Mentre il finale di stagione di Lanterns conquista pubblico e critica su HBO Max e Marvel Studios prepara il debutto di VisionQuest su Disney+, emerge con chiarezza una diversa visione strategica nel panorama dei cinecomic.
Dopo il deludente riscontro al botteghino di Supergirl, la rinascita del DC Universe (DCU) guidato da James Gunn e Peter Safran sta trovando il suo punto di forza proprio nel piccolo schermo. La strategia televisiva DC dimostra un approccio narrativo che la Marvel ha faticato a consolidare negli ultimi anni.
1. Ritmo narrativo e centralità dei personaggi: la lezione di Lanterns e The Penguin

La principale differenza tra il modello DCU e quello MCU risiede nella gestione dei tempi e nell’approfondimento psicologico dei protagonisti:
- Serie come eventi “Prestige TV”: Titoli come The Penguin e Lanterns si inseriscono nella tradizione dei grandi drama domenicali di HBO (con echi da Il Trono di Spade, The Sopranos o True Detective), puntando su scrittura, tensione e sviluppo del personaggio.
- Costruzione dei conflitti: Anziché accelerare la trama per preparare il successivo “evento” cinematografico, la DC offre spazio alla complessità emotiva di figure come Hal Jordan (Kyle Chandler) e John Stewart (Aaron Pierre).
- Il limite dei prodotti Marvel Disney+: Serie come WandaVision o Moon Knight hanno spesso sofferto una struttura contratta, dove le esigenze dell’universo condiviso finiscono per sacrificare l’evoluzione organica dei personaggi in favore di colpi di scena o rinvii ai film futuri.
2. Ridurre le maxi-battaglie in CGI per valorizzare il racconto televisivo
Un errore ricorrente nelle produzioni Marvel per lo streaming è stato l’adattamento della formula del kolossal cinematografico in un formato a episodi, spesso sfociato in finali sovraccarichi di effetti visivi (CGI).
| Aspetto Strategico | Modello DCU (HBO Max) | Modello MCU (Disney+) |
|---|---|---|
| Focus Narrativo | Drama, investigazione, dinamiche tra personaggi | Origine dell’eroe, azione, connessione al franchise |
| Uso della CGI | Contenuto e funzionale alla storia | Massiccio (scontri finali epici, costumi digitali) |
| Identità Visiva | Distinta per ogni serie/genere | Omogenea, allineata ai film per il cinema |
Serie come The Penguin dimostrano che l’assenza di spettacolari battaglie supereroistiche non riduce l’interesse del pubblico, se sostenuta da una scrittura solida e da interpretazioni di rilievo (come quella di Colin Farrell nei panni di Oz Cobb). Gli elementi più maestosi e i costumi iconici possono così essere preservati per le sale cinematografiche, rendendo i crossover un vero evento.
3. Indipendenza stilistica ed evitare la “fatica da franchise”
Un altro punto centrale riguarda la fruibilità delle singole opere:
- Accessibilità per i nuovi spettatori: Titoli come Lanterns mantengono legami con il quadro generale (come Superman), ma rimangono fruibili anche da chi non conosce l’intera continuità del franchise.
- Autonomia stilistica: Permettere a una serie noir o a una commedia per adulti (come Peacemaker) di mantenere un proprio tono evita di appiattire l’offerta editoriale.
- Il rischio dell’interconnessione forzata: Nel Marvel Cinematic Universe, la necessità di guardare molteplici serie su Disney+ per comprendere appieno film come Doctor Strange nel Multiverso della Follia o The Marvels ha generato nel pubblico una sensazione di “compito a casa”.
Cosa può imparare la Marvel per le prossime uscite

Progetti come VisionQuest indicano una ricerca di storie più intime e focalizzate sui singoli personaggi. Tuttavia, per ritrovare l’impatto degli esordi televisivi, la Marvel potrebbe trarre vantaggio da una maggiore separazione tra la narrazione per il cinema e quella per lo streaming, lasciando che la televisione sfrutti appieno le proprie peculiarità narrative.




