L’edizione autunnale del Romics 2026 si è conclusa lasciando dietro di sé il consueto strascico di pubblico, ma soprattutto un’ondata di polemiche e scontento diffuso. Quella che per anni è stata una delle manifestazioni di riferimento per il fumetto e la cultura pop in Italia continua a scivolare verso una pericolosa perdita d’identità, trasformandosi sempre più in una fiera spersonalizzata e sempre meno in un punto di ritrovo culturale per veri appassionati.
Se da un lato il Romics resta un’occasione piacevole per rincontrare gli amici e trascorrere qualche ora in compagnia, dall’altro mette a nudo tutti i limiti logistici ed etici di un settore in crisi.
L’atmosfera generale
Con la chiusura dell’edizione autunnale del Romics 2026, la Fiera di Roma ha riorganizzato gli spazi e salutato le migliaia di visitatori che, puntualmente come ogni anno, hanno riempito i padiglioni. Il Romics si conferma prima di tutto questo: un grande rito collettivo, un appuntamento irrinunciabile per rivedere amici di lunga data, condividere una passione comune per il pop e vivere quattro giorni immersi in un’atmosfera colorata e inclusiva.
Tuttavia, accanto all’entusiasmo della community, l’edizione di quest’anno ha acceso una serie di discussioni tra addetti ai lavori e frequentatori abituali, evidenziando luci, ombre e necessarie riflessioni sul futuro della manifestazione.
I passi avanti: finalmente un manifesto (quasi) all’altezza
Tra le note liete di questo Romics 2026 c’è senza dubbio la comunicazione visiva e, in particolare, la scelta della locandina ufficiale. Negli anni passati non erano mancati scivoloni o scelte discutibili, come l’uso di semplici grafiche commerciali o stock d’archivio adattate a poster, a differenza di altre fiere di settore che da tempo ingaggiano e commissionano ad artisti e fumettisti di rilievo la creazione del manifesto dell’evento.
In questa edizione, invece, la fiera ha finalmente investito in una grafica dedicata e di qualità, firmata da un professionista e capace di restituire dignità visiva all’evento. Un segnale importante che dimostra come, quando c’è attenzione al dettaglio artistico, il pubblico sa cogliere e apprezzare lo sforzo.
Tuttavia, i poster sono firmati da professionisti del settore come Simone Legno per il Poster di Tokidoki e il poster su Lupin, ma non sono stati creati appositamente per la fiera. Nemmeno stavolta. Sebbene Legno sia stato coinvolto molto nella fiera come per l’evento del Live drawing in fiera, e in qualità di ospite del Romics d’oro.
Organizzazione allo sbaraglio e l’Artist Alley fantasma
Il primo impatto per i visitatori è stato, ancora una volta, disorientante. Orientarsi tra i padiglioni della Fiera di Roma senza mappe chiare né un’indicazione adeguata è diventato una vera e propria caccia al tesoro.
L’esempio più lampante di questa gestione è l’Artist Alley:
- Spazi risicati e penalizzati: L’area dedicata agli artisti indipendenti continua a essere minuscola, compressa e posizionata in zone difficili da trovare.
- L’arte messa in un angolo: Gli illustratori e i fumettisti emergenti, ovvero il cuore pulsante e creativo della fiera vengono trattati come un riempitivo secondario anziché come l’attrazione principale.
Il collasso del settore: prezzi in aumento, meno lettori e poco spazio al fumetto
Il Romics 2026 riflette in modo spietato le dinamiche di un mercato del fumetto in evidente sofferenza. Dopo l’esplosione di vendite e l’aumento di appassionati registrato durante gli anni della pandemia, il settore sta affrontando un brusco calo.
Il caos nel mercato del fumetto:
- PICCO PANDEMICO — > (Aumento di vendite e lettori)
- CONTRAZIONE E CRISI ATTUALE
- Aumento costi di stampa e carta
- Rincaro prezzi di volumi e albi
- Calo del potere d’acquisto
- IMPATTO SULLE FIERE
- Fumetti messi in secondo piano
- A favore di merchandise e stand generici
In fiera, lo spazio riservato agli albi, alle novità editoriali e ai grandi autori è stato clamorosamente ridotto per far posto a stand commerciali, mercatini generici di gadget e venditori di tutto e di più. Il fumetto, che dovrebbe dare il nome stesso all’evento, è diventato una presenza marginale.
Cosplayer e autori: la trappola del pagamento in “visibilità”
La polemica più accesa di questa edizione riguarda il trattamento riservato a chi la fiera la rende viva ogni anno: cosplayer e artisti.
- Sfruttamento dei cosplayer: La fiera continua a utilizzare l’immagine dei cosplayer come principale attrattiva visiva e pubblicitaria per fare intrattenimento a costo zero. Tuttavia, il numero di ragazzi in costume è in netto calo: la gente è stanca di fare da figurante gratuito per un evento che aumenta annualmente il prezzo del biglietto d’ingresso.
- La piaga del lavoro non pagato: Creare un costume o disegnare un fumetto non sono semplici “passatempi”, ma lavori veri e propri che richiedono ore di impegno, competenze e materiale costoso. Continuare a retribuire professionisti ed emergente con la sola “visibilità” è una prassi anacronistica e irrispettosa, che sta allontanando i migliori talenti dal circuito fieristico.
- L’assenza di un “conduttore” e la mancanza di regia.
Un grave errore strutturale del Romics specialmente se confrontato con altre fiere di settore italiane ed europee è la mancanza di un conduttore o presenter ufficiale per la manifestazione.
Senza una figura centrale che presenti i programmi principali, lanci gli incontri con gli autori sul palco, guidi le dirette o faccia da collante tra le varie anime della fiera, l’evento risulta frammentato, silenzioso e privo di una regia narrativa. Gli incontri si svolgono nel disinteresse generale o nel caos sonoro dei padiglioni, sprecando occasioni di approfondimento culturale.
Un evento che perde la sua anima
Il Romics di autunno 2026 conferma una tendenza preoccupante: la trasformazione di un festival culturale in un banale centro commerciale temporaneo. Pur rimanendo un buon pretesto per passare una giornata con amici ed appassionati, la manifestazione rischia di perdere definitivamente il suo pubblico storico se non sceglierà di rimettere al centro i contenuti, la logistica e il rispetto per chi lavora nel mondo della cultura pop.




