Il segreto della montagna (titolo originale Stormberget), pubblicato da Marsilio e tradotto in Italiano da Laura Cangemi, rappresenta il capitolo conclusivo e culmine della celebre “Trilogia del Circolo Polare Artico” di Liza Marklund. L’autrice compie un vero e proprio colpo di genio narrativo posizionando nelle prime pagine un breve ma efficace riassunto degli eventi precedenti della saga. Questa scelta rende il libro perfettamente fruibile e godibile anche come opera stand-alone, senza disorientare chi si approccia per la prima volta alle vicende del Norrbotten, sebbene il recupero dei primi capitoli rimanga vivamente consigliato per apprezzare a pieno l’evoluzione dei personaggi.

Trama
Nel 2021, le paludi nei pressi di Stenträsk restituiscono il corpo mummificato di un uomo trafitto da un paletto nel cuore, la cui scomparsa risale agli anni ’90. A guidare le indagini è il capo della polizia Wiking Stormberg, un uomo ruvido ma profondo, provato nel corpo e nello spirito dal cancro e dai pesanti cicli di chemioterapia a cui si sottopone.
Mentre combatte la sua battaglia personale, Wiking si trova sommerso dai fantasmi del passato della propria famiglia e dal legame con Karin, sua madre ormai deceduta, figura chiave le cui radici affondano nella storia profonda del territorio. Sullo sfondo si intrecciano le vicende di Alice Eriksson (la cui vera identità è in realtà Helena) e l’ombra minacciosa di Anja Berglund, la vicina di casa rivelatasi una talpa russa arresasi ai servizi segreti svedesi. Tra identità sotto copertura, segreti inviolabili custoditi persino ai propri figli e tensioni internazionali, la ricerca della verità si trasforma in un viaggio doloroso nella memoria e nei sentimenti.
Recensione
Il segreto della montagna si presenta come un romanzo ricco di storie, fatti ed emozioni, caratterizzato da uno stile virtuoso e da un ritmo serrato che tiene il lettore costantemente in tensione.
Ciò che rende straordinaria la scrittura di Liza Marklund è la capacità di integrare un linguaggio elegante e forbito con termini e toponimi viscerali della cultura svedese, mostrando sfaccettature e angoli della Svezia che altrimenti sfuggirebbero a uno sguardo superficiale. La cura per il dettaglio culturale emerge nell’uso di elementi quotidiani come i Palt (i tipici gnocchi di patate ripieni di carne di maiale della zia Agnes) ma anche nell’eccellente lavoro di traduzione italiana, che sceglie sapientemente termini formali e quasi dimenticati come “a latere”, donando al testo un’aura di decoro classico.
Lo stile di linguaggio, utilizzato sia per dare voce all’interiorità dei personaggi sia per descrivere con maestria luoghi cupi ed emozioni viscerali, crea un’atmosfera intimista e “oscura” che a tratti ricorda la sensibilità narrativa di Allison Saft. Sebbene la narrazione gestisca un numero consistente di personaggi e i flashback sulla vita di Karin risultino talvolta affrettati, questi ultimi riescono comunque nell’intento di esplorare a fondo l’origine delle personalità e dei comportamenti delle figure chiave.
Il personaggio di Karin, nei ricordi della sua giovinezza, richiama da vicino la protagonista de La ladra di libri per la sua smisurata passione per la lettura e per i modi ingegnosi in cui cercava di accaparrarsi pagine da divorare.
IL MONITO SOCIALE
La sua vicenda personale funge da monito e da potente critica sociale. Karin, pur essendo brillantissima nello studio, non può proseguire gli studi per ragioni economiche e sociali. Epoca triste, certo, ma mai motivo di vergogna: a quel tempo, l’intelligenza di una persona veniva riconosciuta e rispettata anche senza un pezzo di carta che la attestasse formalmente.
Un contrasto netto con la contemporaneità, in cui troppo spesso ci si scaglia con tracotanza e si ostentano lauree “vuote d’onore”, dimenticando che la preparazione reale deriva unicamente dalla passione genuina e dal rispetto dei valori etici e morali. Come suggerisce la storia di Karin, che anche da adulta ha continuato a lottare per gli altri, proteggendo le donne vittime di violenza domestica e affrontando i dirigenti scansafatiche, i valori dello studio, la dignità per la conoscenza e il femminismo condividono la medesima battaglia: quella per essere riconosciuti da una società troppo spesso cieca di fronte al puro valore dell’Umanesimo.
L’intreccio tra Helena e Wiking
Wiking ha ereditato la parte più solida ed etica di sua madre. Il suo rapporto con Alice/Helena costituisce la spina dorsale emotiva del romanzo: due agenti sotto copertura, schiacciati dal peso del proprio ruolo, che vorrebbero soltanto una vita normale e una storia d’amore semplice. Un legame in cui la tensione da thriller si fonde con una profonda tensione di cuore:
Se io fossi costretta ad andarmene, tu verresti con me?
HELENA (Il segreto della Montagna)
È la domanda intima che Helena rivolge a Wiking. Tra i due non avviene nemmeno un bacio quando Helena gli pone questa domanda profonda e sensibilmente carica di affeetto e intimità, per non parlarre di fiducia. Il bacio non avviene a causa dei blocchi, della malattia di lui e della realtà insormontabile che li circonda, eppure la forza del loro amore e l’intensità del loro legame traspaiono vive da ogni singola pagina. Sullo sfondo rimane costante l’inquietudine per i segreti taciuti e la presenza distante ma minacciosa del pericolo come quando Wiking parla della vicina Anja:
Finché se ne sta lì a trincare vino rosso, Helena è al sicuro
WIKING (Il segreto della Montagna)
Un thriller d’atmosfera denso, umano e profondamente toccante, che usa il genere poliziesco per fare grande letteratura sui sentimenti e sulla memoria.
L’autrice
Liza Marklund (all’anagrafe Eva Elisabeth Marklund, nata nel 1962 a Pålberget) è una delle firme più importanti e amate del crime scandinavo. Giornalista d’inchiesta, scrittrice e Ambasciatrice UNICEF, ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo ed è stata tra le prime autrici nordiche a raggiungere i vertici delle classifiche internazionali. Con la sua scrittura, da sempre attenta alle tematiche sociali, al femminismo e ai diritti umani, Marklund riesce a coniugare l’adrenalina dell’indagine giornalistica e poliziesca con un profondo scavo psicologico e una raffinata prosa letteraria.




