KPop Demon Hunters avrà un sequel grazie a Netflix e Sony Pictures Animation, ma l’annuncio di un secondo capitolo porta con sé un grosso problema: l’esistenza stessa del sequel rischia di indebolire il finale felice del film originale. Dopo essere diventato uno dei più grandi successi nella storia di Netflix, era quasi inevitabile che venisse dato il via libera a un seguito firmato ancora una volta dai registi Maggie Kang e Chris Appelhans. Eppure, proprio questa scelta mette in discussione la conclusione così definitiva del primo film.
Il successo di KPop Demon Hunters ha sorpreso praticamente tutti. All’inizio sembrava quasi che Sony Pictures Animation non credesse davvero nel progetto, visto il lancio diretto in streaming invece di una distribuzione cinematografica. E invece il film è diventato un fenomeno globale, conquistando il pubblico anche grazie a una storia completa, con un finale autentico e soddisfacente. Ed è proprio questo il punto: il primo film sembrava chiudere perfettamente il percorso delle HUNTR/X, senza lasciare reali spiragli per una continuazione.
Il problema principale del sequel
Nel finale di KPop Demon Hunters, Rumi, Mira e Zoey riescono a sconfiggere Gwi-Ma e a sigillare l’Honmoon. In teoria, questo dovrebbe significare la fine definitiva della minaccia demoniaca per l’umanità. Dopo tutto ciò che il gruppo ha affrontato, il lieto fine appare pienamente meritato.
Per questo motivo, l’idea di un sequel crea inevitabilmente una contraddizione: per fare un nuovo KPop Demon Hunters servono altri demoni da combattere. Ma se l’Honmoon era stato sigillato, come può emergere una nuova minaccia?
Le brevi animazioni realizzate per la collaborazione con McDonald’s avevano già anticipato qualcosa del genere, mostrando ancora una volta le HUNTR/X alle prese con i Saja Boys. Un ritorno di quei personaggi, o magari l’arrivo di nuovi rivali demoniaci, implicherebbe che la barriera protettiva non sia stata davvero definitiva. E questo finirebbe inevitabilmente per ridimensionare il peso emotivo del finale originale.
Che si tratti del ritorno dei Saja Boys, di nuovi antagonisti o persino di un gruppo rivale di cacciatrici rimasto nascosto fino a oggi, ogni nuova minaccia rischia di togliere forza alla conclusione del primo film.
Come il sequel potrebbe evitare questo errore
Questo non significa necessariamente che KPop Demon Hunters 2 sia destinato a fallire. Maggie Kang aveva già rivelato che il primo film ha richiesto circa sette anni di sviluppo, e probabilmente anche il sequel richiederà tempo per essere realizzato nel modo giusto. La buona notizia è che il mondo narrativo costruito dal primo capitolo offre ancora diverse possibilità interessanti.
La vera difficoltà sarà aggiungere nuovi conflitti senza distruggere ciò che rendeva speciale il finale originale.
Una possibile soluzione potrebbe arrivare dalla musica stessa. Nel primo film, “Golden” veniva presentata come la canzone destinata a sigillare l’Honmoon. Tuttavia, alla fine è stata “What It Sounds Like” a sconfiggere davvero Gwi-Ma. Questo dettaglio lascia intendere che le HUNTR/X potrebbero non aver ancora raggiunto il loro vero apice artistico.
Il sequel potrebbe quindi concentrarsi sulla ricerca di una nuova canzone capace di superare tutto ciò che il gruppo ha realizzato finora. Sarebbe anche un parallelo perfetto con la sfida reale che attende KPop Demon Hunters 2: riuscire a superare un primo film diventato ormai un fenomeno culturale.
In ogni caso, il semplice fatto che esista un sequel cambia inevitabilmente la percezione del finale originale. Resta solo da vedere se il nuovo capitolo riuscirà a compensare questo sacrificio con una storia all’altezza delle aspettative dei fan.


