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NerdPool > Blog > Interviste > Press cafè con Takashi Murakami
IntervisteManga

Press cafè con Takashi Murakami

Marianna Rainolter
3 Dicembre 2025
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9 Min
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Prima di iniziare il suo press cafè, Takashi Murakami saluta tutta la stampa in italiano che sta studiando da ormai due mesi. L’autore de Il cane che guarda le stelle e della nuova uscita Pino, in anteprima a Lucca Comics & Games con J-POP Manga. Dice di essere fortunato ad essere qui ed è pronto a rispondere alle domande che abbiamo potuto fargli sulle sue opere, sul suo rapporto con i cani protagonisti di tante amate opere che hanno emozionato i lettori italiani e non solo. Ecco qui il resoconto di questo incontro.

Nei suoi fumetti i protagonisti sono spesso dei cani che aiutano e sostengono i loro padroni. Come mai questa scelta di affidare un ruolo da protagonista proprio ai cani?

Ho fatto questa scelta perché è molto bello per noi esseri umani sapere che c’è sempre qualcuno che ci aspetta. Io ho avuto tre cani, adesso ne ho due, e sono molto felice che i miei cani mi aspettano sempre. Per me hanno il ruolo di regalare la felicità all’essere umano. Quindi mi sono chiesto: perché non dargli il ruolo principale nei manga?

Pinocchio è una figura simbolica che attraversa le culture, un burattino che desidera diventare umano. Quale aspetto del personaggio l’ha affascinata di più: la trasformazione, la curiosità, la solitudine?

Pinocchio è un personaggio che è molto amato nel mondo, anche in Giappone ovviamente ed è conosciuto soprattutto per l’omonimo cartone animato Disney. Io ho letto anche l’opera di Collodi e trovo che la storia di Pinocchio parli di un personaggio che da uno stato di povertà e di ignoranza, da una vita molto difficile, riesce a imparare delle cose. Attraverso l’apprendimento riesce a diventare un essere umano. Si tratta della stessa storia, si può parlare della stessa cosa anche per Pino, il mio personaggio. Però in realtà Pino fa un percorso opposto rispetto a quello di Pinocchio: lui è una creazione umana di alta qualità con grandi conoscenze e grazie al percorso che compie riesce a diventare umano.

Nei suoi racconti ci sono spesso personaggi che perdono tutto per poi riscoprire ciò che è essenziale. Volevo chiedere se questa caratteristica rispecchia un po’ quella che è la sua visione della vita?

Ho avuto un’infanzia abbastanza complicata. Potrebbe essere che il tema della mia vita sia sempre il contrasto tra la perdita e l’ottenimento di qualcosa. Durante la mia vita, nonostante l’infanzia difficile, sono poi riuscito a maturare umanamente, ho trovato tanti amici, mi sono sposato e ho avuto un figlio. La mia vita è stata sempre un passaggio dal nulla all’ottenere qualcosa e questo che considero il tema della mia vita lo trasporto anche nei manga.

Di recente ho letto una frase: “Per noi umani i cani sono un capitolo della nostra vita, ma per loro noi siamo tutto il libro.” Ne Il cane che guarda le stelle, lei sembra accogliere proprio questa sproporzione di amore e di tempo a disposizione. Cosa prova nel dare voce a un essere che ama senza misura, sapendo che quell’amore è destinato inevitabilmente a durare meno del nostro?

L’amore che si riceve da un cane è davvero senza limiti. Come ho detto prima, il cane è sempre ad aspettarmi. Nei momenti difficili della vita lui rappresenta sempre una salvezza, aiuta a vivere e sopravvivere. Quella tra uomo e cane non si tratta di una semplice amicizia, ma è qualcosa che va oltre e che ti salva.

Pino è un manga decisamente complesso che unisce suggestioni tipiche delle fiabe a una fantascienza postmoderna, cupa e impegnata. Perché riprendere l’immaginario di Pinocchio collegandolo a una storia di questo tipo?

