In Mosche, di Valentina Santini edito Voland, l’autrice esplora con audacia i meccanismi psicologici e sociali che plasmano l’individuo e le sue aspirazioni, offrendo una riflessione potente sulla frustrazione, la trasformazione e l’identità. La storia di Francesco Sforzi, un uomo di quarantasei anni che vive nel disagio e nella solitudine, è un viaggio che mescola realtà e fantasia, facendo emergere il lato oscuro della nostra società contemporanea.

Trama
Francesco Sforzi è un uomo arrabbiato, precario e razzista, che vive ancora con i suoi genitori e ha un impiego umile. La sua vita sembra stagnante, segnata dal rancore e dalla sensazione che il mondo sia in debito con lui. L’unico legame significativo che ha è con sua nonna Margherita, ormai ricoverata in una casa di cura. Un giorno, Francesco viene incaricato di sgomberare la vecchia villa di famiglia, un luogo ricco di ricordi e cimeli. Durante il suo lavoro, Francesco scopre un segreto che cambia radicalmente la sua percezione del mondo e di sé stesso. La rivelazione segna un punto di svolta: da uomo in lotta con la propria vita, Francesco diventa un personaggio di spicco nel panorama politico, utilizzando la rabbia e il risentimento per costruire una carriera basata su slogan e manipolazione. La sua ascesa al potere, però, è ambigua, alimentata da media, spin doctor e una politica che sfrutta le paure della gente.
“L’uomo tende a preferire ciò che gli somiglia. La paura del diverso è atavica, rimasta invariata in millenni di evoluzione. Preferiamo tutto ciò che ci racconta, che ci dà ragione, che ci conferma. È molto più probabile che io presti soccorso a un uomo bianco etero che a un negro. Non è razzismo, è biologia”.
Recensione
Mosche è un romanzo che mescola con efficacia il racconto psicologico e la critica sociale. Santini costruisce un personaggio centrale, Francesco, che, pur essendo detestabile e segnato da una visione del mondo distorta, si rende incredibilmente umano nelle sue debolezze e nel suo cambiamento. La scoperta del segreto nella villa diventa il motore della sua evoluzione, ma è anche un simbolo di come il passato, e le sue ombre, possano influenzare pesantemente il presente e il futuro. La sua ascensione politica, seppur appoggiata su strategie manipolative e uno sfruttamento delle sue convinzioni più basse, fa riflettere su come le società moderne possano essere facilmente influenzate da figure carismatiche che alimentano la paura e l’odio.
“L’esibizione e l’ostentazione sono il male del nostro tempo. La messa in mostra di sé sui social è un veleno che ci ucciderà”.
“Rivedo mio padre che si toglie la cintura e mi prende a cinghiate sul culo. Il suo sguardo è una manciata di ghiaia da mandare giù durante l’ora di cena. Gli immigrati sono tutti figli suoi, i poveri sono tutti figli suoi, i bisognosi sono tutti figli suoi, mio fratello morto è figlio suo. Io no”.
La scrittura di Valentina Santini è incisiva e spesso disturbante, proprio come la trasformazione di Francesco, che si muove tra cinismo e follia, in un contesto in cui è difficile separare la verità dalla menzogna. Il simbolismo delle mosche, che invadono la villa e il mondo interiore del protagonista, è un richiamo potente alla decadenza sia fisica che morale. La lettura risulta coinvolgente proprio per questa ambiguità, che invita il lettore a interrogarsi sulla veridicità degli eventi e sull’affidabilità del protagonista.
“Si tratta di un’ulteriore conferma: conta solo quello che entra nel tuo spettro visivo, conta solo che la distrazione sia abbastanza forte, deflagrante, luminosa da non farti guardare dove non dovresti. È la tecnica del prestigiatore”.
“È incredibile come un’intera esistenza sia in grado di riallinearsi alla luce di una notizia del genere. A seguito di questa scoperta c’è stata una rinegoziazione interiore di ogni piccolo dettaglio, poi una serie di eventi insignificanti mi sono esplosi in faccia. le parole che mi sono sempre sentito dire hanno cominciato a pesare in modo diverso”.
In conclusione, Mosche è un libro che sa provocare e far riflettere, non solo sulla psicologia del singolo individuo, ma anche sui meccanismi che muovono la politica e la società. Con una scrittura cruda e affilata, Valentina Santini offre un romanzo che, pur essendo radicato nella contemporaneità, riesce a toccare temi universali legati all’identità, al potere e alla manipolazione. Una lettura da non perdere per chi è interessato a esplorare la complessità della natura umana e le dinamiche sociali che la influenzano.
IL SIMBOLISMO DELLE MOSCHE
Nel romanzo, la simbologia delle mosche e il contrasto tra realtà e finzione sono centrale per la trama e il messaggio dell’autrice. Le mosche che invadono la villa e accompagnano Francesco nel suo percorso rappresentano simbolicamente il degrado, non solo fisico ma anche psicologico, e le verità scomode che emergono nel suo inconscio. Questo elemento suggerisce che, anche se gli eventi possono sembrare reali, una parte della trasformazione di Francesco potrebbe essere una proiezione mentale, un modo in cui costruisce una nuova identità o sfugge alla realtà. La rapida ascesa di Francesco alla politica, insieme alle manipolazioni dei social media e delle campagne, accentua il contrasto tra il mondo interno del protagonista e le sue azioni nel mondo esterno, portando il lettore a interrogarsi su ciò che è veramente accaduto e ciò che potrebbe essere una fantasia o una distorsione psicologica.
“Vicino alla finestra che dà sul giardino ci sono tre mosche che volano. Insetti disgustosi che infestano questa casa piena di oggetti sporchi. Banchettano su ogni superficie. Sbattono contro i vetri e producono un rumore fastidioso”.
“I tuoi neuroni sono carta moschicida, le parole degli altri mosche”.
“L’agente mi fissa. Parla, e la sua voce esce muta. Per un attimo mi sembra di avere davanti una mosca gigante, insetto spiccicato di nonna. Nessun appiglio. Nessun indizio”.
Questa ambiguità tra ciò che è reale e ciò che Francesco percepisce riflette anche il tema più ampio del romanzo riguardo la costruzione dell’identità, l’autopercezione e come le storie individuali possano essere plasmate, anche a costo di distorcere la verità.
Potete trovare questo romanzo provocatorio e conflittuale QUI.
L’autrice
Valentina Santini nasce nel 1983 nella Maremma grossetana. È laureata in Psicologia. Collabora come editor e copywriter con alcune realtà editoriali. Molti dei suoi racconti sono usciti in raccolte e per riviste online. È cosceneggiatrice della serie tv interattiva Il confine di Moebius. Nel 2022 ha pubblicato per Edizioni e/o il romanzo L’osso del cuore. Scrive per il cinema.




