Dopo il successo della prima edizione di Oblivion – Fiera del Libro, del Fumetto e dell’irrazionale, abbiamo avuto l’opportunità di approfondire il dietro le quinte dell’evento con uno degli organizzatori, Claudio Kulesko. Filosofo, scrittore e traduttore, Kulesko è una delle menti dietro questo ambizioso progetto che ha portato a Roma un nuovo spazio dedicato all’immaginario fantastico e irrazionale.
Se nel nostro articolo precedente abbiamo raccontato l’esperienza della fiera, che potete trovare: QUI, in questa intervista esploriamo la sua genesi, le sfide affrontate nell’organizzazione e le prospettive per il futuro. Un occasione per scoprire non solo il lavoro dietro le quinte, ma anche la visione che guida questo collettivo indipendente, determinato a dare voce a un panorama editoriale spesso ai margini del mercato mainstream.
Ciao Claudio e benvenuto su NerdPool!
Qual è l’idea principale dietro Oblivion? E cosa la distingue dalle altre fiere?
L’idea di base è proprio quella di distanziarsi dalle altre fiere, c’è un senso di alleanza nei confronti di “Marginalia“, “Stranimondi” e il “Fantafestival“, infatti uno dei primissimi panel che abbiamo fatto è stato quello sui Festival del Fantastico. Il problema è che sotto il Nord Italia, in Centro Italia, non ci sono fiere di narrativa di genere di dimensioni considerevoli, si rimane in piccolissime fiere. Il problema qual è? Che al Centro si fanno piccolissimi eventi o grandissimi eventi come “Più liberi più libri“, ma non c’è un settore di media fieristica. L’idea era esattamente quella di fornire una via di mezzo, che non avesse un costo vertiginoso e che fosse quanto più possibile orizzontale e diretta rispetto anche ad altri editori. Il che significa che quando, si organizza una grande fiera e gli organizzatori hanno: degli appaltisti, degli interessi, hanno degli sponsor e devono rispettare prima quelli degli editori, l’editoria, il vendere libri, il presentarli, è quasi un epifenomeno. Le presentazioni da noi, ad esempio, sono gratuite, nelle altre fiere si pagano e si pagano anche abbastanza bene. Quindi l’idea è quella di proporre un evento che sia d’attrattiva sia per gli editori che per i lettori, e devo dire che la risposta del pubblico che abbiamo ricevuto, effettivamente, dimostra che è un buon modo di procedere.
Come avete scelto il nome “Oblivion” e cosa rappresenta per voi?
Questo è molto semplice, non sapevamo quale nome scegliere… Ci siamo un pò guardati attorno (come fa Peter Griffin, in un noto episodio), e abbiamo visto il tatuaggio di uno di noi, che è il logo di Skyrim. Abbiamo pensato “non si può chiamare Skyrim, però si può chiamare Oblivion!”. Nel nostro logo abbiamo anche il rimando (al videogioco Oblivion) dell’occhio nella lettera “O”. Chiunque sia Nerd sa che cos’è Oblivion, riconosce il nome, la referenza e riconosce il simbolo nel logo. Poi l’abbiamo scelto anche perché il nome che è Fiera del libro, del Fumetto e dell’irrazionale, rimanda proprio all’idea dell’Oblivion, quindi all’oblio, ci aspettiamo che nella narrativa di genere, possa funzionare anche come cancello dell’Oblivion e portare in un’altra dimensione che ci aliena positivamente dalla nostra realtà.
Quali sono state le principali sfide nell’organizzare questa edizione?
Tutto, Qualsiasi cosa! Perché in primo luogo, nonostante la fortissima collaborazione degli editori, che si è vista anche nel momento dell’allestimento (noi stavamo faticando per montare i tavoli e improvvisamente gli editori hanno cominciato a darci una mano) e questo è stato veramente un bel momento, mantenere un contatto diretto, il più possibile un’orizzontalità, avere una gerarchia richiede molta fatica. Ci ha premiato, però è stato molto difficoltoso, però è difficoltoso come ogni processo democratico, e poi ovviamente affrontare i costi, costi che comunque ci sono, e siamo andati anche un pochino in perdita, nel senso che, negli ultimi giorni abbiamo dovuto rimetterci qualcosa anche noi. Però devo dire che anche qui, è stata una soddisfazione, è qualcosa che si fa con piacere.
C’è un tema o un filo conduttore specifico che lega gli eventi e gli ospiti di quest’anno?
Il tema principale è proprio quello della contemporaneità, nel senso che, se si va a vedere tutti quanti i temi dei panel riguardano non solo l’editoria, ma anche tematiche d’attualità come: L’ecologia, l’intelligenza artificiale, la speculazione filosofica, che assume sempre più importanza proprio perché il futuro è speculativo, viviamo in un tempo di incertezze, di grandi punti interrogativi per quanto riguarda il futuro. Contemporaneamente però, c’è anche un interrogativo su cosa deve fare la letteratura, c’è un panel sugli esordienti, e sugli “Young Adult“, che in questo momento è il genere dominante, ci sono molti Talk sull’Horror che attualmente è anche il genere dominante al cinema, quindi direi che è proprio la contemporaneità.
Avete già in mente sviluppi futuri o novità per le prossime edizioni?
Per la prossima edizione, direi che la cosa più basilare sia mettere una mappa con i nomi degli editori all’ingresso, e magari mettere qualche foglio con la programmazione dei talk, (perché a quanto pare il sito risulta scomodo), questo però richiede anche una certa potenza economica in più, che sicuramente il prossimo anno ci sarà, molte cose ce le stiamo tenendo per il prossimo anno, l’organizzazione stessa sarà economicamente più semplice. A me piacerebbe, (non è uno spoiler è una speranza) premiare dei cortometraggi sullo stile mockumentary di genere, cioè mi piacerebbe tantissimo, che si aprisse al cinema o ai videogiochi, uno dei due, un passo alla volta, magari nei prossimi tre anni, ci arriviamo.



