Dopo Imparare a cadere, uscito nel 2020, Il nirvana è qui è il secondo fumetto di Mikael Ross pubblicato da Bao Publishing. L’autore tedesco sceglie nuovamente Berlino come ambientazione, ma stavolta rinuncia al colore in favore del bianco e nero, con qualche punta di rosso in alcune scene significative. Il titolo, invece, riprende un verso di una celebre poesia vietnamita, citata anche all’interno del fumetto stesso.

Uno strano incontro
Nel parcheggio di un mercato al confine con la Polonia, i fratelli Tâm e Dennis hanno una breve conversazione con una ragazza di origine vietnamita che sembra chiusa all’interno di una macchina. Non danno troppo peso a questo incontro ma, qualche giorno dopo, Tâm e Alex, un compagno di scuola, ritrovano in un cespuglio uno zainetto che capiscono appartenere alla stessa ragazza, con all’interno un dito mozzato. Forse è in pericolo e qualcuno le sta facendo del male, così cercano di rintracciarla per le strade di Berlino, senza sapere di essersi infilati in una situazione pericolosa e dai risvolti inquietanti, che coinvolge addirittura dei trafficanti di esseri umani.

Mikael Ross costruisce un thriller fatto anche di inseguimenti, fughe rocambolesche e pericolosi killer, ma calato nella quotidianità dei protagonisti adolescenti, alle prese con tutti i problemi, le paure e i sogni tipici di quell’età, compresi i primi amori. Ad esempio, Tâm ha comprato dei rollerblades e vuole imparare ad andarci, così fa amicizia con alcune compagne di scuola che sono bravissime con i pattini. Una volta scoperto lo zaino, però, le sue priorità cambiano e pensa solo ad aiutare la ragazza, senza ragionare sulle possibili implicazioni di questa storia, e iniziando pian piano ad affezionarsi a lei. Dennis vorrebbe farla ragionare e rivolgersi alla polizia, ma nel frattempo deve sfuggire alle attenzioni di una ragazza che cerca di convincerlo in maniera piuttosto brusca a uscire insieme. Alex sogna di diventare come James Bond, ma non sembra avere il physique du role per essere un agente segreto. In casa ha dell’attrezzatura che usa per le sue finte missioni di spionaggio, ed è proprio grazie a una di queste che scopre lo zaino.
Infine, c’è Hoa Bihn, la ragazza del parcheggio, che sta vivendo una situazione ben più difficile di quello che i protagonisti possono immaginare. Tempo prima ha abbandonando la famiglia con la speranza di guadagnare dei soldi, finendo però in un giro di trafficanti di esseri umani. Vorrebbe fuggire dai suoi carnefici, ma per andare dove? Ottenere la libertà per poi ritrovarsi nuovamente senza nulla in tasca. Non è facile uscire da queste situazioni, ma Tâm, con il suo animo buono e un’ingenuità tipica dell’adolescenza, non può abbandonare la speranza di salvarla.

Bianco, nero (e rosso)
Dal punto di vista artistico, la scelta del bianco e nero sembra azzeccata per raccontare una storia così drammatica e profonda. In particolare, il quartiere Lichtenberg a Berlino, dove abitano i personaggi, è molto verosimile, anche perché Mikael Ross ha lavorato lì per alcuni anni. Se è realistico nell’ambientazione, il suo stile diventa invece più caricaturale nel tratteggiare i volti dei personaggi e le loro espressioni. Evidente, poi, l’uso dei retini e, in particolare, l’aggiunta di macchie di rosso in poche tavole, ma molto significative e intense. Contando più di 300 pagine, Il nirvana è qui è un racconto lungo, ma che si divora in poco tempo e ben ritmato, nel quale lo scorrere del tempo è scandito dall’alternanza dei giorni della settimana.
Come recita la poesia che dà il titolo al fumetto “Il nirvana è qui, nove volte su dieci” e questo ci dice che è possibile trovare una forma di felicità e serenità in quasi ogni luogo o situazione. Ma, purtroppo, talvolta non è così e bisogna stringere i denti o sacrificare qualcosa per sperare in un futuro migliore. Il problema della tratta degli esseri umani è ancora molto presente e, con la sua storia, Mikael Ross è riuscito ad affrontare il tema nel modo giusto, raccontando una storia talvolta leggera e ricca di azione, ma anche molto schietta, mettendo in luce le difficoltà di chi vive questo dramma sulla propria pelle.


