Una puntata che vi terrà con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, con quel mix di comicità e surrealismo made in The Boys
Se i primi tre episodi della seconda stagione di Gen V hanno apparecchiato la tavola del caos, il quarto è il piatto forte che stavamo aspettando.
Un episodio teso, claustrofobico e spietato che accelera la narrazione e alza la posta in gioco a livelli quasi insostenibili, confermando che la maturità di questa stagione non era una promessa, ma un dato di fatto.
Questo episodio approfondisce, o almeno tenta con brutale efficacia, di svelare i segreti che si annidano nei corridoi della Godolkin University e, soprattutto, dietro il sorriso gelido del suo nuovo Rettore, Dean Cipher. Hamish Linklater si conferma, scena dopo scena, sempre più magistrale nel ruolo.

Il suo personaggio si sta rivelando un villain all’altezza dei suoi predecessori più illustri, un antagonista che non si affida solo alla potenza bruta, ma a un’astuzia calcolatrice e a una capacità di manipolazione che lo rendono tanto affascinante quanto terrificante. Ogni sua parola è una minaccia velata, ogni gesto un pezzo di un puzzle mortale che i nostri protagonisti faticano a comporre.
Ma è nella sua struttura che l’episodio trova la sua vera, geniale identità. La puntata richiama in una maniera incredibilmente azzeccata l’atmosfera degli Hunger Games.
La competizione accademica si trasforma in una vera e propria arena per la sopravvivenza, dove gli studenti non sono più compagni di corso, ma tributi costretti a mettersi alla prova in sfide che ne testano i limiti fisici e morali. La tensione è palpabile, le alleanze fragili e la sensazione che nessuno sia veramente al sicuro pervade ogni sequenza, rendendo la visione un’esperienza adrenalinica e angosciante.
E quando pensate di aver capito dove la storia stia andando a parare, l’episodio vi assesta il colpo di grazia.
La sceneggiatura costruisce un crescendo di suspense che culmina in un finale mozzafiato, un colpo di scena tanto inaspettato quanto sconvolgente che vi lascerà letteralmente senza parole. Non è solo un cliffhanger, è una dichiarazione d’intenti: in questa stagione, nessuna certezza è al sicuro.
