Harry Potter: il momento più oscuro è accaduto 29 anni fa (e il reboot di HBO farà fatica a superarlo)

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Nonostante un po’ di fisiologica confusione con la timeline — dettaglio ricorrente nelle opere di J.K. Rowling — il 30 giugno rappresenta una data storica per il franchise di Harry Potter. Un giorno oscuro, terribile e fondamentale. Segna infatti il cambiamento più significativo nella seconda guerra magica e, senza dubbio, la vittoria più schiacciante di Voldemort. Sia nei libri che, soprattutto, nell’adattamento cinematografico, questa giornata ha segnato la prova emotiva più ardua da affrontare per i fan. Più di qualsiasi altra scomparsa, il climax di Harry Potter e il principe mezzosangue ha lasciato una cicatrice profonda nel fandom, e all’interno dell’universo magico, quel fatidico giorno è caduto proprio il 30 giugno.

La caduta di Albus Silente e la tortura della caverna

Parliamo, ovviamente, della morte di Albus Silente. Il più grande colpo di genio nella scrittura di J.K. Rowling è stato far sì che tutto ciò che ha preceduto quel fatale momento facesse sembrare la fine del Preside di Hogwarts quasi un sollievo. All’epoca sembrò una crudeltà inaudita ma, col senno di poi, conoscendo la vera natura del rapporto tra Severus Piton e Silente, quell’Anatema che Uccide risulta ancora più drammatico.

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In realtà, la parte più cupa dell’intero ciclo si consuma poco prima, quando Silente porta Harry in una tetra missione per recuperare un Horcrux. Lì, il giovane mago è costretto a far bere a forza al suo mentore la letale Pozione di Smeraldo, nota anche come “Bevanda della Disperazione”, per svelare il medaglione nascosto. Un momento scritto alla perfezione, profondamente straziante, che ha regalato a Michael Gambon la sua migliore interpretazione nell’intera saga cinematografica.

Il reboot di HBO riuscirà a eguagliare la sequenza originale?

L’unico vero passo falso dei film nell’adattare il viaggio di Harry e Silente verso la caverna sull’oceano è stato tagliare l’interazione tra il ragazzo e la professoressa Sibilla Cooman. Un dettaglio narrativo che rende l’omicidio per mano di Piton ancora più doloroso: nel libro, infatti, la Cooman rivela che fu proprio l’insegnante di Pozioni ad ascoltare la profezia e a riferirla a Voldemort, segnando di fatto il destino dei coniugi Potter.

A questo tradimento si aggiunge l’insistenza di Silente affinché sia Piton a ucciderlo, sia per salvare l’anima di Draco Malfoy sia come atto di estrema misericordia. L’imminente remake seriale prodotto da HBO ha l’enorme opportunità di reintegrare questa scena cruciale, arricchendo una sequenza già di per sé formidabile. Tuttavia, anche con questa correzione di rotta, la nuova trasposizione farà una fatica immensa a eguagliare la qualità e l’impatto emotivo del sacrificio di Silente visti sul grande schermo.

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L’eredità di un finale indimenticabile

Per chiunque avesse letto il romanzo prima di vedere la scena della caverna, il terrore era già palpabile. Ma l’incredibile performance di Michael Gambon ha trasformato Silente — fino a quel momento un pilastro indiscutibile di saggezza e risolutezza — in un bersaglio vulnerabile e sofferente. Avendo da poco perso una figura paterna, Harry si trova costretto a far passare l’inferno a un’altra, ignorando le sue suppliche. Silente ci appare come una figura misera e tragica, un’immagine che rimane scolpita nella memoria a distanza di quasi tre decenni.

Il susseguirsi frenetico dell’attacco degli Inferi e, infine, la Battaglia della Torre di Astronomia, rappresentano uno storytelling di primissimo livello. Mettendo il lettore (e lo spettatore) esattamente nella prospettiva di Harry, l’esperienza risulta schiacciante.

E il trauma non si esaurisce con la caduta dal torrione. L’atto di Severus Piton passa quasi in secondo piano nella sua stessa storia personale a causa di ciò che significa per il protagonista. Eppure, Silente era il suo alleato più stretto e il suo protettore più potente. Aver dovuto subire le sue suppliche per scagliare la maledizione ha permesso ad Alan Rickman di regalare una vera e propria masterclass di recitazione. Il fatto che poi mantenga la gelida facciata di fedeltà a Voldemort durante il confronto ravvicinato con Harry aggiunge sfumature psicologiche eccezionali.

Il sipario su questa tragedia si chiude con l’immagine più potente dell’intero franchise: tutti gli alleati di Silente che alzano le bacchette per illuminare il cielo in suo onore, con Piton impossibilitato a unirsi a causa del peso schiacciante del suo ruolo da infiltrato. J.K. Rowling potrà anche essere una figura divisiva, ma con questa sequenza ha creato un capolavoro narrativo che difficilmente potrà essere replicato.

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