Il secondo episodio di IT: Welcome to Derry, intitolato “La cosa nel buio”, riparte esattamente da dove ci aveva lasciati il pilot, immergendo lo spettatore nel caos e nel trauma successivo agli eventi sconvolgenti del debutto. La cittadina di Derry è ancora sotto shock, e il terrore sembra essersi insinuato ovunque, anche nei luoghi più familiari.
Lilly e Ronnie, testimoni involontarie dell’orrore, faticano a riprendere una parvenza di normalità. La prima è tormentata da incubi ricorrenti, visioni di creature deformi e angosce che sembrano più reali dei sogni stessi. Ronnie invece deve affrontare la crescente tensione in casa: il padre è diventato il principale sospettato delle autorità per quanto accaduto, e la comunità comincia a isolare la famiglia.
Nel frattempo, al di fuori della loro cerchia, nuovi personaggi si muovono nell’ombra. Sotto la superficie, Derry continua a vivere la sua apparente quotidianità, ma qualcosa di oscuro si muove appena oltre la vista.
Un secondo episodio più cupo e intenso
Dopo l’ottimo esordio, IT: Welcome to Derry conferma la qualità della sua proposta con un secondo episodio che alza il livello della tensione e approfondisce i personaggi. “La cosa nel buio” è un capitolo più introspettivo, ma anche più disturbante: non cerca solo di spaventare, vuole far sentire addosso il peso del trauma.
Le conseguenze del primo episodio si fanno qui davvero terrificanti. Non si tratta più soltanto di jump scare o apparizioni improvvise, ma di un orrore che si manifesta nella quotidianità, nei silenzi, negli sguardi persi dei protagonisti. Derry non è solo un luogo infestato: è un organismo che respira, si nutre della paura dei suoi abitanti e la restituisce amplificata.
Il ritmo narrativo rimane solido: la puntata scorre senza tempi morti, alternando momenti di pura tensione ad altri più riflessivi, dove la psicologia dei personaggi prende il sopravvento. Si avverte un lavoro di regia e montaggio attento, capace di dosare sapientemente i colpi di scena. Ogni sequenza onirica è pensata per insinuare dubbi: ciò che i protagonisti vivono è reale o solo un incubo?
L’orrore cresce (e convince)

Questo secondo episodio aggiunge nuovi picchi di tensione e paura, con sequenze che restano impresse. La scena del supermercato, dove la realtà si distorce in un incubo claustrofobico, è un ottimo esempio di come la serie stia spingendo sempre più sull’horror psicologico. Anche la sequenza del “sogno uterino” di Ronnie, tanto surreale quanto visivamente potente, dimostra una certa ambizione nel voler esplorare temi più profondi come la nascita, la perdita e la paura del cambiamento.
L’orrore non è mai gratuito: è funzionale alla narrazione e al percorso emotivo dei personaggi. Quando la regia mostra un’immagine disturbante, lo fa per raccontare qualcosa – non per strappare un semplice brivido. È un tipo di paura che lavora nel tempo, che lascia il segno e continua a crescere anche dopo i titoli di coda.
Le sottotrame si intrecciano in modo convincente
Le sottotrame introdotte nel primo episodio continuano a svilupparsi e a intrecciarsi con naturalezza. Il razzismo verso la famiglia Hanlon diventa una componente importante, aggiungendo una dimensione sociale al racconto. La situazione di Ronnie e di suo padre crea un conflitto familiare credibile e doloroso, mentre Lilly diventa sempre più il punto di vista principale attraverso cui scopriamo la natura malata di Derry.
Questa struttura a più livelli funziona: non c’è dispersione, ma un continuo rimando tra le varie storie che arricchisce il quadro generale. Ogni elemento sembra convergere verso un punto comune – e il mistero che aleggia su Derry diventa più denso, più palpabile.
Anche l’elemento militare, introdotto in modo più chiaro, dà alla serie un respiro più ampio. Ciò che accade a Derry non è solo una maledizione o un evento isolato: sembra parte di un fenomeno più grande, forse addirittura studiato. Un’idea che aggiunge fascino e profondità al racconto.
L’assenza (ancora) di Pennywise
Uno degli aspetti più interessanti di IT – Welcome to Derry è la scelta coraggiosa di non mostrare ancora Pennywise. Dopo due episodi, la figura del clown resta sullo sfondo, evocata più che vista. È una mossa intelligente: il male a Derry non ha bisogno di un volto per farsi sentire.
Questa assenza costruisce tensione, lasciando spazio all’immaginazione e concentrando l’attenzione sull’atmosfera. Ogni ombra, ogni sussurro, ogni riflesso potrebbe nascondere la sua presenza. La serie gioca con la memoria collettiva dello spettatore – tutti sanno chi è Pennywise, ma l’attesa rende il suo ritorno ancora più spaventoso.
Quando (e se) apparirà, l’effetto sarà devastante. Intanto, IT – Welcome to Derry dimostra che sa camminare sulle proprie gambe, costruendo un orrore nuovo pur restando fedele al mito di Stephen King.
Un equilibrio riuscito tra orrore e dramma umano

Uno dei maggiori punti di forza dell’episodio è la capacità di bilanciare orrore visivo e dramma umano. I personaggi non sono semplici pedine nelle mani del mostro, ma esseri fragili e realistici, ognuno con un proprio dolore e un modo diverso di affrontarlo. È proprio questa umanità a rendere la paura più credibile.
La serie riesce a far convivere l’incubo e la quotidianità, a trasformare l’angoscia interiore in manifestazioni fisiche e visive. In questo senso, “La cosa nel buio” è un titolo emblematico: il buio non è solo quello delle fogne o delle notti di Derry, ma quello che ciascun personaggio porta dentro di sé.
In conclusione
Con il suo secondo episodio, IT: Welcome to Derry conferma di essere una delle serie horror più promettenti dell’anno. “La cosa nel buio” è un capitolo denso, teso e ricco di sfumature. Le conseguenze degli eventi iniziali si fanno sentire con forza, la tensione cresce, e i personaggi diventano sempre più tridimensionali.
La regia, la fotografia e la scrittura collaborano per creare un racconto che affascina e inquieta allo stesso tempo. Non mancano i momenti disturbanti, ma ciò che resta davvero impresso è la sensazione costante che qualcosa di orrendo stia per accadere — anche quando non succede nulla.
Siamo ancora nelle fasi iniziali, ma IT – Welcome to Derry dimostra di saper costruire l’orrore con pazienza e intelligenza. Se il ritmo resterà questo, e se il mistero continuerà ad approfondirsi senza perdere il controllo, la serie potrebbe diventare un punto di riferimento per il genere.
Scrivete nei commenti cosa ne pensate di “La cosa nel buio”: vi ha convinto la direzione della serie? E quanto pensate manchi ancora prima che Pennywise faccia il suo ritorno?
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