Ho preso spunto da Pinocchio perché volevo parlare di una creazione umana che però fosse attuale e quindi mi è venuto subito in mente un androide, un robot meccanico che è un burattino dei nostri giorni. Volevo poi disegnare una storia che fosse ambientata in un futuro lontano ma non troppo perché lo scopo era inventare una storia di fantascienza. Quindi ho unito questi due elementi. È una storia cupa perché comunque chiunque secondo me chi tenta di immaginare il nostro futuro, il futuro di noi esseri umani non vedrebbe mai una cosa totalmente allegra e luminosa, ma avrebbe sempre una qualche ombra.

In Pino viene affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e di come questa possa aiutare nello svolgere molti lavori. In ambito artistico però oggi ci sono degli aspetti controversi su di essa. Che cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale in generale ma soprattutto nell’ambito del fumetto e del manga?

Una volta ho provato a usare ChatGPT per creare una storia, usando delle parole chiave per vedere che storia avrebbe creato. Ammetto che era una storia interessante e mi sono emozionato molto leggendo le proposte di ChatGPT, ma le cose scritte non coincidevano con l’idea di storia che avevo in mente. Quindi ChatGPT potrebbe essere utile per alcune persone, però per me non è una necessità e neppure ha un’utilità. Se magari un giorno provassero a programmare ChatGPT in modo che pensasse come me, credo che io e ChatGPT finiremmo per litigare [ride].

È una domanda un po’ personale forse, però quanto c’è della sua esperienza personale in Il cane che guarda le stelle e quanto invece è una mera osservazione del mondo?

Ho preso spunto sia dalle mie esperienze personali che dall’immaginazione e da come vedo il mondo. Se dovessi esprimerlo numericamente sarebbe difficile perché è sempre un misto tra esperienza e osservazione, sono un tutt’uno all’interno dell’opera.

Takashi Murakami

Tornando a Pino mi ha molto colpito la scelta di dare una madre a Pino che inoltre è una donna adulta, realizzata e single che ci racconta una maternità alternativa. Ci può dire di più su questa scelta?

Mi sono reso conto dell’importanza di questa scelta grazie alle tante domande che sto ricevendo in questi giorni. Potrebbe essere che io stesso avessi desiderato avere una figura di questo genere, e ho proiettato il tutto nel manga.

Chi ha o ha avuto un cane vede come reale tutto quello che è stato raccontato in Kota Il cane che vive con noi e quindi mi chiedo: da una parte all’altra del mondo cambiano le persone, cambiano le culture, le abitudini, ma i cani sembrano universalmente uguali, si comportano sempre nello stesso modo. È veramente così secondo lei?

Ho letto che l’evoluzione umana è stata influenzata profondamente dal cane. Il cane è sempre stato un compagno che ha accompagnato la vita dell’uomo, sin dalla preistoria. Questa è una teoria a cui voglio credere. Il cane è un “elemento” molto speciale se non essenziale per l’uomo e secondo me è una cosa in comune in tutto il mondo, a prescindere dalle differenze culturali. Detto ciò, pur avendo un cane non ho avuto miglioramenti particolari finora [ride].

Takashi Murakami

Nei suoi manga il suo disegno è essenziale e sembra pesato con cura. Come trova l’equilibrio tra la semplicità grafica e l’intensità emotiva?

Ti ringrazio per l’osservazione. Considera che non ho mai fatto nessuna università ad indirizzo artistico e neppure lavorato come assistente di altri mangaka professionisti. Ho studiato da autodidatta. Per questo non ho un metodo particolare ma seguo sempre la mia sensibilità e il mio senso artistico, riflettendo sempre se quel disegno è adatto per rappresentare quel tipo di pensiero o meno.

ARGOMENTI:Intervistaj-pop mangalucca comics & games 2025
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DiMarianna Rainolter
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In costante over-booking di letture. Blogger per caso su Bookmarks are Reader's Best Friends; fanatica di anime e manga (sportivi e BL, ma non solo), collezionatrice seriale di segnalibri. Legge in silenzio, ma scrive con musica K-pop a palla perché la aiuta a sentirsi ispirata
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