Candidato al Premio Strega 2026, Non ancora 101 di Irene Salvatori è un romanzo sorprendente, ironico e profondamente umano, pubblicato da Marcos y Marcos.

Trama
Berlino, casa tra laghetti e parchi del sud.
Una mamma sola e estrosa si barcamena tra tante lingue, tre figli e sei bracchi ungheresi che tengono banco. E branco.
Non è uno scherzo tirare le fila di una vita dove non c’è un istante di tregua, bisogna giocare una costante partita a scacchi con esseri umani e animali, accerchiati da una banda di berlinesi doc e d’importazione. Il distinto signore che molla i New Yorker nell’immondizia, la malefica che ti denuncia al minimo morso, il postino che non spedisce lettere, lo spaesato che non sa dov’è ma recita poesia in polacco, l’invidiabile e bellissima e ricchissima famiglia che beati loro.
Mentre un coro di pretendenti – tra cui spiccano Maikol Gexon e Jörn Meraviglia – parrebbe farsi avanti per adottare il ruvido e abbandonato Aaron. Perché Aaron il virgulto sarebbe un compagno di vita fantastico, parla persino come un famoso furioso. Ma tutti qui dentro hanno un linguaggio che allarga la vita. Come Berlino, impagabile wunderkammer, o la casa, sommo rifugio peloso e indiavolato di casino, ma amato e animato da loro, i “Non ancora 101”. Ibi è montata storta e parla mescolando male le parole. Rosa perfida e bellissima stende con lo sguardo. Gábor si lamenta, muore di fame e non ricorda un tubo, Aviv peluscietto è l’unica gioia della vita e poi Bernardo, colosso introverso e invisibile.
Che alla fine anche per distrarsi bisogna mettere in moto una bella porzione di equilibrio e di speranza e di forza di cuore.
Recensione
La carica dei 101 è sempre stato il film di animazione preferito da Irene Salvatori. Perché? Ma per i cani, ovviamente!
Solo in età adulta scopre che Crudelia Demon non voleva tutti quei cuccioli solo per circondarsi di adorabili cani… e che terribile sorpresa è stata per lei, che da sempre ha desiderato avere un amico a quattro zampe nella sua vita! Così, ha iniziato la sua personalissima collezione, non di dalmata ma di bracchi ungheresi: sei, per l’esattezza (che ad arrivare a centouno c’è sempre tempo).
Proprio così si apre Non ancora 101, un libro che non si limita a raccontare una storia ma ti ci scaraventa dentro, tra una madre, tre figli, sei cani e una Berlino viva e rumorosa che non fa solo da sfondo ma è parte integrante di questa famiglia caotica e piena di amore.
Protagonisti assoluti sono i sei cani: ciascuno dotato di una propria (e irresistibile) personalità, sapranno conquistarvi senza scampo.
C’è Garbor, il capobranco, burbero e sempre affamato, che data l’età inizia a dimenticarsi le cose; c’è Rosa, imperiosa e bellissima, capace di mettete tutti al proprio posto con un solo sguardo (compresa l’autrice); c’è Ibi, sorella di Rosa, un piccolo vulcano di imprevidibilità, speciale e unica; c’è Aviv, il favorito, il più dolce, amorevole e coccolone dei sei; c’è Bernardo, gigante buono e pauroso, che si nasconde sempre; e infine c’è Aaron, il compagno di vita perfetto che parla come un cavaliere di ventura.
In questo libro non c’è una trama vera e propria, si tratta piuttosto di frammenti di vita quotidiana che Irene Salvatori ci presenta nella loro autenticità e imperfezione. E frammentario è anche lo stile: la straordinaria inventiva linguistica dell’autrice emerge in pieno nella sua libertà di deformare la lingua, di lasciarla respirare e anche inciampare, se serve. Il risultato è una lettura imprevedibile e ironica, piena di momenti buffi e divertenti, capaci anche di far commuovere.
Soprattutto, il cuore del libro è il rapporto viscerale e imperfetto tra essere umano e cane: non è idealizzato, ma è portato a un livello più concreto, più reale. I cani hanno una voce (letteralmente) e una presenza determinante nella vita della famiglia, sono il promemoria costante che non si può avere il controllo su tutto, che il tempo è prezioso e che talvolta si può comunicare anche senza saper parlare.
Ci ricordano che la loro sola presenza riesce a colmare i vuoti, a curare la solitudine e far riscoprire la compassione, in un mondo che corre troppo veloce.
Amanti dei cani e non, questo libro irresistibile lo trovate QUI.
L’Autrice
Irene Salvatori ha studiato a Cracovia e vive da anni a Berlino, traduce dal polacco e dal tedesco e scrive per Snaporaz. Nel 2019 ha pubblicato Non è vero che non siamo stati felici con Bollati Boringhieri, con cui ha vinto il premio Rapallo Opera Prima e il premio Enrico Pea.


