Dal 2 al 5 ottobre 2025 la Fiera di Roma ha ospitato la 35° edizione del Romics, il grande festival dedicato al fumetto, animazione, videogiochi e cultura pop. Quattro giorni di folla, colori, stand e incontri che hanno riportato nella Capitale migliaia di appassionati, curiosi e professionisti del settore.
Romics è, ormai da anni, una delle manifestazioni più longeve e riconoscibili del panorama italiano. È un evento che unisce le dimensioni dell’intrattenimento e della cultura, oscillando costantemente tra la voglia di celebrare la creatività e la necessità di mantenere in vita un gigantesco meccanismo fieristico. Anche quest’anno, la sfida è stata quella di trovare un equilibrio tra spettacolo, approfondimento e commercio, con risultati, in certi casi, contrastanti.

Fumetto e illustrazione: la memoria come filo conduttore
Il fumetto resta, almeno nelle intenzioni, il cuore pulsante di Romics. Tra padiglioni dedicati alle case editrici, mostre e incontri con gli autori, il settore ha offerto uno sguardo ampio sullo stato attuale del disegno narrativo, tra tradizione e innovazione.
Le mostre dedicate a Fabio Civitelli e Paolo Mottura hanno proposto due prospettive complementari: da un lato il segno classico, elegante e narrativo di Civitelli, dall’altro la ricerca materica e sperimentale di Mottura. A catturare l’attenzione anche la collettiva “Mutanti e Metaumani“, che ha raccontato l’evoluzione del supereroe, figura che riflette da decenni l’immaginario collettivo e i cambiamenti sociali.
Gli incontri con fumettisti e sceneggiatori hanno dato voce a un settore che, pur in continua trasformazione, mantiene una vitalità sorprendente. Molti ospiti hanno discusso del rapporto tra fumetto e nuovi media, dell’impatto dell’intelligenza artificiale nella creazione artistica e delle difficoltà editoriali nel portare avanti opere indipendenti in un mercato dominato da grandi marchi.
Accanto agli stand delle principali case editrici, si è distinta anche la zona dedicata alle autoproduzioni e agli illustratori emergenti, spesso il vero motore creativo dell’evento. Qui l’atmosfera era più intima e genuina, fatta di dialoghi spontanei, schizzi improvvisati e copie firmate.
Cosplay: l’anima più viva e partecipata
Il cosplay resta l’anima più visibile e partecipata del Romics, un universo in movimento che colora ogni corridoio della fiera. Centinaia di persone, di ogni età, hanno dato vita ai propri personaggi preferiti, trasformando la fiera in un palcoscenico collettivo.
Il Romics Cosplay Award ha premiato creatività e interpretazione, con categorie dedicate ai costumi singoli, di coppia e di gruppo. Sul palco si sono alternati personaggi tratti da anime, videogiochi e serie televisive, in una gara che è diventata nel tempo un punto di riferimento.
Non sono mancati i raduni tematici, dal sempre affollato Demon Slayer al coloratissimo One piece, passando per Blue Lock e Jujutsu Kaisen. Ogni angolo diventava occasione per foto, incontri e improvvisazioni sceniche.
Interessanti anche gli spazi dedicati ai laboratori tecnici e ai workshop, dove si è parlato di sartoria, interpretazione e lavorazione dei materiali. Questi momenti, più raccolti e meno caotici, hanno ricordato quanto il cosplay sia non solo passione ma anche competenza artigianale, fatta di ore di lavoro e dedizione.
Pur restando uno degli elementi più forti della fiera, si percepisce però un certo bisogno di rinnovamento nella formula: le competizioni, per quanto amate, seguono schemi consolidati, e un approccio più narrativo o performativo potrebbe dare una nuova linfa a un settore che ha ancora molto da esprimere.
Cinema, gaming r cultura pop: tra intrattenimento e vetrina commerciale
Il Romics è anche una vetrina per il mondo del cinema, delle serie TV e dei videogiochi. L’area Movie Village ha ospitato proiezioni, panel e talk dedicati alle nuove uscite, con interventi di doppiatori, registi e artisti del settore. Alcuni incontri hanno approfondito il tema dell’adattamento del fumetto allo schermo, offrendo un punto di vista interessante su un processo sempre più frequente nell’industria audiovisiva.
Sul versante ludico, le aree dedicate al gaming e al retrogaming hanno attirato un pubblico costante. Postazioni di gioco, tornei e sessioni dimostrative hanno permesso ai visitatori di mettersi alla prova, ma la disposizione degli spazi non sempre ha favorito un’esperienza fluida: le zone più frequentate tendevano a congestionarsi, con file e tempi d’attesa non sempre gestiti al meglio.
A completare il quadro, la presenza di stand di merchandising, gadget, action figure e collezionismo, sempre in crescita. Una parte del pubblico trova in questo aspetto una componente fondamentale dell’evento; altri, invece, percepiscono un rischio di eccessiva commercializzazione, che a tratti offusca il lato culturale e creativo.
È una tensione ormai tipica di grandi fiere come Romics: quella tra passione e consumo, tra esperienza e mercato.
Organizzazione e spazi: luci e ombre
Dal punto di vista logistico, Romics 35 ha confermato sia la sua forza organizzativa che le sue criticità. i padiglioni erano suddivisi con chiarezza, e la segnaletica migliorata rispetto alle edizioni precedenti ha reso più agevole la circolazione, ma la distanza tra le aree principali ha comunque creato difficoltà per chi voleva seguire eventi in successione.
Le code ai firmacopie e ai panel restano uno dei problemi principali, spesso aggravate dall’assenza di un sistema di prenotazione digitale o di comunicazione in tempo reale. In compenso, le aree ristoro e relax si sono rivelate utili per gestire i flussi di pubblico e offrire momenti di pausa in una manifestazione che, per dimensioni e affluenza, può risultare stancante anche per i visitatori più esperti.
L’impressione generale è che il Romics, pur mantenendo un’identità consolidata, stia attraversando una fase di maturità complessa, in cui la crescita numerica del pubblico non sempre si accompagna a un’evoluzione qualitativa delle proposte.
Un bilancio realistico
Romics 35 ha confermato la sua capacità di attrarre pubblico e attenzione mediatica, ma anche i limiti di una formula che rischia di ripetersi. L’energia dei cosplayer e la passione degli autori restano elementi autentici, ma il festival avrebbe forse bisogno di più spazi di approfondimento e di dialogo diretto con i nuovi linguaggi del fumetto e della cultura digitale.
Molti visitatori continuano a vedere il Romics una festa, altri iniziano a percepirlo come un grande contenitore da ripensare, per evitare che la spettacolarità prevalga sull’identità. La sfida per le prossime edizioni potrebbe proprio essere questa: tornare a mettere la creatività al centro, dando più voce a nuove generazioni di artisti e a un pubblico sempre più diversificato.
Conclusione
Il Romics resta una tappa obbligata per chi ama la cultura nerd e pop, un evento che unisce mondi diversi e genera incontri imprevedibili. È caotico, a volte eccessivo, ma capace ancora di accendere l’immaginazione. Dietro le maschere, i fumetti e le luci, rimane la sensazione di un luogo dove la fantasia incontra la realtà e dove, forse, il prossimo passo dovrebbe essere quello di raccontarla in modo nuovo.



