Pubblicato sulle pagine di Shōnen Jump a partire da settembre 2023, Kagurabachi ha ricevuto sin da subito una grande attenzione da parte dei fan di tutto il mondo, ottenendo anche un Next Manga Award nel 2024, ed è arrivato finalmente in Italia per Star Comics. Prima opera lunga di Takeru Hokazono, può sicuramente ricordare i grandi shōnen usciti sulla rivista e dei quali molti lo considerano il perfetto erede, grazie a un incipit molto interessante e a un mix di temi e influenze artistiche che colpiscono subito fin dal primo capitolo.

In cerca di vendetta
Kunishige Rokuhira è il fabbro più famoso del Giappone. Il figlio Chihiro lavora con lui e cerca di imparare l’arte della forgiatura per ereditare il mestiere di famiglia. Kunishige è tanto sbadato e con la testa tra le nuvole nella vita quotidiana, quanto serissimo nel lavoro. In passato, ha realizzato sei katana speciali, ognuna con inciso un incantesimo, talmente potenti da aver decretato la fine di una guerra. Per proteggerle, i Rokuhira hanno sempre vissuto nascosti, ma un giorno vengono attaccati dagli Hishaku, una banda di stregoni che uccidono il celebre fabbro e rubano le sue spade. In quel momento la vita di Chihiro cambia per mese e il ragazzo decide di intraprendere un cammino di vendetta. Armato di una settima katana magica, farà qualsiasi cosa per uccidere gli stregoni e recuperare le armi forgiate dal padre.

L’incontro tra due mondi: tradizione e finzione
La storia di Kagurabachi si configura sin da subito come un interessante punto d’incontro tra il mondo delle katana e quello magico, un connubio che l’autore rappresenta al meglio soprattutto nei combattimenti, violenti e sanguinari ma al tempo stesso resi quasi poetici dall’arma di Chihiro, i cui colpi vengono accompagnati da gocce d’acqua e da pesci rossi e neri, che compaiono durante gli scontri.
Pur aggiungendo l’elemento della magia, si percepisce l’amore del mangaka per le katana e per il valore storico e culturale che rappresentano da sempre per il Giappone. Vere e proprie opere d’arte e di artigianato, che possono salvare vite ma al tempo stesso uccidere; forgiarle è una grande responsabilità e bisogna esserne consapevoli, come ha sempre insegnato Kunishige al figlio. Chihiro ne è conscio e non vorrebbe che le creazioni di suo padre siano usate per scopi malvagi, ma per farlo è costretto a sporcarsi le mani.
Ad ogni modo, il protagonista non è solo nella sua missione ma può contare in primis sul supporto di Shiba. Vecchio amico del padre, sembra avere un grande potere magico ed è sempre scherzoso, facendo così da contraltare allo sguardo assente e poco espressivo di Chihiro, che in questo è molto distante dai classici eroi dei manga shōnen che giocano molto sull’ironia. Oltre a loro, già nel corso del primo volume conosciamo altri possibili alleati e un nemico davvero spietato. Il ritmo è altissimo e ci sono pochi momenti distensivi, mentre abbondano invece i combattimenti. Takeru Hokazono è molto appassionato di cinema d’azione e le influenze sono subito visibili, a partire dal tema della vendetta, che può richiamare film come John Wick o Kill Bill.

L’erede dei grandi shōnen del passato?
Dopo aver letto solo un volume ci sembra ancora prematuro rispondere a questa domanda, ma è innegabile che Kagurabachi abbia tutti gli elementi necessari per essere un perfetto shōnen e raggiungere il grande pubblico. Se è vero che la trama può sembrare già vista, tra i punti di forza ci sono il ruolo delle katana, simbolo della tradizione giapponese, qui presentate in modo originale con l’innesto della magia, e un protagonista atipico per il genere, freddo e spietato. Inoltre, i combattimenti sono disegnati splendidamente e sono una gioia per gli occhi, dettaglio non da poco in una serie che fa dell’azione il suo fulcro. Proseguiamo molto fiduciosi per vedere cosa ci aspetta nei prossimi numeri della serie…

