L’autore statunitense Michael Bible torna in libreria con il suo ultimo romanzo Goodbye Hotel, edito da Adelphi. In una piccola cittadina del North Carolina, la storia d’amore tra Eleanor e François s’intreccia con la vita di due tartarughe, in un tempo e spazio in cui tutte le cose possibili possono esistere contemporaneamente.

Trama
New York. François ha più di quarant’anni e, dopo una vita a girovagare per il paese, decide di fermarsi definitivamente al Goodbye hotel, considerato l’ultimo rifugio per chi non vuole più vivere nel mondo. Durante una notte nevosa, François decide di scrivere una specie di testamento, per raccontare quanto accaduto una notte d’estate di venticinque anni prima. Così la sua mente percorre un lungo viaggio e torna lì, per le strade di una cittadina chiamata Harmony, in cui le persone desiderano disperatamente qualcosa di meglio, cercando di ottenerlo in qualche modo. Quella notte di ritorno da una festa, vi è Eleanor in macchina con lui. L’auto sfreccia a tutta velocità per le strade, non curanti del loro futuro e del pericolo imminente. Testimone della loro follia è un uomo, che gira il mondo con la sua tartaruga chiaroveggente di nome Lazarus. Dopo quella notte Eleanor scompare nel nulla, lasciando da sola la sua piccola tartaruga Little Lazarus, chiamata così in onore della sua simile, ormai diventata una celebrità in città.
Da qui il limite tra passato e presente inizia a sottigliarsi fino a mescolarsi del tutto, intrecciando irreversibilmente le vite dei protagonisti. In un turbinio di pensieri, queste anime solitarie ci raccontano la loro versione della storia, lasciandosi andare ai ricordi più lontani.
Dicono che due particelle possono avere un legame così forte da cambiare direzione dello stesso istante a un milione di chilometri di distanza. Una danza cosmica che supera il tempo e lo spazio. Mi piace pensare che ogni momento possa essere così intrecciato, così unito per sempre a un altro, che il tempo e lo spazio perdono importanza. Nessun inizio e nessuna fine, solo due punti di una lunga orbita che fanno continuamente ritorno.
Recensione
Dopo il suo esordio letterario con L’ultima cosa bella sulla faccia della terra (2023), Micahel Bible torna ancora una volta ad Harmony, nel North Carolina, per raccontare la storia di altre anime che aspettano solo il loro momento per essere ascoltate.
Harmony, ovvero “piena di persone che desiderano disperatamente qualcosa di meglio“. É così che questa piccola cittadina americana ci viene descritta dall’autore. Harmony può sembrare anonima, in cui ogni sera si somiglia all’altra e le persone si conoscono da sempre. I suoi abitanti sentono che hanno continuamente bisogno di qualcosa di più e la loro insoddisfazione li porta alla ricerca perenne della felicità, con esiti quasi sempre fallimentari. Non vi è differenza tra chi è amato e chi no, poiché tutti si sentono soli, con un vuoto dentro di loro che cresce di giorno in giorno. Più che una cittadina, Harmony è la rappresentazione della solitudine umana, nella quale le persone non si sentono viste, ascoltate e capite del tutto. Ed è proprio ad Harmony che muovono i primi passi i protagonisti di questa storia.
Le vite di François ed Eleanor sembrano identiche a tutte le altre, destinate a seguire una linea continua già tracciata per loro. Sono anime introverse e deluse, che tentano di allontanarsi da un’esistenza piatta, riflesso del vuoto interiore che li attanaglia. Sono loro stessi che riescono a spezzare la linea del loro destino, cambiando il corso degli eventi. In questo modo, le loro vite possono finalmente avere tante varianti, tutte diverse tra loro. Lo stesso François racconta l’avvenimento scatenante in diverse versioni, creando delle possibilità temporali verosimili.
