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Videogiochi

Mortal Shell: la recensione più soulslike di sempre

Piero Frassu
3 Settembre 2020
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11 Min
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Mortal Shell. Un titolo piombato “dal nulla” sui nostri monitor, penetrato i nostri bulbi oculari senza bussare e squarciato le nostre retine, mostrandosi in tutta la sua crudezza. Venuto fuori con una sontuosa demo a Luglio (ne abbiamo anche fatto una bella Live sul nostro canale Twitch, con il pazientissimo Piergiorgio Pietra), ha poi lanciato la bomba i primi di Agosto. Uscita confermata per fine mese, ed eccoci qua, a dedicarci a Mortal Shell, la recensione.

Spogliati delle carni, trovatello

L’inizio di Mortal Shell è di quelli lugubri, accattivanti, anche più cupo (molto di più) di un soulslike che si rispetti. Perché, sì, Mortal Shell è un fottuto soulslike, di quelli che effettivamente ti portano a beatificare più e più volte tutti i santi del calendario. Il titolo sviluppato dai burloni di Cold Symmetry, in effetti, è decisamente punitivo, probabilmente quasi più degli stessi souls targati Miyazaki. Il motivo? Sadismo. Puro e semplice. Immaginatevi, difatti, di prendere un Dark Souls, togliere i Falò, togliere le fiaschette Estus, togliere le descrizioni dai consumabili trovati in giro, e di inserire molte meno shortcuts nel level design. Fatto? Ecco, questo è Mortal Shell. Benvenuti all’inferno.

Mortal Shell Recensione soulslike

Ok, abbiamo un po’ estremizzato in realtà, ma nemmeno tanto. Partiamo dalle fonti d’ispirazione. Al netto delle atmosfere notevolmente cupe e ricolme di orrori antropomorfi, il tributo che i Cold Symmetry danno alla saga più famosa di From Software è speciale. Chi vuol vederci male parla di “copia spudorata”, ma chi allarga leggermente i suoi orizzonti, riesce a capire che Mortal Shell prende ispirazione a piene mani ed omaggia la creazione di Miyazaki come pochi altri fino ad oggi. Non solo: quando ci si mette, riesce a distaccarsi da Dark Souls e possiede un’anima propria distinta e netta, arrivando ad inserire alcune caratteristiche davvero pregevoli ed originali. Andiamo ad esplorarle insieme nel resto della recensione.

No me somiglia pe’ niente

Partiamo dalle similitudini. Il clima nel quale ci “risvegliamo” è quello giusto: siamo un essere “vuoto” (un trovatello, come ci chiama l’NPC più utile del gioco) dalle sembianze umane, o quasi, senza lineamento alcuno, però. Nel computo delle ambientazioni, il fascino del gotico-diroccato-fantasy-horror è quello, con tinte – appunto – più lovecraftiane della saga From, ma con l’ispirazione che non manca mai. Boschi tetri, castelli in pietra semi-distrutti, caverne, grotte e creature abominevoli. Non solo: le descrizioni degli oggetti nelle schermate di caricamento è l’ennesimo tributo alla saga dei Souls, così come la schivata ed il Parry nel combat system ed il comparto sonoro. Insomma, tante somiglianze, ma ovviamente non tutte determinanti per stigmatizzare un titolo che, anzi, ha diverse qualità.

Mortal Shell Recensione soulslike

Il Combat System, una delle peculiarità della saga From, è molto similare, ma introduce un paio di novità intriganti. Anzitutto la possibilità di pietrificarsi (abilità innata del nostro protagonista, anche se a tempo), parando qualsiasi colpo e quindi introducendo nuove strategie di combattimento. Abbiamo anche un parry, che è però lievemente diverso da quello che siamo abituati a conoscere, con un range più ristretto ed un timing più severo del solito. La schivata, che varia a seconda delle nostre abilità del momento (e di questo parleremo a breve), può essere anche “doppia”, o farci svanire. Per cui, senza timore, possiamo parlare tranquillamente di una evoluzione della specie, piacevole invero. Non è finita: non essendoci fischette Estus da ricaricare ai Falò (che parimenti non esistono), dovremmo contare solo su della Carne di Ratto o dei Funghetti (Mario, sei tu?), per riguadagnare punti ferita. Ma se non esistono i Falò e le fiaschette, come ***** possiamo andare avanti? Semplicissimo: anziché i Falò ci sono dei tributi alle Guardiane del Fuoco di Dark Souls, ovvero NPC che incontriamo lungo i nostri pellegrinaggi, chiamati Sorelle Genessa. Essa sarà il nostro punto di respawn in caso di morte (e moriremo, oh se moriremo) ed il nostro punto di riferimento per incrementare le abilità, sacrificando Tar e Visioni.

Consumami tutto

Sappiamo bene che, dicendo Tar e Visioni, vi abbiamo disorientati. Più che giusto. I Tar sono la valuta virtuale del gioco, le Anime dei Souls, o gli echi di sangue di Bloodborne, ecco; le Visioni sono invece un ulteriore consumabile, ed occorrono per attivare determinate abilità presso le Sorelle Genessa, proprie di ogni Involucro, di ogni “Shell“. Cosa sono gli Involucri? Easy: le nostre spoglie “mortali”, appartenenti ad eroi del passato che possiamo trovare per il mondo di gioco. Sono 4 in totale (non è uno spoiler, ce li mostra dal principio, anche se oscurati, chiaramente distinguibili) ed ognuno possiede peculiarità differenti, che fanno variare di parecchio la strategia di gioco.

