Dal 27 Settembre la trilogia originale sbarca in streaming. Un’occasione per ripassare il cult con Brendan Fraser, tra l’attesa per il nuovo film e il timore dell’ennesima operazione commerciale.
Segnatevi la data: il 27 Settembre i tre film originali de La Mummia approdano nel catalogo Netflix.
Non si tratta di un banale aggiornamento settimanale, ma del ritorno a portata di click di un franchise che ha occupato un posto di tutto rispetto nella cultura pop.
È l’occasione ideale per un rewatch che, per molti appassionati, rappresenta ormai una comoda e collaudata tradizione nerd (o, come direbbe mia sorella, un confort-film).

Se la saga ha mantenuto intatto il suo fascino nel corso dei decenni, il merito è di una community che non ha mai smesso di supportarla. Al centro di questo ecosistema c’è ovviamente Brendan Fraser. Molto prima del meritato Oscar, Fraser aveva già conquistato il pubblico con il suo Rick O’Connell: un eroe d’azione atipico, sbruffone ma profondamente autoironico e umano. Il legame affettivo che il pubblico continua a nutrire per l’attore, unito all’innegabile chimica con Rachel Weisz, rimane il vero motore di questo fenomeno.
Se l’impatto de La Mummia sul cinema d’intrattenimento è stato notevole, di rado è stato replicato con la stessa efficacia. La pellicola ha saputo compiere un’operazione complessa: omaggiare le atmosfere cupe dei B-Movie horror anni ’30 della Universal e fonderle con l’avventura dinamica in stile Indiana Jones, dosando i tempi comici in modo pressoché perfetto.
Questo equilibrio instabile tra esplorazione, umorismo e mostri in CGI ha settato uno standard produttivo che ha segnato un’intera epoca del cinema d’evasione.

Il fatto che quella formula fosse una magia irripetibile lo dimostrano i successivi tentativi dell’industria di rimettere mano alla tomba.
L’esempio più lampante resta La Mummia del 2017 con Tom Cruise, concepito come pietra angolare di quel Dark Universe naufragato prima ancora di salpare.
Privo della scanzonata leggerezza dell’originale e appesantito dalla fretta di costruire un universo condiviso a tavolino, il film ha mostrato tutti i limiti di un cinema d’azione plastificato e privo di carisma. Né le incursioni nel genere avventuroso degli ultimi anni, né i vari spin-off (vedasi il Re Scorpione) sono mai riusciti a catturare quel misto di spavento autentico e risata genuina che rendeva le scorribande tra le dune di Fraser un’esperienza così memorabile, arrivando a far quasi rinnegare lo stesso capitolo de La Mummia: La Tomba dell’Imperatore Dragone.

Questo sbarco nel catalogo streaming cade in un momento decisamente strategico, considerando le recenti conferme che stanno animando il web riguardo lo sviluppo de La Mummia 4.
Sapere che la produzione è in corso e che il cast originale è pronto a rimettersi in gioco trasforma questa visione su Netflix in una sorta di ripasso obbligatorio in vista della prossima spedizione.
Tuttavia, l’entusiasmo per questo nuovo capitolo deve inevitabilmente fare i conti con una certa dose di cinismo.
Siamo di fronte, purtroppo, all’ennesimo caso di sfruttamento di un prodotto storico, un tentativo palese di monetizzare il sempre redditizio effetto nostalgia. La recente storia hollywoodiana dovrebbe fungere da monito: l’effetto Terminator, ovvero l’accanimento terapeutico a suon di sequel e reboot che finiscono per annacquare e danneggiare pesantemente l’eredità della saga, sembra non aver insegnato nulla ai grandi studios.
La speranza è che il ritorno di O’Connell e soci abbia davvero una solida urgenza narrativa, e non si riveli l’ennesima tomba profanata unicamente per fare cassa.



