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NerdPool > Blog > Film > Disney, il Grande Reset: finisce l’era del “Politically Correct” per salvare il Regno Incantato
Film

Disney, il Grande Reset: finisce l’era del “Politically Correct” per salvare il Regno Incantato

Dalle perdite miliardarie ai record di Deadpool & Wolverine: come la Casa di Topolino ha abbandonato l'ideologia per tornare a dominare il botteghino. L’analisi del cambio di rotta sotto la guida di Josh D’Amaro.

Daniele Baldacci
8 Maggio 2026
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4 Min
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​C’è un momento, nel mondo degli affari così come nelle sceneggiature di successo, in cui bisogna decidere se affondare con la propria bandiera o cambiare rotta per evitare il naufragio, per la Disney, quel momento è arrivato ora. Dopo anni di una gestione spesso accusata di aver messo l’ideologia davanti alla narrazione, il colosso dell’animazione premuto il tasto “reset”

Il peso di un’ideologia: un buco da un miliardo

​Negli ultimi anni, sotto la direzione di Bob Chapek, la parola d’ordine è stata una sola, inclusività! Una missione nobile sulla carta, che però si è scontrata con la dura realtà del mercato, ovvero che I fan, il vero cuore pulsante dell’universo Nerd, hanno risposto con il silenzio e le poltrone vuote.

​I numeri non mentono e non hanno filtri sociali. I flop si sono susseguiti come tessere di un domino:

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• ​The Marvels: un cratere da 237 milioni di dollari, diventato il simbolo della crisi dei supereroi nel 2023.

• ​Strange World: un buco nell’acqua (e nel bilancio) da quasi 200 milioni.

• ​Wish, Lightyear e Indiana Jones: pellicole che, pur con budget stellari, non sono riuscite a scaldare il cuore del pubblico.

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​Il risultato? Un deficit complessivo che ha superato il miliardo di dollari e un crollo azionario del 60% rispetto ai fasti del 2021. Anche nei parchi a tema, il cuore magico dell’azienda, il clima era cambiato, la scelta di rimuovere il classico saluto “Signore e signori, bambini e bambine” in nome della neutralità di genere aveva lasciato molti visitatori interdetti, percependo una forzatura in un luogo che dovrebbe vendere sogni, non lezioni di etica

​La pragmatica rivoluzione di Josh D’Amaro

A risollevare le sorti dell’impero è arrivato Josh D’Amaro che con la freddezza di un generale e la visione di un produttore d’altri tempi, ha riportato l’azienda ai fondamentali.

​La sua strategia è stata drastica e immediata: licenziamento di 1000 dipendenti, rimozione della dicitura “Diversity” dai report aziendali ufficiali (per la prima volta dal 2019) e il ritorno delle tradizioni nei parchi.

​Il ritorno al trono: quando i dati battono i tweet

​La risposta del pubblico non si è fatta attendere. Quando la Disney ha smesso di inseguire il consenso sui social per tornare a concentrarsi su storie potenti e personaggi amati, il botteghino è tornato a esplodere.

​I successi travolgenti di Inside Out 2 e Deadpool & Wolverine non sono casuali ma sono la prova provata che il pubblico vuole emozionarsi, ridere e vedere i propri eroi rispettati. Con oltre 5 miliardi di incassi globali nel 2024, il Regno Incantato ha dimostrato che la vera magia accade quando si ascoltano i dati e i desideri degli spettatori, non le grida degli indignati del web.

​Il verdetto è chiaro: nel business, la narrazione è tutto, ma i conti devono tornare. La Disney sembra aver imparato la lezione: l’era del “woke” a ogni costo finisce dove inizia il rispetto per il grande cinema.

​

​

ARGOMENTI:disneyJosh D'amaroMovies
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