C’è un momento, nel mondo degli affari così come nelle sceneggiature di successo, in cui bisogna decidere se affondare con la propria bandiera o cambiare rotta per evitare il naufragio, per la Disney, quel momento è arrivato ora. Dopo anni di una gestione spesso accusata di aver messo l’ideologia davanti alla narrazione, il colosso dell’animazione premuto il tasto “reset”
Il peso di un’ideologia: un buco da un miliardo
Negli ultimi anni, sotto la direzione di Bob Chapek, la parola d’ordine è stata una sola, inclusività! Una missione nobile sulla carta, che però si è scontrata con la dura realtà del mercato, ovvero che I fan, il vero cuore pulsante dell’universo Nerd, hanno risposto con il silenzio e le poltrone vuote.
I numeri non mentono e non hanno filtri sociali. I flop si sono susseguiti come tessere di un domino:
• The Marvels: un cratere da 237 milioni di dollari, diventato il simbolo della crisi dei supereroi nel 2023.
• Strange World: un buco nell’acqua (e nel bilancio) da quasi 200 milioni.
• Wish, Lightyear e Indiana Jones: pellicole che, pur con budget stellari, non sono riuscite a scaldare il cuore del pubblico.
Il risultato? Un deficit complessivo che ha superato il miliardo di dollari e un crollo azionario del 60% rispetto ai fasti del 2021. Anche nei parchi a tema, il cuore magico dell’azienda, il clima era cambiato, la scelta di rimuovere il classico saluto “Signore e signori, bambini e bambine” in nome della neutralità di genere aveva lasciato molti visitatori interdetti, percependo una forzatura in un luogo che dovrebbe vendere sogni, non lezioni di etica
La pragmatica rivoluzione di Josh D’Amaro
A risollevare le sorti dell’impero è arrivato Josh D’Amaro che con la freddezza di un generale e la visione di un produttore d’altri tempi, ha riportato l’azienda ai fondamentali.
La sua strategia è stata drastica e immediata: licenziamento di 1000 dipendenti, rimozione della dicitura “Diversity” dai report aziendali ufficiali (per la prima volta dal 2019) e il ritorno delle tradizioni nei parchi.
Il ritorno al trono: quando i dati battono i tweet
La risposta del pubblico non si è fatta attendere. Quando la Disney ha smesso di inseguire il consenso sui social per tornare a concentrarsi su storie potenti e personaggi amati, il botteghino è tornato a esplodere.
I successi travolgenti di Inside Out 2 e Deadpool & Wolverine non sono casuali ma sono la prova provata che il pubblico vuole emozionarsi, ridere e vedere i propri eroi rispettati. Con oltre 5 miliardi di incassi globali nel 2024, il Regno Incantato ha dimostrato che la vera magia accade quando si ascoltano i dati e i desideri degli spettatori, non le grida degli indignati del web.
Il verdetto è chiaro: nel business, la narrazione è tutto, ma i conti devono tornare. La Disney sembra aver imparato la lezione: l’era del “woke” a ogni costo finisce dove inizia il rispetto per il grande cinema.


