Più noto per la famosa poesia “Il Corvo” dalla metrica eccezionale e per l’epoca irragionevole, Poe è stato uno dei primi pionieri di un genere (gotico) che cresceva fino a quel tempo “nell’ombra”, e solo un’anima come la sua poteva coltivarlo. In questo articolo, troverete un’analisi appassionata delle sue poesie più note, del suo stile tetro a tratti percepibile come romantico. Uno dei pochi che sapeva mischiare “oscurità” e romanticismo. Perché, nel profondo, il genere gotico è proprio un mix di dark & romance.
Il Corvo Ispiratore
Nonostante siano passati più di 200 anni, Poe continua a ispirare lettori e autori in tutto il mondo, lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Grazie alle sue tele oscure che si insidiano nelle sue pagine, è stato capace di far leggere ai lettori parte della sua anima e di far notare al grande pubblico che ci sono molte più cose nel mondo e in noi stessi, spesso nell’ombra del nostro cuore che non notiamo. Inquietante?
Certo, non si parla solo delle insidie e le parti oscure di noi stessi di cui siamo costretti a guardare, fare un’introspezione di tanto in tanto e realizzare che il mondo o anche solo alcuni lati di noi stessi molto oscuri, ci hanno contaminato lo specchio che rifletteva le nostre buone qualità (il colpevole la vita, i complici siamo noi); ma Poe parla di visioni tetre e oscure anche fisicamente. Ed è ciò che incute più paura nelle sue letture. Sarà perché è riuscito a mettere su carta un immaginario “fantasy” e con ciò intendo creature e scenari appartenenti a un mondo soprannaturale che fino ad allora non era esplorato quanto lo è oggi, ma è stato sicuramente uno dei pionieri del genere.
Ed il Corvo via non vola, sta posato, ancora, e sempre, sopra il busto di Minerva che sovrasta la mia porta… …E il mio cuore… …Non solleverò più!
And the Raven, never flitting, still is sitting, still is sitting on the pallid bust of Pallas just above my chamber door… And my soul from out that shadows that lies floating on the floor Shall be lifted nevermore!
(Da notare la differenza nella traduzione italiana, ci si riferisce a Pallas come Minerva).
Questa è una delle ultime parti della Poesia Il Corvo, forse la più emozionante e dove culmina il pathos, il significato intero della sua più celebre poesia; con un ritmo e una metrica non accettabile per l’epoca dai suoi colleghi, la poesia è così composta: il primo metro è trocaico, il secondo è ottametro acatalettico alternato con eptametro catalettico ripetuto nel refrain del quinto verso e termina con un tetramettro catalettico.
La metrica
Insomma: In tutta la poesia sono usati piedi consistenti di una sillaba lunga e una breve (i cosiddetti trochei), alternandosi.
Il primo verso ne conta otto; il secondo, sette e mezzo; il terzo, otto; il quarto, sette e mezzo; il quinto anche; il sesto, tre e mezzo.
L’originalità non sta nel fatto che questo sistema ritmico e metrico non sia mai stato usato prima, ma nella combinazione all’interno della poesia de Il Corvo. L’effetto della “spettacolarità” di questo schema è dovuto alla combinazione e ai messaggi di tale poesia, alle visioni e ai significati. Ne Il Corvo, si parla di lutto per l’amata Lenore, il “protagonista” (poiché per essere una poesia, all’epoca, era fin troppo lunga, diventando quasi un racconto) in presa praticamente a una psicosi, la quale però sembra non essere più tale ma c’è una vera manifestazione del soprannaturale grazie alla comparsa del Corvo.
Non solo il Corvo…
Il Corvo è la poesia più celebre di Poe, e lo stesso si potrebbe dire de il Romanzo La caduta della casa degli Usher, almeno recentemente grazie anche a non solo un ritorno di moda dello stile gotico (che in realtà non se n’è mai andato), ma anche alla serie tv di Netflix recentemente rilasciata.
Ma oltre questi 2 grandi titoli, parlando nello specifico delle poesie, ce ne sono molte altre che meriterebbero la stessa attenzione se non di più:
In Solo, Poe ci racconta brevemente di sé e della sua solitudine (“ciò che ho amato, l’ho amato da solo”); Eulalie è forse la poesia più romantica e gioiosa, il filo d’inquietudine è sempre percepibile, sta sotto all’atmosfera romantica; In Ulaume si parla ancora di una more tormentato e dalle atmosfere oscure, quasi un errare romantico e buio, in cui Poe cita anche Psiche (un riferimento quasi sicuramente a Amore e Psiche di Apuleio); Annie ha la stessa “funzione” di Eulalie ma più dolce. El Dorado punta proabblmente più a un futuro pieno di successo.
