Nonostante l’ottimo lavoro fatto da Mark Ruffalo negli anni, bisogna ammetterlo: il MCU ha un po’ “sprecato” la dicotomia tra Bruce Banner e il Gigante di Giada. Da quando abbiamo ottenuto la risoluzione pacifica in “Smart Hulk”, ci è stato scippato uno dei conflitti più interessanti della narrativa supereroistica: la dinamica alla Jekyll e Hyde. Hulk funzionava perché era una bomba a orologeria, un corpo dove l’intelletto si scontrava con la forza bruta. La “sanitizzazione” del personaggio è stata per molti un passo falso. Fortunatamente, un nuovo personaggio appena arrivato su Disney+ sembra aver raccolto quell’eredità esplosiva.
In breve
- Con la “civilizzazione” di Hulk, il Marvel Cinematic Universe aveva perso la figura dell’eroe tormentato dal proprio potere distruttivo.
- La nuova serie Wonder Man colma questo vuoto: Simon Williams non è solo un attore/eroe, ma un’arma nucleare vivente le cui capacità sono legate alla stabilità emotiva.
- Proprio come il Banner dei bei vecchi tempi, Williams rappresenta il pericolo dell’incontrollabile, rendendo finalmente giustizia alle paure che Tony Stark aveva profetizzato anni fa.
Wonder Man: il vero erede della rabbia
Nella serie appena rilasciata, il Simon Williams interpretato da Yahya Abdul-Mateen II è, sulla carta, un uomo normale che cerca di inseguire i suoi sogni. Nella pratica? È una testata nucleare che cammina. La narrazione ci mostra chiaramente come Simon debba lottare costantemente per tenere a freno i suoi poteri: peggiore è il suo stato mentale, più devastante è la manifestazione della sua energia.
Se Banner si trasformava quando perdeva le staffe, Wonder Man crea una “zona di esplosione” e danni collaterali indiretti ben più gravi di un pugno di Hulk. Con il vero Hulk ormai addomesticato, è Simon Williams a prendersi la scena come l’elemento volatile e imprevedibile che mancava al roster degli eroi.
Tony Stark aveva ragione (di nuovo)
La serie non si limita a sostituire Hulk, ma riprende un filo narrativo lasciato in sospeso da Iron Man e Spider-Man: Homecoming: l’influenza del Department of Damage Control (DODC). Quella che era nata come una squadra di pulizia si è trasformata nell’incarnazione dell’ansia che aveva generato gli Accordi di Sokovia.
Wonder Man conferma che Tony Stark aveva tutte le ragioni per essere preoccupato: sognava un’armatura intorno al mondo, ma i superpoteri “inspiegabili” come quelli di Williams rappresentano una minaccia interna colossale. Il DODC tratta Simon esattamente come lo SHIELD trattava Banner (ricordate la gabbia sull’Helicarrier?): una minaccia da contenere. Anche se Simon non va in modalità “berserker”, il fatto che i suoi poteri siano legati alle emozioni lo rende, a tutti gli effetti, il nuovo Hulk.
Un futuro di eroi “instabili”?
Guardando al quadro generale, sembra che i Marvel Studios stiano puntando forte sugli eroi con problemi di controllo. Nel 2025 abbiamo visto l’introduzione di Sentry (interpretato da Lewis Pullman), un altro personaggio tutt’altro che stabile. E se diamo credito ai rumor che vedrebbero un ritorno del “Savage Hulk” in Spider-Man: Brand New Day, uniti alla probabile resurrezione di Scarlet Witch e all’arrivo dei mutanti come Jean Grey e Wolverine, potremmo essere di fronte alla formazione degli Avengers più mentalmente instabili della storia. E onestamente? Non vediamo l’ora.



