La terza stagione de Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere arriva su Prime Video l’11 novembre, con una distribuzione scaglionata: quattro episodi al debutto, due il 18 novembre e gli ultimi due il 25. Al centro della stagione c’è l’evento che il pubblico aspetta dal primo trailer del 2022, cioè la forgiatura dell’Unico Anello.
C’è però un dettaglio che rende quella scena diversa da qualunque altra la serie abbia messo in onda finora: non esiste un testo da adattare. Tolkien non ha mai scritto la forgiatura come scena, e l’unico libro che la racconta per esteso è un libro su cui Amazon non ha alcun diritto.
Cosa Amazon ha comprato davvero
L’accordo firmato nel 2017, costato circa duecentocinquanta milioni di dollari per la sola licenza, copre Il Signore degli Anelli con le sue Appendici e Lo Hobbit. Si ferma lì. Il Silmarillion, i Racconti incompiuti e i volumi postumi curati da Christopher Tolkien restano sotto il controllo diretto della Tolkien Estate, che non li ha mai concessi a nessuna produzione.
Il problema è che la Seconda Era, dentro il materiale autorizzato, esiste quasi soltanto come cronologia. Nell’Appendice B la nascita dell’Anello occupa una riga: intorno all’anno 1600 Sauron forgia l’Unico a Orodruin e completa Barad-dûr. Nessun ambiente, nessun gesto, nessuna parola pronunciata. Il racconto più esteso, quello con Celebrimbor che percepisce l’inganno e si sfila i Tre, si trova nel Silmarillion, cioè esattamente dove gli sceneggiatori non possono andare a leggere.
Vale la pena tenerlo a mente ogni volta che si legge che la serie “ha stravolto il lore”: buona parte del lore dettagliato che i lettori hanno in testa arriva da libri che la produzione non può nemmeno citare di sfuggita.
Il vero motore delle modifiche è il tempo
C’è poi un vincolo di cui si discute molto meno dei diritti, e che pesa forse di più. La Seconda Era dura 3.441 anni. Tra la forgiatura dell’Unico e il momento in cui Isildur lo taglia dal dito di Sauron passano circa milleottocento anni.
Per Galadriel, Elrond e Gil-galad non è un ostacolo, perché sono immortali. Ma la Seconda Era è anche la storia di Númenor, di Elendil, di Isildur, dei Nani di Durin: personaggi mortali. Rispettando la cronologia alla lettera, una serie televisiva dovrebbe sostituire metà del cast ogni due stagioni. Da qui la compressione temporale, che mette nella stessa scena personaggi separati nei libri da secoli, e da cui discendono quasi tutte le altre modifiche.
L’inversione tra Eregion e l’Anello
La scelta più radicale, però, non si spiega né con i diritti né con la compressione. Nelle Appendici l’ordine è chiaro: Sauron forgia l’Unico intorno al 1600, Celebrimbor capisce in quell’istante di essere stato ingannato, e solo quasi cento anni dopo, nel 1697, arriva la guerra che distrugge Eregion e uccide il fabbro elfico. Prima l’Anello, poi il conflitto.
La serie ha invertito i due momenti. Eregion è caduta nel finale della seconda stagione, Celebrimbor è morto, e l’Unico deve ancora nascere. In televisione la scelta ha una sua logica evidente, perché consegna una stagione intera di assedio al posto di un uomo che intuisce un tradimento da solo in una stanza. Ma sposta un problema in avanti: quando Sauron forgerà l’Anello avrà già vinto la guerra e completato Barad-dûr. Secondo la sinossi ufficiale gli resistono solo i Nani chiusi in Khazad-dûm e i regni elfici di Lindon e Gran Burrone, protetti dai Tre. Sarà proprio questo il movente che la terza stagione dovrà rendere credibile.
Cosa è necessità e cosa è scelta
Non tutte le modifiche stanno sullo stesso piano, e distinguerle è più utile che bocciarle in blocco.
I Tre Anelli elfici forgiati con Sauron presente nei panni di Halbrand ribaltano un punto che nei libri ha una funzione precisa: i Tre sono l’unica opera che Celebrimbor compie da solo, ed è per questo che restano incorrotti e utilizzabili millenni dopo. Qui la licenza non c’entra: è una scelta drammatica che tocca un ingranaggio importante.
Il Balrog di Moria, nei libri, si risveglia nella Terza Era intorno all’anno 1980. La serie lo ha svegliato con millenni di anticipo e nella terza stagione gli darà persino una voce, quella di Simon Pegg. Anche qui, spettacolo puro.
Diverso il caso dei Nazgnagôl, il termine con cui la serie chiama i futuri Spettri dell’Anello quando sono ancora uomini. È una parola che nei libri non esiste, costruita a tavolino dagli showrunner a partire dalla Lingua Nera, dove nazg significa anello. È un’invenzione, ma fatta nel modo in cui lavorava Tolkien, che partiva dalla lingua e ci costruiva sopra il mondo.
La scena che nessuno ha scritto
Resta il punto di partenza. In tutto il materiale che Amazon possiede, la forgiatura dell’Unico non è descritta da nessuna parte. Quella scena, quando la vedremo, sarà interamente opera di J.D. Payne e Patrick McKay: non un adattamento, ma una scrittura originale.
È probabilmente la prova più difficile che la serie abbia affrontato, ed è anche la più esposta. Fin qui gli showrunner potevano appellarsi alle Appendici. Da novembre, nel bene e nel male, la responsabilità è tutta loro.
Nel video qui sopra trovi l’analisi completa, con la cronologia delle Appendici a confronto con quella della serie e tutto quello che sappiamo finora sulla terza stagione.


