Tra le nuove uscite proposte da Edizioni BD per Lucca Comics & Games 2025, troviamo Vertice estremo, fumetto di deet e vincitore del Lucca Project Contest 2024. Una storia dalle atmosfere fantasy che ruota attorno ad una torre e al viaggio di una piccola e particolare protagonista, alle prese con intrighi politici e giochi di potere. Abbiamo potuto fare una chiacchierata con deet sulla sua opera, le sue ispirazioni e i diversi temi che affronta. Continuate a leggere per scoprirlo anche voi!
Benvenuto su NerdPool! Vertice estremo è la tua opera vincitrice del Lucca Project Contest 2024, appena uscita per Edizioni BD. Come hai deciso di partecipare al contest?
Ho deciso di partecipare perché ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics a Firenze e i miei professori mi hanno spinto a partecipare, dato che questo progetto nasce come progetto durante le lezioni. Hanno visto che c’era del potenziale e mi hanno detto “Guarda, prova a partecipare. Secondo me potrebbe essere adatto, c’è Edizioni BD, quindi potrebbe interessargli”. Ho deciso di partecipare ed è andata bene.

Al centro del fumetto c’è una fragolina che deve raggiungere il vertice di questa torre che succhia le energie dal pianeta. Da dove hai preso ispirazione per questa storia e perché la protagonista è una fragolina?
La protagonista è una fragolina perché io ho un “problema”: mi piace disegnare personaggi femminili, quindi solitamente le cose che faccio tendono ad avere sempre una protagonista femminile. Questa volta ho pensato “No, devo cambiare un po’” e ho pensato a un maschietto, però non mi piaceva un personaggio normale. Da lì ho pensato che una foto di una fragolina fosse interessante e da questo ho sviluppato tutta la storia. C’è l’incidente della lettera, che non doveva arrivare in realtà alla fragolina, che la spinge a intraprendere questa avventura.
A tal proposito, la fragolina è in un formato “fotografia”, mentre tutto il resto è disegnato. Perché questa scelta?
Perché sono un grande fan di Gumball e mi ha sempre affascinato questa cosa. Quando guardavo gli episodi dicevo “Wow, questa cosa è assurda” e mi sono chiesto se potevo rifare questa cosa in un fumetto. A quanto pare sì.

Anche la composizione delle vignette l’abbiamo trovata molto originale e particolare. Come l’hai studiata e quali sono le tue aspirazioni?
Prendo molta ispirazione dall’umorismo di Cartoon Network, soprattutto Adventure Time, infatti ci sono un po’ di battute e un po’ di mood ispirati alla serie. Per le vignette e in generale per la composizione in realtà è tutto molto spontaneo perché non volevo una cosa noiosa. Anche nella zona dell’autoproduzione, comunque, gli altri miei lavori sono così, non è una cosa fatta appositamente, è proprio il mio stile narrativo che è molto libero: a volte ci sono vignette con i quadrati, a volte ci sono solo i personaggi.
La torre, al centro della storia, prosciuga le energie arricchendo pochi, quelli che si trovano all’interno di essa. C’è una chiara critica sociale ed ecologica arricchita anche grazie a vari elementi fantasy e distopici. Credi che questi elementi fantastici possano aiutare maggiormente a veicolare i messaggi?
Io penso di sì, perché la mia fortuna è che ho uno stile molto “morbido” e quindi attiro sia ragazzi e bambini (anche dei bambini hanno comprato cose mie), ma anche adulti, perché con questo stile morbido cerco sempre di raccontare una storia vera, che potrebbe esistere. In tutte le mie opere c’è una critica sociale o ecologica, economica, politica. Secondo me è bello questo contrasto: cartone carino/temi più profondi, perché dà una bella botta. Se vai a leggere un fumetto più “classico”, magari ti puoi già aspettare quello che trovi dentro, a seconda dello stile o del tratto. Invece mi piaceva dare proprio questo contrasto molto forte, magari uno non se lo aspetta e rimane anche sorpreso.

Tu stesso hai detto che non ti sei snaturato, che hai usato il tuo stile e che comunque sei arrivato a un grande pubblico e anche questo non è scontato.
Sì, infatti. Sempre facendo riferimento ad Adventure Time, la cosa che più mi affascina quando lo guardo, è proprio questo contrasto. All’inizio era un cartone per bambini, poi gli autori hanno iniziato a divertirsi, hanno messo cose un po’ più crude e un po’ più adulte e il cartone cresceva con gli spettatori. Mi è piaciuto molto l’effetto che crea nello spettatore e ho provato a ricrearlo anch’io per i miei lettori.
I vari personaggi richiamano un po’ quelli di un videogioco. In un certo senso sono un po’ stereotipati, ma dall’altra sono anche più profondi: la principessa, ad esempio, che è tutta carina, ma in realtà è quella che progetta il colpo di stato. Abbiamo trovato interessante questa parte che guarda ai videogiochi e giochi di ruolo.
Infatti sono un videogiocatore accanito. Inoltre secondo me è molto bello giocare con gli stereotipi, perché ormai sono dei personaggi costruiti, quindi ti immedesimi subito in loro e poi magari inserisci dei colpi di scena, oppure li usi anche solo come stereotipi per raccontare qualcosa di più grande. Non lo ritengo sbagliato, basta che sia utile alla storia. Ovviamente se in un fumetto o un film horror, per esempio, usi sempre lo stesso stereotipo, con gli stessi ragazzi che poi vanno sempre a finire nel bosco e finisce sempre allo stesso modo, è un qualcosa di già sfruttato. Quindi uso lo stereotipo ma per sorprendimi. Per me la cosa importante con le nuove opere è che una persona finisca di leggere o di guardare un’opera e dica “Mi ha lasciato qualcosa, non me l’aspettavo”. Questa per me è la cosa principale.

Vertice estremo ha una conclusione particolare, perché c’è un filo di speranza. Al di là del messaggio, pensi che possa esserci un eventuale seguito o vorresti portare avanti altri progetti e altre idee?
Solitamente quando penso a una storia, la penso come autoconclusiva. Mi piace però lasciare degli indizi nei fumetti. Ad esempio, quando il re all’inizio trova il computer con tutti i file, tra cui quelli della torre, ci sono anche dei file che richiamano altre mie opere che danno quindi delle coordinate nei confini del mio universo, che è importante per il mio fumetto nell’autoproduzione. Non so dirti se può diventare un universo collegato oppure è solo un giochino che mi diverte. Per ora lo faccio, poi non so cosa può succedere in futuro, ma per adesso voglio giocare un po’ con le mie varie opere.
