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NerdPool > Blog > Libri > PENSARE COME MEDEA di Bianca Sorrentino: recensione
Libri

PENSARE COME MEDEA di Bianca Sorrentino: recensione

Eleonora Trevisan
9 Dicembre 2024
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8 Min
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Le donne del mito incarnano una molteplicità che Bianca Sorrentino ben racconta in Pensare come Medea, un saggio che pubblica per Il Saggiatore, nel quale l’autrice ci mostra quanto ancora queste ribelli abbiano da insegnarci.

Trama

Pensare come Medea significa abbracciare la nostra forza interiore, anche quando il mondo sembra voltarci le spalle. Significa rifiutare di essere vittime, rivendicare la nostra libertà e lottare per ciò in cui si crede, proprio come Medea, la maga che osa sfidare il potere maschile e ribellarsi all’ingiustizia. Ma non solo: significa anche amare con la passione di Calipso, ammaliare con la saggezza di Circe, resistere con la tenacia di Penelope, combattere per la legge del cuore come Antigone, scegliere la mitezza come Ismene, ispirare un amore eterno come Euridice. Significa cantare la bellezza e il dolore come Saffo, piangere con dignità come Ecuba, portare il peso della verità come Cassandra, proteggere i propri figli con coraggio come Andromaca, lottare per la libertà come le Amazzoni.

Bianca Sorrentino ci invita a guardare oltre gli stereotipi, a riconoscere la complessità del femminile e a trovare la nostra voce ispirandoci alle storie immortali di donne che hanno affrontato il loro destino. Un viaggio alla scoperta di sé, un inno alla libertà e alla forza interiore che risiede in ognuno di noi.

“Ogni donna del mito, ogni scheggia di quelle favole antiche rappresenta una stagione dell’esistenza, un luogo a cui tornare per sentirci completi nelle nostre inguaribili imperfezioni”.

Recensione

Medea è uno dei personaggi più controversi della mitologia greca: maga della Colchide, per l’amato Giasone si macchia di terribili atrocità. Infine, abbandonata nonostante tutto per un’altra donna, si vendica su Giasone uccidendo i suoi stessi figli, per poi fuggire sul carro del Sole.

È convinzione comune che la radice della sua tragedia sia nel figlicidio, ma per Bianca Sorrentino non è così: ci invita a guardare al mito nella sua completezza, senza soffermarci solo sul gesto estremo di Medea, ma riconoscendo in lei una complessità che non può essere ignorata. Medea è maga, è straniera, è moglie, è madre, è quindi un personaggio molto complesso, una ribelle che ha osato oltrepassare i limiti. Presso gli antichi, tra l’altro, il figlicidio era un gesto accettato, a patto però che ad attuarlo fosse il padre. La colpa di Medea, quindi, sta nell’aver osato comportarsi come un uomo e nell’aver sfidato l’ordine costituito. Rappresenta l’incubo di ogni società impegnata a scongiurare il cambiamento e con la sua storia ci esorta a rompere gli schemi.

Questa celebre figura dà il titolo al saggio, ma non è sola. Accanto a lei troviamo una galleria variopinta di personaggi femminili: in tutte loro, secondo l’autrice, ci è possibile trovare riflessa la nostra immagine.

Il saggio è diviso in cinque macrosezioni: ciascuna presenta un’introduzione dell’autrice ed è seguita dall’analisi di alcune delle più celebri donne della mitologia. È così che incontriamo le donne di Ulisse: Calipso, Circe, Nausicaa e Penelope, spesso considerate personaggi secondari e fini solo al proseguire della storia, sono in realtà figure fondamentali senza le quali il viaggio dell’eroe non si sarebbe potuto compiere.

Segue il capitolo dedicato alle madri, figlie e sorelle: incarnazione di un ideale al quale ogni donna avrebbe dovuto ambire, Medea, Elettra e Ismene sono diventate nel tempo meri stereotipi che l’autrice cerca di riscattare mostrandone la complessità, esortandoci a “non ignorare l’oscuro che ci abita, per conoscerlo e non esserne governati”.

Per gli antichi greci le donne in amore si fanno sopraffare oppure sono vittime del desiderio maschile. Qui invece, Euridice, Psiche e Saffo, donne amate e amanti, acquistano una nuova dignità, passando da oggetto a soggetto delle loro stesse storie.

Non c’è solo la guerra combattuta sul campo di battaglia, esiste anche quella più privata e femminile delle vittime e guerriere: Ecuba, Cassandra e Andromaca ci mostrano così la forza che si nasconde anche in chi soccombe, mentre Le Amazzoni rivoluzionano le nostre convinzioni, “seminando tracce di fragilità lungo la strada della vittoria”.

A chiudere il cerchio troviamo le sovrane e le cittadine: Didone, Antigone e le donne al parlamento hanno un fuoco dentro, una forza che le spinge a ribellarsi nonostante i rischi perché “non avere il coraggio di farlo può essere talvolta ancora più rischioso”.

Bianca Sorrentino quindi ci invita a guardare oltre gli stereotipi e a riconoscere la complessità del mondo femminile attraverso le storie di donne che, sfidando il destino, ancora oggi ispirano i nostri comportamenti. Donne che hanno osato oltrepassare i limiti in cui la condizione stessa di donna le confinava. Grazie a loro ci accorgiamo di quanto ancora fatichiamo a cogliere la complessità delle figure femminili, che tendiamo a relegare a semplici stereotipi. Le parole dell’autrice: “Medea, sulla scena di Corinto, deve uccidere i propri figli innocenti affinché noi ancora oggi possiamo accorgerci delle nostre debolezze più turpi e prenderne poi convintamente le distanze. Queste eroine tragicamente imperfette fanno risuonare con forza una voce altra, incarnando la possibilità della differenza e, soprattutto, la complessità della polifonia che è la vita, e che l’arte deve restituire se vuole rappresentarla“.

In questo testo corale però, insieme alle voci delle figure mitologiche femminili, troviamo anche gli autori e le autrici che nel tempo le hanno raccontate in altri modi: Louise Glück, Margaret Atwood, Christa Wolf, Simon Abkarian… sono solo alcune delle voci che sono determinanti per non esaurire queste donne mitologiche in un’unica narrazione e per capovolgerne gli archetipi.

Pensare come Medea quindi cosa significa? È un’esortazione a rompere gli schemi, a rifiutare di essere vittime e a lottare per ciò in cui crediamo, prendendo esempio da queste donne del mito. Imparare a non ridurre la donna alla sua mera funzione, ma a cogliere invece tutte le sfaccettature della sua personalità.

Il saggio potete trovarlo QUI.

L’Autrice

Bianca Sorrentino (Bari, 1988), studiosa del mondo classico, si occupa del rapporto tra il mito e le arti contemporanee e cura cicli di incontri sulla poesia. Attualmente lavora in Rai. Nel 2021 il Saggiatore ha pubblicato il suo saggio Pensare come Ulisse.

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