemici. Lo stesso vale per la OST, il cui nuovo arrangiamento porta diverse differenze che potrebbero non piacere a tutti. In ogni caso, l’incredibile qualità di questo remake è incontestabile.

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DiFillo
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Sono un ragazzo appassionato di media, cosa che nel tempo mi ha spinto a studiarli un po’ più a fondo. La passione per i videogiochi mi accompagna fin da bambino e mi spinge a parlarne, scriverne e fotografarli ad ogni occasione possibile.
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