Il caso di Saman Abbas ha sconvolto l’opinione pubblica italiana e internazionale, portando alla luce temi dolorosi come il conflitto tra tradizione e modernità, il diritto all’autodeterminazione e la violenza di genere. Giammarco Menga, noto giornalista di Quarto Grado, affronta questa storia con un approccio giornalistico attento e rispettoso, dando voce a una giovane donna che ha pagato con la vita il prezzo della sua libertà. Il delitto di Saman Abbas. Il coraggio di essere libere, edito da Newton Compton Editori, non è solo la cronaca di un fatto di cronaca nera, ma un tributo al coraggio di una ragazza che ha sfidato il destino imposto dalla sua famiglia.

Trama
Il libro ripercorre la breve, ma intensa vita di Saman Abbas; giovane di origini pakistane cresciuta in Italia, che ha cercato di sottrarsi a un matrimonio forzato imposto dalla sua famiglia. La narrazione inizia con la sua prima fuga in Belgio, un tentativo disperato di cercare protezione e costruirsi un futuro indipendente. Tornata in Italia, Saman denuncia apertamente le minacce subite dai familiari, ma la fiducia nelle istituzioni non basta a salvarla. Nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021, la ragazza scompare da Novellara, in Emilia-Romagna. Le indagini portano alla luce una realtà agghiacciante: dietro la sua scomparsa si cela un delitto premeditato, orchestrato proprio dalle persone che avrebbero dovuto proteggerla.
Il libro segue anche gli sviluppi processuali, ricordando che a febbraio 2025 è atteso il secondo grado del processo, dopo che in primo grado i due cugini di Saman sono stati assolti. Menga accompagna il lettore attraverso le fasi dell’indagine, i colpi di scena e le testimonianze, offrendo anche contenuti inediti; come il racconto della fuga in Belgio nel giugno 2020, l’incontro con i cugini il giorno dopo la sentenza di primo grado e un confronto privato con il fratello di Saman nel marzo 2024, un ragazzo che, all’epoca dei fatti sedicenne, sta cercando oggi di trovare un equilibrio tra Oriente e Occidente, proprio come aveva provato a fare sua sorella.
“Entrambi hanno portato a morire la figlia Saman sulla stradina sterrata per evitare che potesse fuggire di nuovo, macchiando per l’ennesima volta l’onorabilità della famiglia. Saman non è morta per aver rifiutato le nozze con Akmal, ma perché il suo desiderio di libertà e ribellione stava diventando ingestibile per la famiglia Abbas, come ribadito dalla stessa Nazia al figlio minore due mesi dopo l’omicidio, in un’intercettazione telefonica: ” Il mondo ci guarda, una figlia pazza ha già fatto tante pazzie e ci ha distrutto”.
Recensione
Giammarco Menga affronta una vicenda complessa e dolorosa con rigore giornalistico e sensibilità narrativa. La sua scrittura è chiara e incisiva, capace di trasmettere al lettore l’angoscia di Saman e l’indignazione di fronte a una violenza così brutale. Il libro si distingue per l’accuratezza delle informazioni, frutto di un lavoro di ricerca meticoloso, ma anche per l’umanità con cui l’autore racconta la storia di una ragazza che desiderava semplicemente vivere la propria vita.
“Una lettura al contrario. Una storia del tutto opposta a quella che, invece, l’ha portata alla morte a soli diciotto anni per colpa dei suoi sogni da italian girl, custoditi in quello zaino color avorio che non è mai stato ritrovato”.
“Sembra tutto normale, se non fosse che allo scoccare della mezzanotte Saman esce un’altra volta sullo spiazzo. Indossa gli stessi Jeans con cui era tornata in famiglia dieci giorni prima, lo zaino color avorio in spalla e le scarpe da ginnastica bianche; la sua tenuta da italian girl. Come se il tempo fosse improvvisamente finito o se il suo piano di fuga fosse stato inspiegabilmente anticipato”.
Un aspetto che rende il volume particolarmente autentico è la componente personale che Menga inserisce nella narrazione. L’autore racconta di come l’esperienza della sua fidanzata, di origini mussulmane e con una storia simile a quella di Saman, abbia contribuito alla stesura del testo, offrendo una prospettiva più profonda sul ruolo della donna islamica e sulla lotta per una libertà che, come sottolinea l’autore, noi occidentali diamo spesso per scontata. La dedica del libro alla sua compagna e alla sua famiglia aggiunge un valore emotivo che si percepisce chiaramente tra le pagine.
“Ayse, il nome della persona con cui condivido la mia vita, è stata quindi la musa ispiratrice per questo libro. Diventare chi sentiva di essere non è stato per nulla facile, per lei, ma oggi è in piena corsa verso i propri sogni, felice nonostante il prezzo che deve pagare ogni mattina: vivere senza la propria famiglia, ma con la fortuna di avere accanto persone che le vogliono bene per davvero. Ecco, l’augurio che faccio a tutte le altre Saman sparse in Italia e nel mondo è di avere lo stesso coraggio e di cercare persone che le prendano per mano senza inganno, per liberare le loro ali come si fa con i capelli quando vengono sciolti e si lasciano svolazzare al vento”.
Oltre alla cronaca degli eventi, Menga offre una lettura antropologica incisiva, analizzando il contesto culturale e le dinamiche familiari che hanno portato alla tragedia. Non si limita a raccontare, ma invita a riflettere: cosa significa davvero integrazione in una società multiculturale? Quanto è ancora fragile la libertà di scelta per molte donne?
