Terzo romanzo per l’autrice belga Caroline De Mulder che con I bambini di Himmler, edito Einaudi Editore, ci mostra uno squarcio di luce su una pagina oscura e pressoché sconosciuta della storia.

Trama
Baviera, 1944. C’è profumo di sapone di Marsiglia e di latte dolce nel reparto maternità di Heim Hochland dove Renée ha trovato rifugio. Nonostante non parli tedesco, tra tovaglie floreali e zuppiere fumanti quel posto le sembra più una casa per vacanze che una clinica. Ci è arrivata esausta e impaurita dopo il duro viaggio dalla Francia. Appena ha scoperto di essere incinta di Artur, l’ufficiale delle SS, è scappata via. Ma nell’immacolato ospedale voluto da Himmler per le mamme e i neonati del Reich, quanto potrà ancora reggere la calma apparente, ora che gli echi della guerra si fanno sempre più vicini? Ora che anche Schwester Helga, l’infermiera più votata alla causa nazista, fatica ad accettare la tragica sorte inflitta ai bambini che non soddisfano i criteri richiesti?
A volte pensa che non le resta più nulla. Non ha più niente e nessuno, ma se non altro non soffre la fame. Ha venduto la sua anima, il suo Paese e il suo onore per nutrirsi?
Recensione
Il Progetto Lebensborn (Progetto Sorgente di Vita) fu uno dei diversi programmi avviati dal gerarca nazista Heinrich Himmler per portare a compimento le teorie eugenetiche del Terzo Reich. Questo progetto ebbe inizio nel 1935 con l’apertura di apposite cliniche sul territorio tedesco volte ad accogliere le madri della nuova stirpe germanica, in particolare le ragazze-madri che fossero in grado di certificare la loro purezza razziale. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale poi, il progetto si diffuse anche nei territori occupati, soprattutto quelli nordici come Danimarca e Norvegia, a causa naturalmente delle loro perfette caratteristiche razziali.
In questo contesto storico si inserisce il romanzo di Caroline De Mulder, che con uno stile curato ed elegante ci porta nel cuore di una delle cliniche del Progetto Lebensborn, quella di Heim Hochland. Qui sono ricoverate un gran numero di donne, perlopiù tedesche, destinate a donare i propri figli alla Germania: bambini che già dalla nascita vengono sottoposti a misurazioni ed esami, volti a confermarne la tanto aspirata perfezione genetica. Tra queste donne c’è anche Renée: francese e molto giovane, è rimasta incinta di un soldato delle SS, ma i suoi sfolgoranti capelli rossi e i suoi occhi di drago (verdi, con un’aureola aranciata intorno alla pupilla) ne fanno una risorsa preziosa per il Reich. Ma la sua è solo una delle tre voci che ci accompagna durante la lettura di questo romanzo duro, crudo e vivido.
I tre protagonisti
Schwester Helga è una giovane infermiera molto capace e braccio destro del dottor Ebner, il responsabile della clinica. Il suo punto di vista è chiaro: il lavoro che compie in ospedale è estremamente importante, vitale per la rinascita di una nuova Germania. Le sue certezze sembrano incrollabili… finché la verità sui bambini non inizia pian piano a venire a galla: che fine fanno i neonati imperfetti? E da dove arrivano tutti questi bambini scaricati in clinica come pacchi postali dalle SS?
Marek è un polacco che, dopo un periodo nel campo di Dachau, è stato trasferito a lavorare nei terreni della clinica insieme ad altri prigionieri. Qui, stremato dalla fame e dalle violenze delle guardie, cerca disperatamente di sopravvivere nutrendosi del ricordo di sua moglie Wanda e del figlio che lei portava in grembo.
Si tratta dunque di tre vissuti e di tre punti di vista totalmente differenti di fronte a una vicenda storica davvero incredibile, che si intrecciano un capitolo dopo l’altro ripercorrendo gli ultimi mesi della guerra. In Renée riconosciamo l’ingenuità tipica della giovinezza: s’illude che Artur, il giovane padre di suo figlio, torni a prenderla e che la sposi; ma di fronte all’odio delle altre pazienti che la considerano solo una poco di buono e all’isolamento dovuto allo scoglio della lingua, col tempo crescerà in lei sempre più profondamente il seme dell’odio. In Helga troviamo invece l’entusiasmo e il desiderio di emergere e di lavorare per gli ideali nazisti; l’infermiera perderà il sonno pur di continuare a supportare una causa che nel suo cuore sa essere ingiusta. Infine in Malek scopriamo la profonda solitudine e l’orrore di cosa un uomo è disposto a fare e sopportare pur di sopravvivere.
Un’oasi tra le bombe
La clinica di Heim Hochland è un piccolo paradiso: immersa nella natura e lontanissima dalla guerra, è un’oasi di pace che profuma di latte e che ha il suono del vagito di un neonato. Qui le pazienti sono molto ben nutrite e seguite da un team di medici e infermieri di alto livello. I pannolini bianchi, immacolati, sventolano al vento in tutta la loro purezza. Qui tutto comunica ordine, pulizia e perfezione. Ma l’autrice è eccellente nel trasmettere al contempo un senso di disagio e malessere nel lettore, portandolo a scoprire in modo lento ma inesorabile il sistema disumano che regola la clinica e che inizia a mostrare le prime crepe con l’avanzata degli Alleati.
In conclusione
I bambini di Himmler racconta quindi una pagina della storia ancora poco nota, che l’autrice scrive senza fronzoli e senza pietà, gettando il lettore in pasto a una vicenda terribile e impensabile. Un segreto che il Reich ha cercato disperatamente di nascondere, ma che ha avuto ripercussioni spaventose sia sulle madri coinvolte sia sui loro figli. Una lettura imprescindibile che mette l’accento sul prezzo che moltissime donne e bambini hanno dovuto pagare nel nome di un’ideologia folle.
Un libro brutale ma necessario, che potete trovare QUI.
L’Autrice
Caroline De Mulder è nata in Belgio nel 1976. Per Einaudi ha pubblicato I bambini di Himmler, il suo terzo romanzo.


