Dopo aver tracciato insieme una mappa dei principali premi letterari nella nostra guida per Nerdpool, torniamo a salire sull’Olimpo. E questa volta lo facciamo puntando dritto alla vetta più alta, quella che anche chi legge poco riconosce al volo: il Premio Nobel per la Letteratura.
Ma cos’è davvero questo premio? E soprattutto: perché ogni anno riesce a far discutere così tanto?
Che cos’è
Il Premio Nobel per la Letteratura è uno dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo dedicati alla scrittura. Viene assegnato ogni anno a un autore o autrice che, secondo il comitato, ha prodotto l’opera più notevole con un ideale spesso simbolico e incompreso da molti, scatenando l’effetto sorpresa per coloro che attendevano i risultati con trepidazione.
Ma scegliere e giudicare tra le opere candidate, la “miglior opera” è quasi impossibile e per gli appassionati di autori e autrici pretendenti al premio, nel caso in cui non vengono premiati sembra quasi un tradimento; quindi la domanda sorge spontanea: cosa significa davvero essere un simbolo letterario?
Il Nobel non premia solo il miglior libro dell’anno, ma una mente dalle straordinarie capacità che con il suo fuoco lancia un messaggio potente attraverso un manoscritto. E che potrebbe restare impresso nella storia dell’umanità e influenzarla, avere un impatto, per secoli.
Come funziona
A decidere il vincitore è l’Accademia Svedese, composta da 18 membri. Ogni anno i Comitati dei Premi Nobel inviano centinaia di inviti riservati (che restano segreti per 50 anni, dettaglio che aggiunge un’aura quasi mitologica al processo).
La norma di riserbo sulle nomine per 50 anni garantisce che ci sia assoluta segretezza sugli archivi prima di renderli liberi al pubblico. L’organizzazione non rivela i nomi prima dello scadere del tempo (escludendo da ciò, ovviamente, i vincitori), ma permette che i proponenti rivelino le proprie nomine qualora vogliano.
Ogni anno vi sono indiscrezioni e voci di corridoio sui vincitori (esempio: spesso sul nobel per la pace). Non è possibile auto candidarsi per nessun premio, le nomine possono arrivare solo da istituzioni o figure accreditate.
Il meccanismo è lungo e stratificato:
- si parte da una lista ampia di candidati;
- si arriva a una selezione ristretta;
- si leggono, si discutono, si analizzano opere e percorsi;
- infine si vota.
Il risultato? Una scelta che raramente è ovvia.
E infatti il Nobel non è un premio da classifica: non sempre vince il nome più famoso, né quello più venduto. Anzi, spesso succede il contrario.
Le origini
Il premio nasce dal testamento di Alfred Nobel, l’inventore della dinamite, che il 17 Novembre 1895 lo firmò al Club Svedese-Norvegese di Parigi e decise di destinare gran parte della sua fortuna a una serie di riconoscimenti ( fisica, scienza, medicina, letteratura e pace), creando un fondo per chi avesse contribuito al progresso dell’umanità. Il documento incaricava dell’amministrazione dei fondi del Patrimonio e l’assegnazione dei premi.
Tra scienza e pace, c’era spazio anche per la letteratura. Perché le storie, le parole, le idee hanno un peso reale nel mondo.
I primi premi, compreso il primo Nobel per la Letteratura vennero assegnati nel 1901, inaugurando una tradizione che oggi è diventata un vero e proprio ago della bilancia della situazione culturale mondiale.
Curiosità e polemiche
Se c’è una cosa che il Nobel garantisce ogni anno, oltre al vincitore, è la polemica.
- Alcuni giganti della letteratura non lo hanno mai vinto (e questo da solo basterebbe a far discutere per ore).
- A volte la scelta premia autori poco conosciuti al grande pubblico, generando quel classico momento collettivo di: “Ok, ma chi è?”
- Altre volte il premio sembra quasi una dichiarazione politica o culturale più che letteraria.
E poi ci sono le sorprese vere, quelle che spaccano il pubblico a metà: chi applaude e chi resta completamente spiazzato.
Insomma, il Nobel non è mai neutrale. Ed è proprio per questo che continua a essere rilevante.
I prossimi appuntamenti
Il vincitore del Premio Nobel per la Letteratura viene annunciato ogni anno a ottobre, solitamente nelle località di Stoccolma e Oslo. È uno di quei momenti che, anche se non segui attivamente il mondo editoriale, finiscono comunque per raggiungerti: tra notizie, social e discussioni accese.
E come ogni anno, la domanda è sempre la stessa: sarà una scelta “prevedibile” o qualcosa che rimetterà tutto in discussione?
Forse è proprio qui il punto.
Il Nobel non serve solo a celebrare chi scrive, ma a costringerci a guardare oltre le nostre abitudini di lettura. A scoprire voci nuove, a mettere in discussione cosa consideriamo “grande letteratura”.
E quindi la vera domanda non è “chi vincerà il prossimo Nobel?”
Ma: saremo pronti ad accettarlo?
Oppure come ogni anno, finiremo per discuterne più di quanto leggeremo davvero?