Nel momento in cui François decide di raccontare la storia in questo modo, la linea temporale che separa il presente e il passato si sgretola, creando una dimensione nuova in cui tutto si fonde, persino le anime. Da qui i corpi di François ed Eleanor vengono separati dal tempo e dallo spazio, ma i loro cuori resteranno per sempre uniti dalla tragedia. La stessa Eleanor, che scompare improvvisamente, racconta la sua versione dei fatti, completamente diversa da quella di François. Probabilmente il loro è un tentativo di sopravvivere al senso di colpa che li tormenta.
Ecco allora che compare una figura centenaria, ovvero una tartaruga di nome Lazarus che vaga per il mondo con il suo padrone, predicendo il futuro. Lazarus è una presenza che non ha bisogno di parlare ed è custode di una verità del mondo che non verrà mai del tutto rivelata. Può essere considerata la rappresentazione del tempo e del ciclo vitale della natura, di cui si fa oracolo. Lazarus porta conforto ad Harmony: quando le persone le parlano, le confidano i loro sogni e sentono una sottile speranza invadere la loro anima. La sua longevità e la sua forza d’animo sono esempi di come si può resistere alla morte, per questo motivo la sua figura lenta sprigiona una lieve luce nei cuori dei protagonisti. Quella terribile notte Lazarus era lì e ha incrociato gli sguardi di François ed Eleanor, creando una forte connessione e diffondendo in loro quella spinta per dare una svolta alle loro vite. Non è un caso che nei giorni successivi, Eleanor scompaia del tutto e François decida di lasciare il North Carolina per girare il mondo. Probabilmente il destino ha voluto che Lazarus arrivasse ad Harmony, o più semplicemente ha sentito il richiamo di cuori bisognosi.
A rimanere ad Harmony, oltre che i familiari o coloro che non hanno trovato la forza di cambiare, vi è anche una piccola tartaruga che prende il nome di Little Lazarus, in onore del suo simile più celebre. All’inizio sembra fragile, quasi l’esatto opposto di Lazarus. Con il tempo però, diventa il simbolo di colei che nonostante sia rimasta indietro rispetto a tutti gli altri, continua a vivere, o almeno ci prova con tutte le sue forze.
Conclusioni
Goodbye hotel più che un libro è un luogo mentale, un punto d’incontro tra quello che è e quello che potrebbe essere. Nel mondo che ci viene descritto da Bible, le persone cercano di sopravvivere ad una vita in cui il passato prova con tutte le sue forze a condizionare il presente e il futuro. Un mondo in cui gli esseri umani si muovono come fantasmi vulnerabili, nel quale basta anche solo un semplice gesto o una figura benevola, come Lazarus in questo caso, a far cambiare il corso degli eventi. Ci può sembrare che Bible abbia una visione negativa del mondo, quando in realtà il suo è un messaggio di speranza, per ricordare a ciascuno di noi che, anche se lasciamo una piccola traccia sulla Terra, vuol dire comunque che siamo esistiti.
Per ogni personaggio l’autore dedica un capitolo, in questo modo gli permette di descriverli in maniera approfondita. Ha una parola per ogni anima che incrocia la vita dei protagonisti, sempre per sottolineare che tutti abbiamo un ruolo su questa Terra. L’ambientazione è surreale, che passa dall’essere fiabesca all’abisso più nero che c’è. I salti temporali seguono lo stato d’animo dei protagonisti, come a simboleggiare quanto le nostre vite siano sempre e perennemente condizionate dallo spazio in cui viviamo.
Il risultato finale è un viaggio di quasi centosessanta pagine in cui Bible è stato abile a narrare una storia umana, universale, nella quale ognuno di noi può rispecchiarsi e prendere spunto.
Il libro lo potete trovare qui
Autore
Michael Bible è un autore statunitense originario del North Carolina. Si è laureato presso The University of the South e ha ricevuto un MFU dall’Università del Mississippi. Il suo primo romanzo, L’ultima cosa sulla bella faccia della terra è stato tradotto in spagnolo e in italiano. Inoltre è autore della sceneggiatura della serie tv Doglef, in streaming su MUBI. Goodbye Hotel (The little Lazarus) è stato tradotto da Martina Testa e pubblicato in Italia dalla casa editrice Adelphi, che ha curato anche l’edizione del suo primo romanzo.



