Conoscere la cucina di un paese significa anche scoprirne la cultura, le tradizioni e la sua storia. Questo concetto deve essere sicuramente noto a Ram V, scrittore indiano tra i più apprezzati nel panorama attuale, che ha deciso di ambientare una delle sue ultime opere, Rare Flavours, proprio in India, raccontandoci una storia che è al tempo stesso un viaggio culinario e un racconto horror. I disegni e i colori sono invece affidati a Filipe Andrade, che aveva già collaborato con lo scrittore sull’ottima Le molte morti di Laila Starr, e che, con il suo tratto, rende tutto ancora più poetico ed affascinante.

Una fame eterna
Rubin Baksh è un grande appassionato di cucina e vorrebbe realizzare un documentario sui piatti più amati e importanti della tradizione indiana. Un compito affidato a Mo, un aspirante regista che ha quasi perso ogni speranza di portare avanti il suo sogno, ma che si fa convincere dalle parole dell’uomo misterioso, senza sapere quale sia la sua vera natura. Dietro il suo aspetto imponente, si nasconde infatti un Rakshasa, uno spirito malefico, che nel corso dei secoli è sopravvissuto anche cibandosi di esseri umani. Inizia quindi un viaggio per l’India che si rivelerà più arduo del previsto e che vede coinvolti anche due uomini (e un gatto), da tempo sulle tracce di Rubin per ucciderlo.

Raccontare un popolo e una cultura
Come in un libro di ricette, ciascun capitolo prende il nome di un piatto che i protagonisti hanno modo di assaggiare o cucinare in ogni tappa del viaggio. Pietanze che vengono illustrate nel dettaglio sia negli ingredienti che in ogni fase della preparazione. Ogni piatto porta con sé un pezzo di storia della cultura indiana e di un preciso individuo, la cui vita ne è stata in qualche modo influenzata. Le parole di Rubin mi mescolano così agli stralci delle ricette, mentre la storia avanza e scopriamo anche maggiori dettagli sul passato dei personaggi.
I paesaggi indiani evocati da Filipe Andrade sono eccezionali, anche per la palette che cambia ogni volta in base al luogo attraversato. La stessa cura è messa nel raffigurare il cibo e le ricette, dando al lettore l’impressione di sentire il sapore dei piatti raccontati da Rubin. L’aspetto del Rakshasa stesso è quello di un uomo imponente, ma all’apparenza quasi goffo, che però può trasformarsi e diventare molto spaventoso nella sua versione più demoniaca.

Il valore del cibo
Con Rare Flavours, Ram V scava nelle sue origini indiane e, tramite il cibo, vuole trasmettere al lettore il valore dei rituali e delle tradizioni del suo paese. Tuttavia, le sensazioni evocate dal Rakshasa non sembrano toccare il ragazzo, che lo ascolta con leggerezza e quasi con menefreghismo. Il suo interesse primario è realizzare un bel documentario e non crede che le cose raccontate da Rubin possano essere interessanti per il grande pubblico.
Il cibo per molti è solo una necessità primaria e spesso non si ha il tempo o la voglia di soffermarsi a pensare a cosa ci sia dietro una particolare pietanza. Il confronto tra i due personaggi dà vita quindi a un’interessante riflessione sul valore del cibo che in qualche modo tocca tutti noi e che diviene forse ancora più centrale in un presente dominato dai fast food e dove si è un po’ perso il piacere di mangiare bene.



