Da oggi è finalmente disponibile in streaming su Netflix La Legge di Lidia Poët 3 (potete leggere un riassunto delle stagioni precedenti qui). Grazie a NerdPool ho avuto l’occasione di vederla in anteprima e le mie aspettative non sono rimaste deluse. La terza stagione, che è anche tristemente l’ultima, si compone di 6 episodi della durata di 50 minuti circa e ci riporta nuovamente nella Torino del 1887, dove seguiamo le vicende della prima donna avvocato italiana: Lidia Poët. La sua tenacia e la sua forza interiore non la abbandonano mai, ma in questa stagione si percepisce maggiormente il lato più fragile ed emotivo della giovane donna.
Le prime tre puntate
La stagione si apre con la nostra Lidia Poët (Matilda de Angelis) intenta a tenere una lezione universitaria sull’importanza dell’emancipazione femminile. Un’apertura decisamente d’impatto che ho gradito particolarmente.
Poco dopo, la nostra caparbia protagonista ritrova una vecchia conoscenza: Grazia Fontana (Liliana Bottone), sua carissima amica da molti anni. Grazia si trova in difficoltà: ha accumulato un debito di 2000 lire e chiede un prestito per saldarlo. Lidia, non disponendo della somma, si rivolge al fratello Enrico (Pier Luigi Pasino), che però rifiuta di concedere il prestito.
Parallelamente, mentre seguiamo i fratelli Poët alle prese con nuovi casi legali, facciamo la conoscenza di Giovanni Cantamessa (Ninni Bruschetta), il nuovo procuratore del Re. La sua figura forse è stata troppo poco valorizzata, essendo il suo un ruolo un po’ marginale.
Il fronte sentimentale non è da meno anche in questa stagione. Il ritorno di Jacopo Barberis (Eduardo Scarpetta) con una nuova compagna, Consuelo, sembra incrinare gli equilibri di Lidia. Ho trovato questa parte della trama davvero molto intrigante, ma non solo perché adoro il personaggio di Jacopo!
Un altro colpo di scena ribalta gli equilibri: scopriamo che Grazia non aveva debiti, ma cercava di fuggire da un matrimonio abusante. Lidia tenta di convincerla a separarsi legalmente, ma la situazione precipita quando il capitano Fontana, marito di Grazia, viene trovato morto. La donna viene arrestata, sebbene Lidia sia convinta che l’amica abbia agito per legittima difesa, come da lei stessa dichiarato. Enrico assume la difesa di Grazia, ma il caso diventa presto in un conflitto personale: il pubblico ministero dell’accusa sarà Fourneau (Gianmarco Saurino), con cui Lidia ha una relazione. La vicenda assume rapidamente una risonanza mediatica e sociale, alimentata dallo schieramento di Jacopo con un articolo sul suo giornale.

Le ultime tre puntate
Per non compromettere la visione, mi limiterò a dire che nella seconda parte della serie entriamo nel vivo della trama. Assistiamo ad alcune difficoltà tra Teresa ed Enrico, al proseguimento delle indagini, ma soprattutto ci troviamo davanti ad un grandissimo tradimento di Grazia nei confronti di Lidia.
La relazioni amorose dei nostri personaggi prendono delle pieghe decisamente inaspettate, così come anche l’investigazione sul defunto marito di Grazia. Mentre il processo avanza, tra difficoltà e conflitti sempre maggiori, Lidia Poët, con il suo carattere, la sua forza d’animo e la sua determinazione, non smette di ispirare.
Considerazioni finali
La terza stagione chiude il cerchio mettendo in mostra luci e ombre di una protagonista che non abbiamo mai smesso di amare. Matilda de Angelis ha costruito una Lidia Poët impossibile da non adorare, dandole la forza ma anche la grazia necessarie a renderla tutta sua. Tutti i personaggi, nei loro ruoli, funzionano benissimo e sono scritti ed interpretati in maniera eccellente. Se nelle stagioni precedenti abbiamo ammirato la tenacia della protagonista, qui ci scontriamo brutalmente con la realtà della sua epoca, spietata verso le donne.
Unica piccola nota dolente: le ambientazioni sono molto curate e forse questo stona leggermente con la realtà storica del tempo. Viceversa, l’accostamento delle colonne sonore più moderne e sprint contribuiscono a creare un netto contrasto tra fantasia e verità.
In definitiva: la serie si conferma come modello di narrazione capace di unire il period drama alla riflessione sociale contemporanea. Lidia Poët non chiede il permesso, lei occupa spazi e nel farlo ci ricorda che la parità non è un traguardo raggiunto, ma ancora un work in progress.
Si chiude il sipario su una serie splendida, che ho terminato con gli occhi lucidi, ma resta acceso il fuoco di una lotta che, purtroppo o per fortuna, ci riguarda ancora tutti da vicino.
Di seguito il trailer della terza stagione de La Legge di Lidia Poët, dal 15 aprile su Netflix!


