Torna in sala il secondo capitolo cinematografico tratto dal famosissimo videogioco Five Nights at Freddy’s 2. Dopo il primo film, la posta in gioco si è decisamente alzata: ora la pressione di offrire qualcosa che soddisfi i fan del gioco e che allo stesso tempo funzioni come horror per un pubblico più ampio è alle stelle. La sfida sta dunque nel mantenere lo spirito originale, aggiornare la tensione, ma soprattutto spaventare come si deve. FNAF 2 ci sarà riuscito?

La trama, in breve e senza spoiler
Five Nights at Freddy’s 2 ci riporta fin dalla prima scena in un contesto inquietantissimo, dove gli spazi liminali la fanno da padrone. Torniamo infatti nel primissimo Freddy Fazbears, aperto nel 1983. Gli animatronics che sembrano innocui di giorno e che di notte si trasformano in incubi in movimento sono ancora lì ad attenderci, ma questa volta c’è una nuova minaccia dietro l’angolo mascherata da Marionetta/The Puppet (uno dei personaggi di FNAF che i fan del videogame conoscono molto bene).
Il film ruota principalmente attorno al gruppo di personaggi che abbiamo già conosciuto nel primo film: Mike, la sua sorellina Abby e Vanessa che, per ragioni differenti, si trovano di nuovo a vivere momenti di terrore puro a causa di nuovi pericoli, ma anche vecchi orrori.

L’atmosfera è sufficiente a sorreggere tutto il film?
Il film punta tutto sulla costruzione di un’atmosfera oscura e tesa, giocando con suoni distorti, silenzi inquietanti e attese estenuanti che la regia sfrutta con sapienza per mantenere costante la suspense. FNAF 2 è anche ricchissimo di jumpscare: sono il principale motore della paura e, se da un lato potrebbero risultare insufficienti per chi cerca un horror più “forte”, dall’altro ricalcano fedelmente lo stile del videogame, diventando così un punto a favore per i fan della saga.
La trama rimane piuttosto semplice e priva di grandi ambizioni narrative, preferendo concentrarsi sulla sopravvivenza e sui meccanismi tipici del gioco più che su personaggi complessi o svolte significative; non a caso, le figure in scena risultano spesso funzionali all’azione, più che realmente sviluppate.
Il comparto tecnico è invece uno degli elementi più solidi: corridoi soffocanti, luci fioche, rumori metallici e animatronics dettagliati costruiscono un’esperienza visiva e sonora capace di generare una tensione autentica. Nel complesso, il film propone un horror efficace e fedele allo spirito del franchise, con momenti di paura ben orchestrati, ma penalizzato da personaggi un po’ piatti, una trama prevedibile e una certa ripetitività che ne limita l’impatto emotivo e narrativo. Personalmente l’ho apprezzato leggermente di più rispetto al primo film, ma non mi ha lasciata sbalordita.

L’eco di Woodsboro: una reunion da brividi
Da un punto di vista nostalgico, un elemento interessante per i fan del cinema horror è che sullo stesso set ritroviamo Matthew Lillard e Skeet Ulrich, tornati insieme a distanza di anni dopo il successo di Scream: una reunion che, per chi conosce l’horror classico degli anni ’90-2000, aggiunge un tocco di fascino retrò, e in qualche modo amplifica la nostalgia e le aspettative.
Conclusione
Five Nights at Freddy’s 2, come d’altronde anche il primo, è un horror pensato per chi cerca brividi e tensione, ma l’ho trovato targettizzato più che altro per un pubblico adolescente. Non è un filmone, ma sa fare il suo compito e senz’altro i più giovani lo apprezzeranno. Se siete fan del videogioco o amate i jumpscare, troverete ciò che vi aspettate: atmosfere cupe, animatronics inquietanti, salti di paura e quella sensazione che vi fa stare seduti sul bordo della sedia o saltare i popcorn dalle mani. Se invece speravate in un racconto più profondo, con sviluppo di personaggi o significati simbolici, è probabile che rimarrete con la sensazione che mancasse qualcosa. In sintesi: efficace per l’obiettivo che si pone, ma modesto se lo si guarda cercando un prodotto più sofisticato.



