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NerdPool > Blog > Libri > FRANCIS FORD COPPOLA a cura di Enrico Carocci: recensione
Libri

FRANCIS FORD COPPOLA a cura di Enrico Carocci: recensione

Daniela
22 Febbraio 2025
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12 Min
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Per la sezione Elementi, la casa editrice Marsilio pubblica una raccolta di saggi, curata da Enrico Carocci, sul regista italo-americano Francis Ford Coppola.

Trama

Prima di entrare nel vivo delle pellicole più importanti del regista, il saggio passa in rassegna la biografia di Francis Ford Coppola nel dettaglio, dai primi passi nel mondo del cinema con Non torno a casa stasera,  fino all’ultimo suo controverso lavoro, Megalopolis, addirittura candidato ai Razzie Awards del 2024 nella categoria “Peggior Film”. 

Non torno a casa stasera, di Jeff Menne: il suo primo film importante, intreccia i temi dell’autorità e della fuga nel romanzo americano. La protagonista è una donna che, nonostante sia in attesa di un figlio, mostra diffidenza nei confronti della maternità e delle relazioni sentimentali. Questa si ritira, con il suo compagno, in un angolo di paradiso lontano dal decadimento della società, ma ciò non basta a placare ciò che la tormenta, ovvero il non riconoscersi più come se stessa; emblematica, a tal proposito, è la telefonata iniziatica del film in cui la donna dice “Lei è incinta“, riferendosi a se stessa. Seguendo le regole del romanzo familiare freudiano, Natalie viene risucchiata in un loop senza fine che la chiude nel ruolo di madre e moglie; lei lo rigetta con ostinazione, fuggendo nel romanzo americano che presuppone l’allontanamento dalle leggi imposte dalla società. Così, the rain people si fa liquida perché “è fatta di pioggia, così che quando piange sparisce“.

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Il Padrino, di David Forgacs: se Coppola ha bisogno di soldi e la Paramount Pictures necessita di successi commerciali, nasce uno dei più bei film della vecchia Hollywood. Per girare Il Padrino, il regista ha dovuto vincere un notevole braccio di ferro per avere il cast, le ambientazioni e la durata del cut finale che voleva lui. Lavorando fianco a fianco con l’autore dell’omonimo romanzo, Mario Puzo, Coppola ha fortemente voluto Marlon Brando come rappresentante di una mascolinità vincente, in un film che è totalmente maschile e relega la figura femminea nell’ombra. Il Padrino è uno dei pochi film che, come ha sempre confermato lo scrittore, ha migliorato il romanzo, epurandolo di leggerezze adatte a un certo tipo di pubblico e trasformando la storia nell’epic mafia movie per eccellenza.

La conversazione, di Paola Valentini: questo è un film che si muove a metà tra l’horror moderno, un prodotto per la televisione e una pellicola indie che fa emergere prepotente una delle migliori interpretazioni di Gene Hackman. Decisamente in anticipo sui tempi, rompe con lo storytelling tradizionale prima che, di lì a poco, lo faccia l’Mtv style. Racconta di un mondo in cui si è perduta la dimensione privata per via delle intercettazioni telefoniche e si tinge di un aspetto profetico dal momento che, a breve, scoppierà il caso Watergate; con un tema del genere si svela la vera natura del film, cioè quella orrorificamente psicanalitica, tanto cara al grande regista Alfred Hitchcock, qui esplicita influenza.

Il Padrino – Parte II, di Todd Berliner: il film apre l’annosa questione del gradimento dei sequel, presso critica e pubblico. Generalmente, anche davanti a un buon film, questo sarà reputato non all’altezza del precedente e, addirittura, fonte di aspre critiche. Ma quanti bei sequel esistono? Lo squalo 2, Rocky 2, Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan sono, per certi versi, migliori dei primi capitoli anche perché fanno leva su una maggiore spettacolarizzazione per attirare lo spettatore scettico (Callaghan mette in scena maggiore violenza e lo squalo di Spielberg è decisamente più grande e affamato del primo). La seconda parte de Il Padrino, finalmente dopo anni, è stata riconosciuta per il l’ottimo sequel che è, non paragonabile alla prima parte (a cui spesso richiama), ma di livello altissimo. Presi assieme, i primi due capitoli della futura trilogia costituiscono un unicuum che in cast, ambientazioni e tematiche affrontate, si equilibrano e compensano alla perfezione.

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Apocalypse now, di Jay Beck: il film è tratto dal racconto di Joseph Conrad del 1899, Heart of Darkness, ma ricolloca la storia ambientato sul fiume Congo lungo le sponde del Mekong, durante la guerra del Vietnam. Dietro la pellicola c’è un accurato e innovativo lavoro da parte del comparto sonoro perché i film dell’epoca erano, per la maggior parte, monofonici e sfruttavano tecnologie obsolete che risalivano agli anni Trenta. Nel 1975, però, fu introdotto il Dolby Stereo e tutto cambiò. Walter Murch divenne sound design della pellicola con la piena fiducia di Coppola a patto che fossero soddisfatte tre condizioni: che il film fosse “quintafonico”, che lo spettatore lo percepisse come rappresentazione accurata dei fatti narrati e che la colonna sonora condividesse l’atmosfera psichedelica in cui la guerra era stata combattuta, attraverso la musica, ma anche con un singolare accostamento di immagini e suoni. Per Apocalypse now saranno registrati tra i dieci e i quindicimila suoni, dando vita a una storia che “parla di soldati che vedono attraverso binocoli, parlano attraverso microfoni, sentono attraverso la radio, mangiano bistecche, bevono birra sul campo di battaglia e assumono droghe per deviare i loro sensi”.