E infine, una delle poesie di Poe più sottovalutate ma tra quelle che meritano di più la nostra attenzione:
Annabel Lee
Molti e molti anni fa, in un regno in riva al mare viveva una ragazza che potete chiamare con il nome di ANNABEL LEE; viveva spensierata per amare ed essere amata da me.
It was many and many a year ago, In a kingdom by the sea, That a maiden there lived whom you may know by the name of ANNABEL LEE; And this maiden she lived with no other thought Than to love and be loved by me.
Iniziamo Citando la prima parte della poesia di Annabel Lee, alcuni dicono che la dedicò alla moglie morta, infatti fu una delle ultime poesie che scrisse Poe prima di morire, non fece in tempo a pubblicarla in vita; la poesia di Annabel Lee vide la luce solo dopo la sua morte.
Qui si parla di un amore struggente, bellissimo, intenso e tormentato a causa di esseri mortali (i parenti) e “immortali”: “gli angeli in cielo non eran felici nemmeno la metà di lei e me!”; il “protagonista” vive un amore intenso e praticamente immortale, come se lui e Annabel Lee si conoscessero da sempre, arrivando a vivere un amore forte, passionale e colmo di devozione.
La devozione
Tuttavia, questo amore genera dissenso e invidia nel mondo mortale e immortale, per quanto è grande, e per questo, la bella Annabel Lee viene “portata via” dai nobili parenti e da un vento gelido. Nonostante ciò, il loro amore viene raccontato come più forte di tutto (amor vincit omnia), e si raccontano come inseparabili. Annabel Lee viene narrata come una bellissima e affascinante donna che amava tantissimo il suo amato, e che splende più della luna e delle stelle, facendo riferimento specialmente gli occhi; quasi a creare un archetipo di un amante (nel senso di innamorata e non di adulterio) devota. Spesso, sembra che Poe si riferisca in altre sue poesie alla stessa figura di questo personaggio femminile con l’unica differenza del cambio di nome (Eulalie, Annie), anche per via di descrizioni somatiche dei personaggi.
Annabel Lee la figura principale, che influenza e da cui “dipendono” soprattutto, le altre, anche se la poesia a lei dedicata è una delle ultime, il suo personaggio è l’espressione più piena di ciò che Poe ricercava in queste figure femminili nei suoi scenari gotici.
Il Corvo, tra l’altro è una poesia che ha ispirato molteplici libri, film (guarda The Crow), fumetti. Stando accanto nella penombra, ai grandi autori e classici come Lovecraft (per quanto poi i loro stili, significati, messaggi possano differire), Dracula, Baudelaire, Mallarmè e tanti altri. E non solo nel mondo della letteratura, del cinema e del fumetto.
Qualche parola sull’autore
Poe da sempre ha vissuto una vita tormentata, nato nel 1809 e divenuto orfano a soli 2 anni dai genitori attori girovaghi (abbandonato dal padre David Poe, e la morte della madre Elizabeth Arnold che avvenne nel 1811. Fu cresciuto poi dal mercante John Allan; il quale non lo adottò mai legalmente. Poe continuò a studiare all’università della Virginia a Richmond, do ve fu espulso per debiti di gioco. Trasferitosi a Boston cominciò a pubblicare la prima raccolta “Tamerlano e altre poesie”.
Poe fu privato dell’eredità del patrigno che lo mandò in accademia militare nel 1830 per poi stabilirsi a Baltimora con la zia Maria Clemm. Tornando a Richmond pubblico i primi racconti lavorando per il Southern literary Messenger, nel 1836 si sposò con la cugina Virginia Clemm all’epoca tredicenne. Nel 1830 diede vita ai primi romanzi fino ad arrivare aIl Corvo e altre poesie, che negli Stati Uniti ebbe uno straordinario successo.
Poe fu capace di ispirare anche altri autori di successo: Baudelaire (fu anche traduttore di alcuni suoi racconti), Mallarmé. Nel 1847 la morte della moglie, da tempo malata, lo colpì duramente. Poe morì il 7 Ottobre 1849 in un ospedale di Baltimora. Qualche giorno prima lo avevano trovato per strada completamente ubriaco.
Poe è stato uno degli scrittori più importanti dell’ottocento. Uno dei pionieri di uno dei generi più amati e di cui si può ancora oggi raccontare e esplorare molto. Un genere che forse continuerà a evolversi come già ha fatto, fiorendo nella sua forma più “dark” e romantica.


