Nel corso delle sue sei stagioni, Lost ha saputo costruire un universo narrativo ricchissimo, infarcito di simbolismi, citazioni e riferimenti letterari. Tra questi, uno in particolare emerge con forza: l’influenza di Stephen King, maestro indiscusso dell’horror moderno, è talmente evidente che potremmo considerarlo un autore “fantasma” nella writers’ room della serie.
Damon Lindelof e J.J. Abrams non hanno mai nascosto la loro ammirazione per King, e questo rispetto si riflette in numerosi episodi, scelte di trama e persino nello sviluppo dei personaggi. Di seguito, una selezione delle più interessanti citazioni e omaggi che Lost ha dedicato al Re del Terrore.
Il fantasma di “The Stand” aleggia sull’isola
Durante la lavorazione della seconda stagione, gli autori hanno ammesso che The Stand – romanzo apocalittico di King pubblicato nel 1978 – era sempre sul tavolo nelle sessioni di brainstorming. Non sorprende, considerando che il libro racconta di un gruppo di sopravvissuti che cerca di ricostruire una società dopo una pandemia. Temi e dinamiche molto simili a quelli dell’isola di Lost, inclusi sogni profetici e personaggi archetipici.
Dostoevskij o Stephen King? Ben Linus ha le idee chiare
La prima volta che incontriamo Ben, ancora sotto il falso nome di Henry Gale, è rinchiuso nella stazione Swan. Locke gli offre alcuni libri, tra cui I fratelli Karamazov, ma Ben – con un tocco ironico – chiede qualcosa di Stephen King. È il primo riferimento esplicito allo scrittore, ma non sarà certo l’ultimo.
Carrie al club del libro degli Altri
Nel primo episodio della terza stagione, Juliet propone Carrie come lettura del mese. Un omaggio diretto al romanzo d’esordio di King, ma anche una scelta che divide il gruppo. Lo stesso Ben si lamenta, definendolo “deprimente”. Un commento che dice molto più di quanto sembri.
“Hearts in Atlantis” nell’ufficio di Jack
Durante un flashback, nell’ufficio di Jack si intravede la raccolta Hearts in Atlantis. Non è un dettaglio casuale: quei racconti parlano di una generazione di uomini in lotta con le aspettative e il fallimento – temi che rispecchiano perfettamente il conflitto interiore di Jack col padre.
Il “Dio dei Perduti” e il Mostro di Fumo
Nel romanzo The Girl Who Loved Tom Gordon, la protagonista Trisha è inseguita da una misteriosa entità che lei chiama “God of the Lost”. Questa figura, quasi animalesca, ricorda l’inquietante creatura fumosa che abita l’isola: cambia forma, terrorizza, e resta sempre avvolta nel mistero.
Il marchio Nozz-A-La sulla mongolfiera di Henry Gale
Uno dei dettagli più nerd: la mongolfiera di Henry Gale porta il logo di Nozz-A-La Cola, una bibita immaginaria nata nei romanzi della saga The Dark Tower. Un easter egg microscopico, ma delizioso per i fan più attenti.
“The Dark Tower” e la stampa del futuro
In un flashforward, Jack legge un giornale dove compaiono le parole “Ted”, “the Tower” e “beam” – tutte legate alla mitologia di The Dark Tower. Il riferimento non è casuale, soprattutto considerando che l’episodio si conclude alla misteriosa torre radio dell’isola.
Desmond e la “zona morta”
Dopo l’esplosione della stazione Swan, Desmond inizia ad avere visioni del futuro. Una condizione che ricorda da vicino Johnny Smith, protagonista de La Zona Morta, che sviluppa poteri psichici dopo un coma. Anche in questo caso, la somiglianza va ben oltre la superficie.
L’ossessione di Locke e il richiamo di “The Tommyknockers”
Nel romanzo fantascientifico The Tommyknockers, un oggetto alieno sepolto nella foresta influenza i comportamenti degli abitanti. Allo stesso modo, Locke diventa ossessionato dal misterioso portello dell’isola. Entrambi si ritrovano cambiati da una scoperta sotterranea.
La tartaruga e il mito di King
Nell’episodio “Across the Sea”, vediamo Jacob e suo fratello giocare sulla spiaggia con una tartaruga. Un richiamo sottilissimo, ma preciso: la tartaruga è un simbolo ricorrente in IT e The Dark Tower, rappresentando saggezza e equilibrio.
Il “cambiaforma” dell’Isola e Pennywise
Il Nemico principale, l’Uomo in Nero, può assumere diverse identità, proprio come fa Pennywise in IT. Entrambi sono entità maligne e antiche, capaci di manipolare e spaventare chiunque incontrino.
Il coniglio numero 8 e “On Writing”
In On Writing, King invita il lettore a immaginare un coniglio bianco con l’8 sulla schiena. In Lost, Ben Linus fa proprio questo con Sawyer, in una scena inquietante che diventa metafora della percezione soggettiva della realtà.
Michael e la “febbre da isolamento”
Quando Michael è rinchiuso su una nave nemica, un altro personaggio nota che sta impazzendo “come Nicholson” – chiaro riferimento a Shining, dove il protagonista (interpretato proprio da Jack Nicholson) soccombe alla follia dell’isolamento.
Sawyer e il nomignolo “Hoss”
Sawyer ama soprannominare gli altri personaggi, ma quello dato a Jack – “Hoss” – merita un approfondimento. Il termine è usato in The Green Mile da una guardia carceraria aggressiva. Sawyer parte come antagonista, ma evolve in modo opposto, ribaltando il modello kinghiano.
Il vero Uomo in Nero? Randall Flagg
Infine, il legame più esplicito: l’Uomo in Nero di Lost condivide nome, poteri e ambizioni con Randall Flagg, il villain ricorrente in molti romanzi di King. Entrambi cercano di distruggere mondi per crearne uno a loro immagine. Una delle ispirazioni più evidenti e potenti di tutta la serie.