I ragazzi della 56ª strada, di Sabrina Vellucci: il film ha subito un importante rimaneggiamento perché, pur essendo la trasposizione fedele del romanzo The Outsiders di S.E. Hinton, l’uscita di un’altra pellicola aveva affrettato la post produzione de I ragazzi della 56 strada e portato a un prodotto insoddisfacente, sia per Coppola che peri i giovani lettori appassionati del libro. Nei contenuti extra, è il regista in persona a spiegare che la pellicola è da intendersi destinata a un pubblico giovanile, molto legato a un romanzo importante in cui i turbamenti adolescenziali e i conflitti sociali, non solo rappresentarono proprio quella generazione ribelle, ma servirono all’autrice allora quindicenne, per esorcizzare il dolore dovuto alla malattia terminale del padre.

Il Padrino – Parte III, di Luca Aversano: il saggio si concentra sulla musica impiegata nella terza e conclusiva parte della trilogia del Godfather, ora affidata al padre del regista, Carmine Coppola, che rivide il materiale originale e inserì una significativa novità, la parola coda nel titolo del film per ricapitolare e chiudere gli spunti tematici emersi in precedenza. Musicalmente emblematica nel brand è sicuramente la tromba di apertura che richiama l’arcaica immagine biblica dell’intervento divino o apocalittico. Inoltre, lo strumento è quello che inneggia alla battaglia nel pieno del furore bellico, caricandosi di violenza e assalto. Queste sfumature sono ravvisabili nel sottotitolo del film “The death of Michael Corleone“, una morte fallace perché al protagonista viene negata la possibilità di redimersi in essa, per scontare le sue colpe nel dolore. Tale potente messaggio è visivamente trasmesso da quell’ultima scena che vede Michael urlare, muto e straziato, accompagnato dalla Cavalleria rusticana che ci riportano alle origini della famiglia e trasformano il cinema in perfetta opera lirica.

Dopo la New Hollywood. Dagli anni ottanta a Megalopolis, di Elio Ugenti: il saggio conclusivo fa da corollario all’intera raccolta e spiega i motivi per cui l’ultima fatica del regista sia rimasta in un cassetto per quarant’anni. Basato sull’idea di collocare le figure di Catilina e Cicerone in un tempo distopico, Coppola dovette accantonare tutto per via dell’undici settembre e degli Zoetrope Sudios. Di fatto, gli anni Ottanta e Novanta saranno anni di crisi e instabilità economica che lo costringeranno a girare molti film per risalire la china. A questo periodo risalgono diversi successi (Dracula di Bram Stoker) e insuccessi (I giardini di pietra) che, però, permisero al regista di approfondire una serie di ricerche storico-letteraria che potessero aiutarlo a perfezionare la sceneggiatura di Megalopolis. Il film ha visto la luce il sedici maggio dell’anno scorso in anteprima mondiale al Festival di Cannes e, che piaccia o meno, rappresenta la pluridecennale esistenza dell’ecosistema Coppola che è sopravvissuto alla temporanea decadenza per risollevarsi più forte di prima.

“POTREI FARE CINQUE FALLIMENTI E SAREI SEMPRE L’UOMO CHE HA DIRETTO IL “PADRINO”. C’È SOLO UN MODO PER ANNULLARE QUESTA SITUAZIONE: TENTARE DI FARE UN ALTRO PADRINO E FALLIRE”

Recensione

La figura di Francis Ford Coppola è una delle più complesse e affascinanti del panorama cinematografico mondiale. Regista visionario, sceneggiatore talentuoso e produttore influente, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema con opere che hanno segnato generazioni di spettatori. Il volume approfondisce la sua produzione cinematografica, attraverso una raccolta di saggi che esplorano le molteplici sfaccettature del suo lavoro.

Ogni sezione è dedicata a un particolare aspetto dell’opera di Coppola, dall’analisi delle sue prime pellicole, per poi concentrarsi sui suoi capolavori più conosciuti. Un’attenzione particolare è dedicata al rapporto tra cinema e potere (rappresentato dagli studios), così come all’utilizzo delle nuove tecnologie (si veda l’uso del Dolby succitato) e alla capacità di sperimentare generi cinematografici.

I saggi raccolti nel volume sono firmati da molti importanti critici cinematografici italiani che offrono interpretazioni originali e stimolanti dei film del maestro. I testi sono corredati da fotografie di scena e materiali d’archivio che permettono al lettore di immergersi completamente nel mondo del regista.

Uno dei punti di forza del libro, e al contempo svantaggio, è “agganciare” ogni tipo di lettore che sia mosso dalla costante curiosità di scoprire qualcosa oltre la pellicola. L’opera tratta temi complessi e sofisticati per il pubblico più esigente, ma è anche in grado di parlare una lingua più comune per i non addetti ai lavori, grazie a uno stile lineare e coinvolgente.

Sicuramente un volume imprescindibile per chiunque voglia approfondire la conoscenza del cinema di uno dei più grandi maestri contemporanei.

Il libro potete trovarlo QUI

L’Autore

Enrico Carocci, professore di Teoria del cinema e analisi dei film, è specializzato nel cinema americano ed europeo, dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Tra i suoi maggiori lavori si ricordano Il sistema schermo-mente. Cinema narrativo e coinvolgimento emozionale del 2018, oltre che un altro volume della collana Elementi edita da Marsilio, incentrato sul regista Stanley Kubrick (2019).

ARGOMENTI:CinemaMarsilio EditoriRecensione
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