La voce è uno dei nostri strumenti più potenti. Il modo in cui la usiamo può cambiare totalmente la percezione che gli altri hanno di noi o come noi vediamo quello che ci circonda. A volte basta una parola o un singolo suono per stravolgere la vita di una persona, come accade anche a Koko, il protagonista di Polifonia, un fumetto scritto da Johnny Mox e disegnato da Chiara Fazi, uscito da poco per Coconino Press.

Integrarsi in una piccola comunità
La storia inizia quando Koko e sua madre Indileni si trasferiscono a Grae, un paesino tra le Alpi. Uniche persone nere, vengono subito notate dagli abitanti della piccola comunità, che rimangono stupiti nello scoprire la voce potente del ragazzo. Il coro è una delle poche attività cittadine attive durante l’inverno e diventa così un luogo di accoglienza, dove Koko può mettere in luce tutte le sue qualità. Questo facilita l’integrazione dei nuovi arrivati, anche se gli abitanti sembrano continuare a guardarli con una certa ostilità.

Per Koko la musica assume perfino i connotati di un’esperienza extracorporea, che lo porta a sperimentare come uno stato di trance nel momento di cantare, e la sua passione finisce per riversarsi anche in chi lo ascolta. Il suo arrivo in paese cambia per sempre la vita di Grae, anche se non è tutto felice come potrebbe sembrare.
Tante voci, tante tematiche
La storia di Koko è fatta di tanti momenti difficili e traumatici, vissuti sin da quando il padre lo ha abbandonato ed è dovuto fuggire dal suo paese insieme al fratello affrontando un viaggio lungo e drammatico. Oltre al tema dell’immigrazione e dell’integrazione, nel corso del fumetto si affrontano diverse altre tematiche, come l’abuso sui minori e l’omosessualità. Argomenti che forniscono spunti di riflessione interessanti, ma che forse avrebbero giovato di un maggiore spazio e che vanno un po’ a perdersi poi nella totalità del racconto.

Si parla di polifonia quando più suoni o più linee melodiche risuonano simultaneamente, eseguiti da voci o strumenti diversi, come può avvenire in un coro, oppure da un solo strumento, che sia in grado di produrre suoni diversi nello stesso istante. Partendo da questa definizione la polifonia che dà il titolo a questo fumetto può essere sia quella della voce di Koko, potente e capace di toccare più note simultaneamente, che un modo per rappresentare tutte le persone incontrate nel corso della sua vita, ognuna con la propria voce e identità. Come la madre Indileni, una donna forte e coraggiosa, disposta a compiere molti sacrifici per il figlio, o l’amico del paese Tiziano, con il quale stringe un legame forte che, con il tempo, sembra trasformarsi in qualcosa di più, e suo cugino Chris, che farà scoprire a Koko tutto un mondo musicale che non conosceva.

A livello grafico, la storia ha un’impostazione molto cinematografica, con grandi campi lunghi e paesaggi che fungono da stacco tra una scena e l’altra, nei vari salti temporali presenti lungo il racconto. Il tratto di Chiara Fazi rende perfettamente tutte le sfumature delle emozioni provate dai personaggi e colloca la storia in uno scenario molto realistico. Al contempo, i momenti più onirici si manifestano invece in tavole sospese tra sogno e realtà, come se il tempo si fermasse. Infine, la scelta di utilizzare diverse palette è molto efficace nel rendere il tono più o meno drammatico della narrazione e permette al lettore di empatizzare ancora meglio con i temi di Polifonia.




