Opera cardine ed emblematica delle historietas, il fumetto argentino, L’Eternauta è una storia pubblicata per la prima volta nel 1957 e che ancora oggi mantiene tutto il suo fascino e la sua importanza sia per il medium che per il contesto sociale in cui è nata. Ne abbiamo parlato sul sito qualche mese fa in questo articolo, in occasione della nuova edizione pubblicata da Panini Comics e dell’uscita della serie tv su Netflix. La casa editrice modenese, però, non si è fermata all’opera originale, ma ha proseguito con le storie successive. A quindici anni dall’opera originale, infatti, sulle pagine di Hora Cero Semanal, i due autori Héctor Germán Oesterheld e Francisco Solano López decisero di dare un seguito alla loro storia, conclusasi con un finale di grande impatto e in parte aperto.

Il contesto storico
L’eternauta – Parte seconda uscì quindi tra il 1976 e il 1978 sulla rivista Skorpio, in un periodo di forti tensioni politiche e sociali in Argentina, con il paese in mano a Jorge Rafael Vileda. Furono anni difficili per il paese, durante i quali molte persone vennero assassinate e altrettante, i cosiddetti desaparecidos, non furono mai ritrovate. Purtroppo, questo destino toccherà allo stesso Oesterheld, che aveva sempre appoggiato la sinistra e che, per le sue idee, perse le figlie, uccise dal regime, prima di scomparire, dopo un periodo di clandestinità. Sarà infatti Solano López a terminare di disegnare il fumetto in Spagna.
Un nuovo incubo
La storia di L’eternauta – Parte seconda inizia sulla scia del finale dell’originale. Lo sceneggiatore di fumetti Germán Oesterheld, alter ego dell’autore, ha ascoltato la storia raccontatagli da Juan Salvo e non riesce a darsi pace. Se fosse tutto vero, la Terra sarebbe condannata a un destino tragico in un futuro non troppo distante. Ma lo Juan Salvo del presente, interrogato con insistenza dallo scrittore, non sembra ricordare nulla. Almeno fino a quando, una sera, mentre sono tutti insieme a giocare a carte, si ritrovano catapultati in una terra desolata. Intorno all’abitazione di Juan Salvo c’è solo il deserto e i ricordi riaffiorano nella mente dell’Eternauta. Niente neve stavolta, ma la situazione non è delle migliori e i protagonisti iniziano a indagare scoprendo di trovarsi forse in un futuro ancora più terribile e disperato di quello raccontato in L’eternauta. Dopo la prima invasione, infatti, la Terra si è evoluta e lo stesso hanno fatto le poche creature viventi sopravvissute, uomini e animali.

Juan e Germàn
Juan Salvo si trova ancora una volta, suo malgrado, a fare i conti con l’ignoto, ma ora affronta la situazione con una consapevolezza diversa, che si percepisce sempre più nel suo sguardo e nel modo in cui, con l’avanzare della storia, prende le decisioni più importanti e difficili, anche se questo sembra fargli perdere sempre di più la sua umanità.
Al suo fianco c’è Germàn, un uomo comune che aveva creduto al racconto dell’Eternauta, ma che sperava di non dover mai vivere un’esperienza simile e che è terrorizzato dalla realtà che si staglia di fronte ai suoi occhi. Lo scrittore ha sempre vissuto una vita molto solitaria e, in maniera inaspettata, si ritrova a riscoprire il valore dei legami umani, in primis con il suo nuovo compagno d’armi e, in seguito, con gli abitanti della Terra del futuro. Inoltre, a differenza del volume precedente, stavolta non è un ascoltatore silenzioso, ma è lui stesso a narrare la storia dal suo punto di vista.

L’autore costruisce una storia che fa provare al lettore una sensazione di tensione costante e i disegni di Solano López sono ancora una volta perfetti nel farci empatizzare con i personaggi, sia nella loro fragilità che nel coraggio di resistere, in particolare attraverso il volto e gli occhi. Il primo volume era un grande viaggio nell’ignoto, che teneva incollati per tutto il tempo, con la voglia di scoprire chi avesse provocato la nevicata. In questo secondo volume si perde un po’ questo effetto, essendo la minaccia in parte nota, ma resta il fascino dell’atmosfera costruita dagli autori, un futuro cupo dove la speranza non sembra trovare posto, e purtroppo molto simile a quello che Oesterheld immaginava per il suo paese.




