Terminator: Zero è l’ennesimo tentativo di rilanciare una saga che da tempo dava segni di estrema debolezza e confusione. Forse, però, qualcosa sta cambiando.
“Libera!”
“C’è battito!”
Questa è stata la sensazione che mi ha pervaso quando ho finito di vedere Terminator: Zero, la nuova serie tv che da oggi potrete trovare su Netflix e che riporta sul piccolo schermo le storie di Skynet e dei Terminator, robot pensati per sterminare il genere umano e nello specifico la Resistenza che si formerà quando le Macchine divennero (o diventarono, a seconda dei punti di vista) consapevoli di sé e videro la razza umana come una potenziale minaccia alla propria esistenza.
Non solo serie tv, ma serie tv animata
Iniziamo con l’analisi di quello che vi troverete davanti, ricordando che essendo no spoiler, non indugerò sulla trama, ma piuttosto cercherò di mettervi a disposizione sia le mie riflessioni che le mie sensazioni.
Innanzitutto iniziamo dicendo che non ci troviamo davanti ad un film ma ad una serie tv e, per di più, animata! Questa scelta permette di porsi un duplice risultato, ovvero di avere più tempo per sviluppare la trama e di avere meno limiti grafici (e quindi di budget) per raggiungere degli effetti visivi che in un prodotto non animato, imporrebbero delle spese considerevoli. Ovviamente , starà a voi decidere se questi obiettivi siano stati raggiunti con questa prima serie, ma è sicuramente una scelta che potremmo definire scaltra.
La grafica ricorda molto alcuni prodotti degli anni 90’/2000′, non ovviamente come resa ma proprio come stile, ricordandomi per alcuni aspetti i film animati di Lupin con uno stile un po’ retrò richiamando anche prodotti come Ghost in the Shell oppure A.D. Police, miniserie anime degli anni ’90. Terminator: Zero ha, inoltre, uno stile molto crudo e netto, senza nessun inserimento di alleggerimento nè nei dialoghi nè nei disegni. Il peso degli eventi si sente così come delle scelte che si pongono davanti ai protagonisti.
Chiudendo su questo aspetto, è interessante notare come sia già la seconda grande saga che tenta la via delle serie tv animate. Infatti, già Jurassic World ha tentato questa strada come già sappiamo, raggiungendo ottimi risultati con la sua ultima stagione e rivitalizzando l’intero franchise tanto a portare in cantiere un nuovo film.

Nuova ambientazione, vecchi riferimenti
Tutta la stagione viene ambientata sostanzialmente in Giappone, con tutte le conseguenze del caso per quanto riguarda sia i nomi dei protagonisti che gli spazi/ambienti in cui la trama di Terminator: Zero si svilupperà. I legami con le vicende narrate nei prodotti precedenti sono sicuramente presenti, ma non siamo di fronte minimamente ad un capitolo direttamente collegato a quello che la saga di Terminator ha consegnato in questi decenni.
Ritroviamo, certamente le tematiche che ben conosciamo di Terminator ed in alcuni dialoghi troviamo anche degli approfondimenti di grande spunto. Ma, al di là di questo, Terminator: Zero sviluppa una propria storia, con i propri eroi, i propri drammi e la propria dignità.
L’ambientazione in Giappone crea il suo fascino, con anche una riflessione ed una filosofia che impregna l’intera serie tv sin dalle primissime puntate. I dialoghi che troverete pongono al centro del dibattito non solo i temi della sopravvivenza, ma anche degli interrogativi estremamente attuali sul ruolo del genere umano rispetto alla salvaguardia della Terra.

Nuove IA, vecchie paure
Un altro grande pregio di Terminator: Zero è quello di aver preso un prodotto che ha le sue radici profondamente negli anni ’80 ed aggiornarlo, proprio come si farebbe con un vecchio computer che si collega ad Internet dopo un lungo periodo off-line.
Con l’avvento della IA anche nel nostro quotidiano, si è tornati a porci delle domande soprattutto in campo etico e di cosa possa comportare uno sviluppo accelerato (e senza briglie) di sistemi di Intelligenza Artificiale. Basti pensare al clamore che c’è stato dietro alla storia di prodotti come ChatGPT o alle necessità che stanno nascendo per tenere in piedi i super computer di nuova generazione.
Terminator: Zero, in questo senso, va a pescare a piene mani in queste paure portandolo la saga ad un momento centralissimo della cultura attuale, forse come non gli capitava da decenni. Poi, và ricordato che gli eventi narrati andranno ben oltre il dibattito attuale con molti intrecci e colpi di scena degni non solo di Terminator e di Terminator 2 : Il Giorno del Giudizio, ma forse facendo quel passo in più di cui c’era bisogno e che è mancato anche nell’ultimo film, Terminator: Dark Fate.

Nuovi risultati, vecchi malanni
Come dicevo, la sensazione è stata quella di aver assistito alla rianimazione di un corpo che, all’ultimo, effettivamente abbia poi dato segni di vita con un “battito!”. La trama, gli eventi narrati e le implicazioni sono finalmente di un livello complessivamente buono, con un’ambientazione in Giappone che fa di Terminator: Zero una nuova via carica di aspettative.
Non mancano alcuni passaggi un po’ dubbiosi, con alcuni schemi che danno la sensazione di essere presenti più per far felici i fans che per reali esigenze di trama.
Rimane che il battito c’è stato ed è stato chiaro e forte.
Poi, ovviamente, capire se possa essere solamente l’inizio di una ripresa più complessiva o un fuoco di paglia, solo il tempo potrà dircelo. In fondo, come diceva John Connor, il Futuro non è prestabilito.


