Sabato 19 luglio è uscito su Netflix il terzo disturbante episodio di L’estate in cui Hikaru è morto, la cui storia ha già conquistato i fan del paranormale e fatto battere il cuore degli amanti degli anime shojo e delle romance adolescenziali. Sembra un’unione assurda, eppure questa è la storia di Yoshiki, un liceale tormentato e dai sentimenti repressi. Hikaru, il suo migliore amico, qualche mese fa è sparito su una montagna per una settimana: al suo rientro, anche se tutto sembra essere tornato come prima, per Yoshiki una cosa è chiara: quello che ha davanti a lui non è lo stesso Hikaru di prima.
Emozioni complesse
Il pensiero si trasforma in sospetto, il sospetto in inquietudine e l’inquietudine in accettazione, ma Yoshiki vuole troppo bene al suo migliore amico per lasciarlo andare così facilmente. Si attacca all’essere che ne abita il corpo, nutrendo forse una vaga speranza nel fatto che questo Hikaru possa ricambiare i suoi sentimenti, probabilmente in un modo in cui il vero Hikaru non avrebbe potuto fare.
L’estate in cui Hikaru è morto mischia i generi, passando dal dramma adolescenziale all’horror sovrannaturale; e mischia addirittura le tecniche: ricordiamo l’incredibile inquadratura sulle interiora di pollo: una vera foto usata come raccordo per la sensazione descritta da Yoshiki mentre la sua mano entra nel corpo di Hikaru. L’anime confonde lo spettatore e ne scombussola le sensazioni: non sappiamo cosa provare. Le scene che dovrebbero essere le più terrificanti ci colpiscono in modi sorprendenti: il rapporto morboso e omoerotico che vediamo sullo schermo è sensuale, contornato da un’atmosfera d’amore giovanile che fa sognare, sperare e soffrire con il protagonista; allo stesso tempo, ciò che vediamo sullo schermo è un disgustoso, esplosivo e non umano, in grado di travolgere Yoshiki fisicamente e psicologicamente, un essere maligno e inquietante, un ammasso di energia negativa non bene identificata, che si sta attaccando a lui con veemenza e pressione psicologica. “Non so più quali emozioni siano davvero mie!” gli vomita addosso disperato “Hikaru”, appena prima di gettarsi su di lui.
Yoshiki è un ragazzo sconvolto, traboccante tristezza e angoscia: vorrebbe piangere il suo amico, il ragazzo di cui è innamorato, senza il quale non potrebbe vivere, il bambino con cui è sempre cresciuto…ma Hikaru non c’è più. Al suo posto, un corpo posseduto. Un essere dalle intenzioni sconosciute, dal quale più persone lo hanno messo in guardia. Una presenza sinistra, che è però l’unica consolazione per il protagonista, un barlume di speranza, una parvenza di sollievo dal desiderio mai soddisfatto che lo pervade costantemente.
“Sei molto più piagnucolone di Hikaru”, dice dolcemente Yoshiki. Il sentimento è deviato, ha subito uno spostamento: la mente annebbiata e corrotta dal desiderio e dalla disperazione di Yoshiki lo sta portando ad affezionarsi al “nuovo Hikaru”, non solo al ricordo di quello vero. Un Hikaru più docile, più bisognoso di attenzioni, di calore e contatto fisico. Un Hikaru che potrebbe davvero avere, che potrebbe finalmente accettare e ricambiare il suo amore, un rapporto di cui fanno parte solo loro due, un legame più intimo e indissolubile di quanto abbia sempre immaginato.
Ma il “nuovo Hikaru”, invece? Quali sono le sue intenzioni? Un essere del genere può davvero provare emozioni così umane o si sta solo prendendo gioco di Yoshiki, usando i suoi sentimenti per arrivare indisturbato ai suoi oscuri scopi? Tutto ciò che sappiamo è che la storia è intrigante e torbida, e creerà dipendenza.
L’estate in cui Hikaru è morto ci dà appuntamento ogni sabato su Netflix.