“Si è detto spesso che Saman era una ragazza italiana. Secondo me, invece, era una giovane donna in piena fase di transizione, che cercava disperatamente una guida che le fornisse tutti gli strumenti per vivere. Era una ragazza ribelle, che diceva bugie, che si sentiva sola e incompresa e che sognava una vita come quella delle sue coetanee. Non aveva ancora abbandonato la sua cultura e, nello stesso momento, era affascinata dalla libertà del mondo occidentale. Il suo omicidio si è compiuto nell’ottica di una mentalità tribale che considera la donna un oggetto di proprietà dell’uomo e della famiglia di origine, una mentalità che troppo spesso si riscontra e si manifesta anche qui, nella nostra Europa, nella nostra Italia”.
“La loro è fondamentalmente una storia di chiusura mentale e di isolamento fisico, la storia di una famiglia che si è fatta monade rigettando il contesto in cui si trovava. Un nucleo piccolo e compatto il cui unico vero legame, complesso e problematico, era con quel Pakistan lontanissimo attorno a cui tutto ruotava: il giudizio dell’occhio invisibile della comunità era qualcosa che si temeva, ma era anche l’unica conferma di essere visti, e dunque di esserci”.
La figura di Saman emerge con forza, diventando simbolo di resistenza e desiderio di emancipazione. Il libro non si sofferma solo sul dolore e sull’ingiustizia, ma illumina anche la complessa realtà di chi vive sospeso tra due mondi. È impossibile non chiedersi se si sarebbe potuto fare di più per salvare Saman, e l’autore, con un racconto equilibrato, ma toccante, spinge il lettore a interrogarsi su queste responsabilità.
IL CONFLITTO TRA CULTURA E LIBERTÀ INDIVIDUALE
Uno degli elementi più potenti del libro di Giammarco Menga è l’analisi del conflitto tra cultura e libertà individuale. La storia di Saman Abbas rappresenta il dramma di molte giovani donne che, nate o cresciute in Occidente, cercano di affermare la propria identità in contrasto con le rigide tradizioni delle loro famiglie d’origine. Menga esplora con profondità questa dicotomia, evidenziando come il desiderio di Saman di vivere liberamente e amare chi voleva fosse visto come una minaccia all’onore familiare.
“Al di là di tradizione, onore e religione, ci sono esseri umani. Tutti sono sotto lo stesso cielo e per i quali il motore della vita rimane uno solo: l’amore. Quello che Saman ha sempre cercato. Nei ragazzi di cui si è infatuata e dai quali è stata illusa, certo. Ma anche e sempre, prima di tutto, nella sua famiglia”.
L’autore non si limita a narrare i fatti, ma mette in discussione il ruolo della cultura e delle tradizioni quando queste diventano strumenti di oppressione. Il libro soleva domande difficili: fino a che punto il rispetto per le culture diverse può giustificare l’accettazione di pratiche che negano i diritti fondamentali? La lotta di Saman diventa così emblema di un conflitto più ampio, quello tra il diritto di ogni individuo a scegliere il proprio destino e il peso di un retaggio culturale che, a volte, diventa una prigione.
“È sola in questa lotta, Alone girl, come recita il suo username su TikTok. E nessuno può salvarla dal destino a cui sta per andare incontro”.
“Si forma in breve tempo una sorta di altarino sopra una piccola base di cemento, che si arricchisce sempre di più grazie all’affetto della gente. La prima volta che mi accorgo dei fiori, distinguo in mezzo a piantine di ogni tipo e colore, un bigliettino su cui è scritto a penna “Saman-italian-girl”, il nome del suo profilo Instagram. Noto anche un tenero peluche marroncino e un piccolo cuore in legno, dipinto di bianco con una striscia rossa che lo divide a metà. Metafora perfetta per descrivere l’anima di Saman, che ha lottato fino all’ultimo per cercare il suo equilibrio tra due mondi lontani, tra due modi di vivere così diversi che, però, convivevano dentro di lei”.
Menga, grazie anche al contributo personale della sua fidanzata, offre al lettore uno sguardo intimo e autentico su queste dinamiche, spingendo a riflettere su quanto sia importante continuare a difendere i diritti delle donne, in ogni contesto culturale.
Il delitto di Saman Abbas non è solo un libro di cronaca, ma un invito a riflettere su quanto sia ancora lungo il cammino verso l’affermazione dei diritti delle donne. È un libro che fa male, ma che era necessario scrivere. Menga dà voce a Saman, affinché il suo sacrificio non venga dimenticato, e lo fa con una narrazione che unisce professionalità e cuore.
Potete trovare questo coinvolgente e toccante libro QUI.
L’autore
Giammarco Menga è nato a Sulmona l’11 dicembre 1990. È un giornalista e scrittore professionista. È laureato in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma. Dopo aver lavorato per anni nella redazione sportiva di Mediaset, è stato inviato del programma Mattino 5, prima di approdare a Quarto Grado dove ha seguito come reporter casi di cronaca nera tra i più importanti. Nella categoria giovani ha ricevuto il Premio “Antenna d’oro per la TV” in Campidoglio. I suoi primi due libri sono stati premiati al Concorso Letterario del CONI, al Pegasus Literary Awards e al Bancarella Sport. Ha seguito sin dall’inizio il caso Saman Abbas ed è stato il primo cronista ad entrare nella casa dove viveva la giovane pakistana. Una sua intervista televisiva è stata riportata nelle motivazioni della sentenza di primo grado.



