C’è un vecchio adagio che attraversa le stanze silenziose della Fortezza Rossa, un principio che solo i veri statisti di Westeros sembrano comprendere fino in fondo: una guerra evitata è una guerra vinta. Se c’è un personaggio che ha incarnato questa filosofia, muovendosi come un grande maestro di scacchi in una corte dominata da passioni incendiarie e miopia politica, quello è senza dubbio Lord Otto Hightower.
Mentre il fandom si spacca inevitabilmente tra Neri e Verdi, e la narrazione visiva di House of the Dragon ci trascina nel fango e nel sangue della Danza dei Draghi, vale la pena fare un passo indietro, tolti i panni del tifo, i vessilli delle due fazioni rivali e analizziamo la geopolitica dei Sette Regni attraverso gli occhi di colui che, per cinquant’anni, è stato il vero motore immobile della stabilità del reame.
L’ombra di un Primo Cavaliere straordinario
Re Viserys I sapeva perfettamente che ogni uomo seduto al tavolo del suo Concilio Ristretto portava con sé un’agenda privata, un carico di interessi personali e familiari da difendere. Ma Otto Hightower non era un cortigiano qualunque. A differenza di molti colleghi di concilio, accecati da bramosie a breve termine o da una tragica stupidità, Otto possedeva una visione d’insieme impressionante. Nonostante la sua incrollabile e cieca fedeltà alla fazione dei Verdi (legata indissolubilmente al sangue della sua stessa casata tramite la regina Alicent), la storia amministrativa di Westeros non può mentire, Otto rimane tutt’ora uno dei migliori Primi Cavalieri che il Trono di Spade abbia mai avuto. Un uomo delle istituzioni che ha servito ben tre sovrani con una lucidità burocratica encomiabile, garantendo al popolo e ai lord ben mezzo secolo di pace e prosperità, un record che, nella cronologia di George R.R. Martin, pochissimi possono vantare.

La profezia politica e l’«idea geniale» rifiutata
L’intelligenza politica si misura nella capacità di prevedere le mosse dell’avversario e le reazioni delle masse. Otto non si faceva illusioni ma sapeva perfettamente che il reame, ancorato a tradizioni ancestrali e a un patriarcato granitico, non avrebbe mai accettato pacificamente Rhaenyra come prima Regina regnante. Al contempo, la sua analisi della psicologia della “Regina Nera” era spietata quanto corretta: Rhaenyra non avrebbe mai rinunciato al proprio diritto di nascita senza combattere, trascinando con sé metà dei lord di Westeros. Davanti a questo vicolo cieco che conduceva inevitabilmente al collasso del regno, Otto ebbe un’intuizione diplomatica straordinaria. Una mossa strategica che avrebbe potuto cambiare la storia, proporre al Re il matrimonio tra Rhaenyra e il suo fratellastro Aegon II. Sotto il profilo politico e dinastico, la proposta rasentava la perfezione per gli standard di Approdo del Re, avrebbe unito le due rivendicazioni, rendendoli co-regnanti alla pari, avrebbe dato vita a una stirpe Targaryen purissima, mettendo a tacere le voci sulla discendenza e blindando il futuro del Trono e cosa più importante avrebbe disinnescato sul nascere la polarizzazione tra le fazioni della corte.

La debolezza di un Re e il punto di non ritorno
Tuttavia, il grande piano di Otto Hightower si infranse contro il muro della miopia di Re Viserys. Il sovrano rifiutò categoricamente la proposta, convinto (con una ingenuità che definire tragica è un eufemismo) che la sua sola autorità imperiale e la sua volontà scritta sarebbero bastate a proteggere Rhaenyra e a costringere i lord a piegare il ginocchio. Viserys era un uomo debole, troppo incline a evitare i conflitti immediati per accorgersi che stava covando il più devastante incendio della storia della sua dinastia. Sia chiaro: Lord Hightower voleva Aegon sul trono e non avrebbe mai rinunciato al potere della sua stirpe. Ma da politico navigato e realista, sapeva che il prezzo di una guerra civile totale tra draghi sarebbe stato insostenibile per tutti, vincitori compresi.



