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NerdPool > Blog > Serie TV > Recensione no spoiler di The Silent Sea. La Tigre dell’Est continua a ruggire
Serie TV

Recensione no spoiler di The Silent Sea. La Tigre dell’Est continua a ruggire

Ezio Bellentani
3 Gennaio 2022
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7 Min
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Su Netflix, tra le novità di Gennaio, troviamo una serie tv marcata Sud-Corea che porta a casa un altro risultato importante: The Silent Sea vi catturerà e vi porterà fino in fondo senza mai annoiare. Parola di lupetto.

Complice qualche problema di salute, oltre al triste primato di aver perso peso sotto le feste (sono abbastanza convinto esista un girone dell’Inferno che mi attenda) ho potuto fare scorpacciata di serie televisive, film e letture di articoli più o meno specialistici su quanto sta accadendo sul piccolo schermo.

Nello specifico, mi sono imbattuto in alcuni articoli di altissimo livello che, però, lasciavano trasparire un effetto “Corea” nel mercato occidentale. Ora, a parte che quando leggo Corea e basta mi chiedo se esista sempre la zona de-militarizzata o se mi sono perso la riunificazione delle due Coree tra una Tachipirina e l’altra, ma soprattutto mi viene difficile immaginare che quello che viene definito “effetto Squid Game” possa aver avuto origini solamente oggi.

Infatti, confrontandosi con alcuni fan di più antico lignaggio, esisteva già una qualche forma ibrida di interesse già nel 2006 con alcune piattaforme gratuite e legali dove era possibile visionare produzione Sud Coreane, con una scelta già estremamente vasta. Paradossalmente, lo stesso discorso lo si può fare con il settore della musica, dove i BTS, oggi sdoganati anche da alcune collaborazioni commerciali d’alto livello, all’epoca erano seguiti da un ristretto ma agguerrito gruppo di supporters anche in Italia.

A quasi 15 anni di distanza, complice anche il ruolo della piattaforma Netflix, da essere un settore di nicchia sta diventando sempre più “pop” e The Silent Seane è un esempio perfetto.

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I BTS

Netflix e tutto ciò che non sono gli Stati Uniti d’America

Mentre Disney + è nata come vetrina di un’industria specifica o sarebbe quasi meglio dire di un Impero (scusate, non ho resistito alla tentazione), Netflix ha da subito messo sul piatto l’opzione della varietà delle sue offerte, generando anche simpatici meme sulla quasi eccessiva offerta, andando a pescare da produzioni estremamente lontane, disparate e spesso senza valutarne troppo la qualità.

Non è stato raro che si trovassero moltissimi prodotti poi abortiti dopo poche stagioni (sia in termini di produzione che di sola distribuzione) così come l’aver accolto serie tv abbandonate da altri ma resuscitate in casa Netflix (Vedi Lucifer arrivata alla sua conclusione solamente grazie ad un suo salvataggio).
Insomma, abbiamo potuto vedere tantissimo ma ha mostrato al mondo che l’esistenza di “vita” oltre i confini di Hollywood.

Alcune realtà erano estremamente acerbe, ma hanno saputo dare risultati interessanti (vedi The Protector) altre decisamente sorprendenti (vedi Dark) e, come era prevedibile, le produzioni in casa Sud Corea non potevano mancare.

A dimostrazione che il mercato coreano non è nuovo su Netflix è la quantità di prodotti già disponibili da tempo

The Silent Sea, il risultato di un lungo processo di occidentalizzazione

Un po’ come successo al mercato indiano con Bollywood, prima di poter essere masticato totalmente dal mercato europeo e statunitense, c’è voluto un processo di standardizzazione soprattutto sul versante degli effetti speciali, che in The Silent Sea toccano per l’appunto nuovi livelli tenendo presente il settore scelto è tra quelli più complessi come resa visiva.

Al contrario delle produzioni indiani, quelle sud coreane hanno saputo intercettare maggiormente i gusti dei consumatori occidentali con una capacità di ricreazione di tematiche e ambientazioni a noi care.

Lo spazio, il concetto di spedizione, la fine del mondo, le ambientazioni in stazioni spaziali (quindi ambienti angusti) sono tematiche molto care e pericolose da maneggiare, se non si sa quello che si sta facendo, visto che si entra in argomenti generalmente abbinate a saghe come Alien.

Quello che The Silent Sea ha saputo fare, però, è stato attingere dalle fonti sacre ma con umiltà e maestria, confezionando un risultato assolutamente di pregio.

Una delle locandine della serie tv

The Silent Sea: il prodotto che sottovaluti e che ti rapisce

Leggendo la sinossi, effettivamente il gusto di “già conosciuti” c’è tutto: a seguito della scarsità d’acqua, siamo in un futuro (sempre meno lontano) governato da realtà amministrative ed aziendali diverse da quelle conosciute oggi. Una di esse, organizza una spedizione spaziale per andare a recuperare del materiale da una base lunare abbandonata.

Messa così, non credo che qualcuno possa dire di aver colto elementi particolarmente innovativi. Ma la forza di The Silent Sea risiede proprio in questo elemento: non è l’originalità della trama il punto, ma il come si sviluppa lungo le puntate.

Ogni puntata si prenderà tutti i tempi necessari, con un crescendo di tensione narrativa di altissimo livello;
Ogni puntata, getterà le basi per le risposte che però genereranno altre domande e quindi un nuovo appetito di nuove risposte in un ciclo apparentemente senza fine;
Ogni puntata, giocherà sapientemente con le luci, le ombre, la tecnologia ed i sentimenti di ciascun personaggio.

Non sarà quindi il cosa verrà narrato, che comunque avrà un suo fascino, ma il come lo scoprirete. Sarà un lento (a volte troppo) crescendo che lo sentirete salire pezzo dopo pezzo dentro di voi, arrivando alle ultime puntate a “spolparvele” per arrivare al finale.

Ovviamente, The Silent Sea non può essere considerato un prodotto senza difetti.

Il compartimento degli effetti speciali, soprattutto nelle parti consegnate alla computer grafica difettano ancora per molti aspetti di natura puramente tecnica con risultati che, agli occhi di generazioni cresciute a pane e Star Wars sono diventati più esigenti così come alcune scelte narrative, specialmente sul finale, non è detto che verranno apprezzate così facilmente.

Quel che è certo è che la Tigre del Sud Est Asiatico sta continuando a ruggire, cominciando a raccogliere i frutti di un lontano lavoro iniziato agli inizi del 2000. Fin dove si spingerà, non ci resta che attendere per scoprirlo.

La serie tv è scritta da Park Eun-kyo e diretta da Choi Hang-yong, con la presenza trainante di Bae Doona (Sense 8, Kingdom, Stranger) e dal Gong Yoo (Train to Busan, Squid Game)

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