Se infatti un Involucro garantisce più salute e meno stamina, l’altro fa l’esatto opposto, motivo per cui stessi avversari potrebbero richiedere da parte nostra approcci differenti. Alla medesima maniera, ogni Involucro potrà esser potenziato da Sorella Genessa con abilità diverse, grazie – appunto – a Tar e Visioni raccolte dopo aver sconfitto i nemici. Peccato, però, per le armi, le quali sono solamente 4, anche se possiamo potenziarle in più stadi grazie ad alcuni oggetti. Ulteriore caratteristica di gameplay: se dovessimo perire, verremo “sbalzati” fuori dal nostro Involucro, con pochissimi punti ferita (ma una gigantesca barra della stamina); per avere la nostra seconda chance, dovremo tornare velocemente alle nostre spoglie “pietrificate” e rientrarci dentro, tornando ad essere nuovamente pronti per sconfiggere i nostri avversari, ma senza poter “morire di nuovo”. Anche qui, un deciso tributo a Sekiro.

Altra piccola particolarità (distintiva di Mortal Shell), sono i consumabili. Non sappiamo niente di essi, fintanto che non li useremo almeno una volta, solo allora comparirà la descrizione dell’oggetto in questione. Chiaramente non tutti i consumabili sono benefici, ce ne sono parecchi che potranno darci dei malus (veleno, stordimento et similia), quindi se questo non è sadismo nei confronti di noi poveri videogiocatori inconsapevoli, beh, spiegatemi voi che diavolo sarebbe.

Mortal Shell non è solo un Involucro

Benché non risulti – al momento, al netto di eventuali secondo e terzo capitolo – così articolata come nei souls, la Lore di Mortal Shell è comunque apprezzabile. I Cold Symmetry hanno dato spessore al background di gioco, caratterizzando abbastanza bene ambienti, personaggi ed intero mondo di gioco. Certo, non parliamo di un livello eccelso, ma che comunque non demerita, con alcune trovate non banali.

Analizzando in modo più approfondito gli ambienti, abbiamo certamente trovato cura ed impegno, ma non aspettatevi il level design di un Dark Souls o di un Bloodborne, ma nemmeno di un Nioh; peraltro, la varietà di ambientazioni poteva esser maggiore, benché quelle realizzate siano curate. Qua siamo su un livello più “semplice”, con solamente i cunicoli a far da connessione o da presunte shortcuts, ma che in verità nascondono dei mini-caricamenti per ovviare alla ottimizzazione non al top. Ci sta, considerando il valore della produzione, che comunque sfocia in un prezzo di tutto rispetto: 29,99€ sono senza dubbio un prezzo da pagare fino all’ultimo centesimo per la ventina di ore di gioco che offre il titolo pubblicato da PlayStack.

La tecnica è tutto. Naaa, non è vero

Mortal Shell è una produzione low-budget, ovviamente, non un Tripla A, ma ha saputo sfruttare a dovere quell’infinito Unreal Engine che muove tutto a schermo. Sicuramente non c’è un dettaglio da mille e una notte, ma non possiamo certo definirlo scarno o poco curato, anzi. Il lavoro dei Cold Symmetry è pregevole, apprezzabile, quasi encomiabile, perché i menù ed il design dell’interfaccia sono puliti e rifiniti (prendendo ispirazione da Dark Souls, ma distaccandosi in modo netto).

Il comparto sonoro, parimenti, è curato, con musiche horror-gotiche abbastanza inquietanti, versi gutturali spasmodici e dal sicuro effetto ansiogeno; anche le voci (in inglese, ma è tutto sottotitolato in italiano) sono intense ed azzeccate, per quel poco che si sentono.

Abbiamo scelto di lasciare per ultimo il comparto tecnico, per inciso, dato che la natura del titolo (e le sue qualità) sono da ricercare in altre caratteristiche.

In sintesi, Mortal Shell è un soulslike degno di nota, di menzione e di memoria, perché “esperimento” decisamente riuscito, anche se per contro non dura moltissimo (15/20 ore di media, specie se avete dimestichezza col genere). Non è raffinato tecnicamente, però il suo gameplay merita attenzioni decise, inequivocabili. Con schivate, parry e pietrificazione, Mortal Shell riesce ad accattivare e stuzzicare il palato di chi ha sempre voglia di mettersi alla prova col genere Soulslike, e non solo.

Continuate a seguirci su NerdPool.it per non perdere nemmeno un Involucro dal mondo nerd.

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DiPiero Frassu
Venuto alla luce in una pallida notte di luna piena, ho uno smodato interesse per videogiochi, comics e nefandezze Nerd da quando ho memoria. Mi occupo di commercio ittico all'ingrosso, ma niente di serio. Sogno di diventare, entro i 97 anni, un videogiocatore professionista.
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