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NerdPool > Blog > Film > Michael: quando la critica è polemica superficiale
Film

Michael: quando la critica è polemica superficiale

Nicole Coscia
6 Maggio 2026
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7 Min
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Dal 22 aprile scorso è disponibile al cinema l’attesissimo biopic su Michael Jackson. Inutile dire che il film ha fatto discutere non appena è uscito: ma le critiche ricevute sono davvero legittime?

I problemi del film

Michael, scritto da John Logan e diretto da Antoine Fuqua, è un film certamente non privo di difetti, soprattutto sul lato tecnico. La regia e la sceneggiatura reggono, ma sono piatte e sanno di già visto. Il biopic sembra essere stato realizzato nel modo più banale possibile, dà persino l’idea di correre un po’ troppo. Inoltre, gli effetti speciali presenti non sono totalmente all’altezza delle aspettative del cinema di oggi. Eppure, la passione per la figura di Michael Jackson traspare e coinvolge lo spettatore in modo commovente. Certo, il target di questo film è principalmente costituito da fan del Re del Pop, quindi si gioca in casa. Però, il protagonista (Jaafar Jackson, nipote del cantante) ha svolto un lavoro straordinario. L’interpretazione, la somiglianza e la dedizione alla parte sono fenomenali; da solo, Jaafar regge tutto il film e lo rende godibile e appassionante.

Nonostante la bravura degli attori, non si può certo biasimare la critica se non dà il pieno dei voti ad un film che tecnicamente lascia a desiderare. Eppure, la maggior parte delle discussioni su media e social riguardano un dettaglio in particolare: l’assenza delle accuse di pedofilia.

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Critica o polemica?

Se già per principio questo tipo di critiche non convincono, dopo aver guardato il film si può dire che fanno addirittura infuriare.

Partiamo dal principio.

Michael è stato un film dalla produzione decisamente problematica. Nella storia rappresentata vediamo molte omissioni dei dettagli traumatici o problematici della star; questo è stato dovuto ad una serie di problemi legali che hanno impedito al regista di realizzare il film come voleva. Per aggirare denunce e divieti, infatti, il film è stato quasi interamente rigirato. L’uscita è stata rimandata di un anno e il risultato finale è molto diverso da quello pensato originariamente (questo forse giustifica almeno in parte le critiche tecniche sollevate sopra).

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Ebbene, ecco una prima parvenza di spiegazione e giustificazione per le “mancanze” di cui molti discutono.

Ma, soprattutto…il film racconta la storia dell’artista dagli anni ’60 agli anni ’80, fermandosi al 1988.

Le critiche e le supposizioni sugli abusi da parte di Michael Jackson sono avvenute nei primi anni 2000.

Un film, anche se un biopic, non deve necessariamente essere un documentario. Se non dichiarato tale, infatti, un regista può prendersi (fino ad un certo punto, ovviamente) determinate libertà. Michael è un film che vuole con ogni evidenza essere una dichiarazione d’amore al Re del Pop, una sorta di racconto per i fan da parte di un fan, e non una rappresentazione assolutamente veritiera sotto ogni punto di vista di ogni singolo anno di vita di Jackson e della sua famiglia.

Il regista è libero di romanzare leggermente i fatti, di raccontare solo una parte della storia, di raccontarne addirittura la sua versione e percezione.

Ma non è tutto.

Alla fine del film, compare una schermata nera, con una scritta che recita: “La sua storia continua”. Certo, Michael Jackson è stata una figura così importante per la storia della musica e della cultura americana che è diventato una leggenda che vive ancora oggi. Ma non possiamo ignorare l’altro significato di una frase di questo tipo, soprattutto considerando l’andamento dell’industria cinematografica degli ultimi anni: Antoine Fuqua è pronto per un sequel. Se il primo film va bene al botteghino, s’intende (e sembra andare molto bene, finora).

Se ancora non sono stati affrontati alcuni dettagli problematici della storia di Michael Jackson, possiamo quindi immaginare che se ne parlerà in seguito: partendo dagli anni ’80, probabilmente arriveranno nella rappresentazione al momento storicamente corretto per parlarne.

Inoltre, è anche importante parlare dei dettagli non così nascosti che sono presenti nella storia. Nel film, Michael ha un profondo legame con il libro di Peter Pan e con Neverland (l’Isola che non c’è nella storia italiana). Il suo desiderio di rimanere bambino, il suo affetto per loro, la sua cura, la sua solitudine vengono rappresentati in molti modi e sono impossibili da ignorare. Come è impossibile da ignorare anche il fatto che il parco divertimenti da lui fatto costruire si chiama Neverland Ranch, e questo è un fatto noto. Se un critico non legge l’opinione del regista in queste inquadrature e nella rappresentazione che ci offre del protagonista, se davvero pensa che questi dettagli non stiano parlando delle accuse e dello scandalo, si può dire che la sua visione è sterile e la sua opinione poco rilevante.

Separare l’uomo dall’artista?

Da ultimo, una riflessione. Le accuse a Michael Jackson hanno provocato uno scandalo enorme, ed è comprensibile che siano difficili da dimenticare. Nonostante ciò, non dobbiamo dimenticare neanche la realtà dei fatti: e la realtà dei fatti è che il Re del Pop è stato dichiarato non colpevole. L’FBI ha indagato per più di un decennio su di lui, senza trovare una sola prova a suo sfavore. Nessun bambino hai mai testimoniato contro di lui e chi ha lanciato le accuse è stato scoperto essere responsabile di varie truffe del genere: false accuse a persone ricche e potenti per poter scatenare uno scandalo e guadagnarci dei soldi.

Se un regista dunque fosse stanco delle polemiche e volesse girare un film scegliendo di rappresentare solo le cose belle della storia di Michael, un resoconto da fan e per i fan, sarebbe forse così terribile?

ARGOMENTI:MIchaelMichael Jackson
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